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	<title>Cristina Mosca, Autore presso AMANTIDEILIBRI.IT</title>
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	<description>Recensioni, racconti, interviste e tanto altro!</description>
	<lastBuildDate>Thu, 20 Aug 2026 08:55:07 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Cristina Mosca, Autore presso AMANTIDEILIBRI.IT</title>
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		<title>“Mi interessa la gente perché ne faccio parte” &#8211; Primo Levi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 05:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autobiografico]]></category>
		<category><![CDATA[Raccolte]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni scambi tra Primo Levi e gli studenti sono nell'epistolario “Mi interessa la gente perché ne faccio parte” (Fabio Levi, Einaudi 2026)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/mi-interessa-la-gente-perche-ne-faccio-parte-primo-levi/">“Mi interessa la gente perché ne faccio parte” &#8211; Primo Levi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>È il 1958: una bambina di dodici anni legge la versione definitiva di “<a href="https://www.amantideilibri.it/se-questo-e-un-uomo-primo-levi/">Se questo è un uomo</a>” e scrive a una rubrica del quotidiano “La stampa” chiedendo se quanto raccontato fosse vero. L’autore risponde: “È la lettera che attendevamo”. Inizia così il rapporto tra Primo Levi e le scuole. Quando non li poteva incontrare, per portare testimonianza, Primo Levi incoraggiava studenti e insegnanti a scrivergli. Alcuni carteggi sono raccolti dal professore Fabio Levi nel meraviglioso “Mi interessa la gente perché ne faccio parte”, pubblicato da Einaudi a maggio 2026.</p>



<p>Di Primo Levi abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/la-chiave-a-stella-primo-levi/">La chiave a stella</a>”.</p>



<h2>Trama di <em>Mi interessa la gente perché ne faccio parte</em></h2>



<p>Tra il 1973 e il 1987, anno della sua tragica morte, Primo Levi ha ricevuto una media approssimativa di sessanta lettere all’anno, provenienti dalle scuole di tutta Italia. A volte erano degli studenti delle medie, altre volte prossimi all’esame di Stato. </p>



<p>Spesso gli insegnanti si facevano latori di decine di domande, seguite da altrettante firme. Una volta ha ricevuto anche 24 lettere tutte insieme. Ha risposto a tutte: gli scambi più significativi sono raccolti in questo epistolario “Mi interessa la gente perché ne faccio parte”, curato da <a href="https://www.einaudi.it/autori/fabio-levi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fabio Levi</a>, direttore del Centro Internazionale di Studi Primo Levi.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Ho preso in prestito questo libro su MLOL perché ho trovato il titolo bellissimo; mi è venuta curiosità di sentire parlare l’uomo Primo Levi, conoscendolo un pochino come scrittore; mi sono trovata a leggere un libro meraviglioso.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“La più grande speranza della nostra generazione è che le sue esperienze siano risparmiate alla vostra: sarei contento se quel mio libro fosse letto sotto questo segno e servisse un poco anche a questo”</p>
</blockquote>



<p>Cosa può esserci di meraviglioso in uno scambio epistolare che non sia d’amore? Leggergli attraverso.</p>



<p>Provo a mettere in ordine le mie emozioni.</p>



<p>Per prima c’è la tenerezza verso la genuinità di alcune lettere, di studenti giovanissimi che cercano di uscire dal rapporto con la carta e si mettono in relazione con l’uomo. Segue il retrogusto amaro dell’incredulità di molti di loro: non solo della dodicenne di cui parlavo prima, nata due anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma anche di chi lo ha letto negli anni Ottanta. Penso a chi, dopo aver letto Primo Levi a scuola, ha cominciato a fare domande ai propri genitori, ai propri nonni. Da queste lettere appare cristallino il valore della testimonianza, soprattutto a distanza di decenni. Anche quando viene ostracizzata: perché qualcuno vorrebbe solo dimenticare, qualcun altro affatto sapere.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“(…) penso che ogni uomo non vada giudicato in base al gruppo cui appartiene, bensì in base alle azioni che ha commesso”</p>
</blockquote>



<p>La seconda emozione che porto è legata al ricordare come ci si muoveva mezzo secolo fa. Cosa faremmo, oggi, se volessimo contattare uno scrittore? Lo cercheremmo su internet, magari lo contatteremmo tramite social. Magari un primo scambio avverrebbe in giornata, o addirittura entro un’ora.</p>



<p>Negli anni Settanta e Ottanta, le lettere raggiungevano Primo Levi a casa. Se lui riusciva a rispondere presto tornavano indietro nel giro di un mese; inoltre, invitava a uno scambio telefonico, fornendo l’orario in cui lo avrebbero trovato a casa. Informazioni che oggi ci sogneremmo di diffondere.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“Non ci sono surrogati alla lettura; chi non legge, rispetto a chi legge, corre un rischio maggiore di essere asservito, anzi, ‘acculturato’ ”</p>
</blockquote>



<p>Le lettere commentavano i libri, prevalentemente “Se questo è un uomo” e “La tregua”, facevano domande personali, ma chiedevano anche informazioni biografiche standard che allora non era scontato reperire. Se le chiedessimo oggi al nostro autore del cuore, lui ci risponderebbe: googla!</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“(…) ogni uomo assomiglia al proprio destino, e io ero più adatto a sopportare che ad agire”</p>
</blockquote>



<h3>Il valore della testimonianza</h3>



<p>Primo Levi rispondeva in maniera asciutta, a volte laconica, con punte di ironia (“Le vostre lettere stanno diventando un plebiscito”, “Mi sembra di confessarmi, cosa che, data la mia origine, non ho mai fatta”). Cercava di usare al meglio il tempo a disposizione: e sapete come si faceva quando non c’era il correttore automatico? Si accorciavano le parole troppo lunghe. C’è anche un “Buona Pasqua a ttt”, molto prima della messaggeria istantanea.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“Bisogna diffidare dai capi carismatici, cioè da chi pretende di convincerci non con argomenti, ma con il suo prestigio o con la sua abilità scenica. Certo è una ricetta semplice, ma se tutti la seguissero potremmo essere più tranquilli per l’avvenire”</p>
</blockquote>



<p>“Mi interessa la gente perché ne faccio parte” è quanto di più vicino abbiamo alla voce di un uomo che sente la responsabilità di raccontare. Osserva il mondo cambiare intorno a lui e farsi sempre più lontano, e per questo sa che è ancora più importante prolungare la memoria delle cose disumane che l’essere umano è in grado di fare.</p>
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		<title>&#8220;Romanzo di crinale&#8221; &#8211; Silvano Scaruffi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 05:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Romanzo di crinale” di Silvano Scaruffi è un prodotto Neo edizioni di febbraio 2024 che lascia basiti dall'inizio alla fine</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Che cosa ho appena letto? “Romanzo di crinale” di Silvano Scaruffi è un prodotto Neo edizioni di febbraio 2024 e mi ha lasciata basita dall’inizio alla fine.</p>



<p>Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea inviata in omaggio.</p>



<h2>Trama di<em> Romanzo di crinale</em></h2>



<p>Sull’appennino tosco-emiliano, un paese intero si schiera contro la creazione del Parco.</p>



<p>Attraverso il romanzo ne conosciamo da vicino alcuni elementi e assistiamo alle operazioni di ostracismo e protesta.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Forse è meglio che non vi dica da quanto tempo ho questo libro. Sono sincera: mi respingeva la copertina, non mi entrava in testa il titolo (l’ho pure sbagliato parlandone con l’editore!), mi inibiva il linguaggio. Quindi ho dato precedenza a tanti altri nuovi nati Neo e rimandavo questo. E intanto il teschio mi giudicava, severo.</p>



<p>Quando un lettore inizia “Romanzo di crinale” prova disorientamento allo stato puro. I personaggi parlano in un modo impossibile, le scene vengono snocciolate senza apparente connessione. Inoltre sembrano tutti matti: c’è chi ha un verme come animale domestico, chi continua a fare telefonate assurde perché sente vibrare la casa, chi soffre di narcolessia.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“Il cielo si ingrigì, come ammuffito di fresco”</p>
</blockquote>



<p>Quando un lettore continua a leggere “Romanzo di crinale” e comincia a scorgerne gli equilibri, però, scopre che la lingua dei personaggi è vernacolare: strana, ma non impossibile. Le scene una connessione ce l’hanno; anzi, vengono seminati alcuni elementi che porteranno da qualche parte.</p>



<p>Appena riconosciuti i tratti rassicuranti di un romanzo e individuati alcuni archetipi, il lettore si rilassa un po’ e finalmente riesce a muoversi più comodamente nell’intreccio.</p>



<p>Certo alcune volte sembra sempre di leggere qualche verso de “<a href="https://www.musicheria.net/wp-content/uploads/2024/03/11.-Il-Lonfo-F.pdf">Il lonfo</a>”, ma ormai si è capito che fa tutto parte dell’espressione viscerale di questi personaggi. Si muovono in un microcosmo tutto loro, quasi parallelo alla realtà, con miti e leggende metropolitane che ogni tanto sbucano da sottoterra.</p>



<p>Ci sono almeno due buoni motivi per leggere “Romanzo di crinale”. Uno è il più evidente: la vivacità della lingua dei dialoghi, anche se apparentemente oscura per chi non è reggino. L’altro è quello che resta: l’animalità, furente e selvaggia, di chi è fortemente radicato alla propria realtà.</p>
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		<title>&#8220;Morotea&#8221; &#8211; Paolo Palladino e Giampaolo Frezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 06:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paolo Palladino e Giampaolo Frezza immaginano in "Morotea" che Aldo Moro sia stato liberato e che abbia potuto guidare l'Italia per 20 anni</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/morotea-paolo-palladino-e-giampaolo-frezza/">&#8220;Morotea&#8221; &#8211; Paolo Palladino e Giampaolo Frezza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cosa sarebbe successo se Aldo Moro fosse sopravvissuto alla sua prigionia? Se i telegiornali del 9 maggio 1978 avessero potuto annunciare la sua liberazione, invece che il ritrovamento del suo corpo? Paolo Palladino e Giampaolo Frezza, entrambi laureati in Relazioni Internazionali all’Unitre di Roma, lo hanno immaginato in “<a href="https://www.instagram.com/morotea_ig/">Morotea</a>. La Repubblica nata dalla liberazione di Aldo Moro” (Edizioni Efesto, marzo 2026). Un’ucronia che ci tocca molto da vicino.</p>



<p>Su Aldo Moro abbiamo recensito anche &#8220;<a href="https://www.amantideilibri.it/il-dio-disarmato-andrea-pomella/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il dio disarmato</a>&#8221; di Andrea Pomella.</p>



<h2>Trama di <em>Morotea</em></h2>



<p>Scegliendo la struttura del saggio, i due autori ci proiettano in una realtà che è già avvenuta, raccontandoci come in una favola gli anni tra il 1978 e il 2006, quando Aldo Moro si spegne, per vecchiaia e per malattia, serenamente a casa sua.</p>



<p>In questi vent’anni, il compromesso storico proposto da Aldo Moro prima del suo rapimento da parte delle Brigate Rosse diventa modello di buona pratica, permettendo all’Italia di conoscere stabilità politica, comunione di ideali e di essere il punto nevralgico dei nuovi equilibri di pace in Europa, se non nel mondo.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Nonostante ne possegga alcune, questa è la prima ucronia che leggo nella mia vita. Ho scelto di iniziare da qui perché seguo <a href="https://www.instagram.com/paolopalladino_/">Paolo Palladino</a> sui social, dove parla di libri interessantissimi con il profilo <a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=61571640125439">LibriStrambi</a>, quindi ho pensato che un ragazzo dalla visione così valida e originale deve scrivere libri altrettanto originali.</p>



<p>Non sono stata affatto delusa. La collaborazione tra lui e <a href="https://www.instagram.com/giampaolo.frezza/">Giampaolo Frezza</a>, già autore di un saggio politico (“L’Aquila e il Piombo – L’influenza degli Stati Uniti nell’Italia del terrorismo politico”, Intermedia edizioni 2021), ha funzionato.</p>



<p>Intuisco che tra i meccanismi base di un’ucronia ci sia anche spostare date e “resuscitare” i morti.</p>



<p>Per quello che conosco della storia italiana più recente, mi ha toccato molto vedere in vita personaggi uccisi dai terroristi o dalla mafia. In questo libro il loro operato è libero di splendere. Tra alcuni nomi della Repubblica morotea troviamo Piersanti Mattarella, Antonio Di Pietro, Enrico Mattei, Alberto Dalla Chiesa, Mihail Gorbaciov, Romano Prodi. Non trovano spazio, invece, gli eccessi di Silvio Berlusconi.</p>



<p>E Ustica? E la cortina di ferro? Quanto è forte, questa nuova Italia, promotrice di equilibro, pace, speranza?</p>



<p>Non ve lo racconto. Leggete il libro e sognate come ho sognato io. La prima sensazione è di aver perso un’opportunità; ma subito viene voglia di riprendersela.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/morotea-paolo-palladino-e-giampaolo-frezza/">&#8220;Morotea&#8221; &#8211; Paolo Palladino e Giampaolo Frezza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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		<title>&#8220;La verità sul caso Hänsel e Gretel&#8221; &#8211; Alessandro Barbaglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 05:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Ragazzi e Young adult]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La verità sul caso Hänsel e Gretel” è un libro Mondadori del 2023 scritto da Alessandro Barbaglia, consigliato fra i 10 e i 14 anni.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/la-verita-sul-caso-hansel-e-gretel-alessandro-barbaglia/">&#8220;La verità sul caso Hänsel e Gretel&#8221; &#8211; Alessandro Barbaglia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“La verità sul caso Hänsel e Gretel” è un libro Mondadori del 2023 scritto da Alessandro Barbaglia. Il sito dell’editore ne consiglia la lettura a un target tra i 10 e i 14 anni perché tratta dei temi della famiglia e, in parte, della malattia e del lutto.</p>



<p>Di Alessandro Barbaglia abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/nene-alessandro-barbaglia/">Nené nel paese delle magarìe</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/scusa-ma-resto-qui-alessandro-barbaglia/">Scusa ma resto qui</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/linvenzione-di-eva-alessandro-barbaglia/">L’invenzione di Eva</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/scacco-matto-tra-le-stelle-alessandro-barbaglia/">Scacco matto tra le stelle</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/la-mossa-del-matto-alessandro-barbaglia/">La mossa del matto</a>” e “<a href="https://www.amantideilibri.it/un-sogno-di-polvere-e-acqua-celestina-bialetti-e-alessandro-barbaglia/">Un sogno di polvere e acqua</a>”.</p>



<h2>Trama de <em>La verità sul caso Hänsel e Gretel</em></h2>



<p>I due protagonisti del romanzo per ragazzi “ Hänsel e Gretel” sono i gemelli Anna e Otto. Il legame con il loro nonno è molto speciale, tenuto insieme dalle storie che ha sempre raccontato loro sotto la grande quercia all’inizio del bosco. A un certo punto, però, il nonno viene portato in una casa di riposo, perché la testa funziona sempre meno.</p>



<p>I due fratellini si convincono che le cose sconclusionate che dice siano degli indizi sulla verità nascosta dietro la storia di Hänsel e Gretel: i quali, guarda caso, erano fratellini della loro stessa età, e, stando alle illustrazioni del libro in loro possesso, sembrano essersi mossi in un bosco identico a quello vicino casa…</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Alessandro Barbaglia è sempre molto dolce e speciale quando si tratta di raccontare le storie ai bambini. Se uno lo conosce un pochino, lo segue sui social o lo ha ascoltato nella lettura di qualche audiolibro, può immaginare anche il ritmo e l’intonazione con cui legge questa storia.</p>



<p>La narrazione si muove su due binari: l’evoluzione della degenza del nonno e l’indagine che i due bambini compiono, spinti da una disperata forza di volontà. Commuovono, perché sono convinti che la soluzione del caso riporterà il nonno a casa.</p>



<p>I personaggi sono frizzanti e l’aspetto che mi è piaciuto di più è la passione di Otto per i palindromi. C’è da uscirsene di testa!</p>



<p>Posso dirvi che se leggerete “La verità sul caso Hänsel e Gretel” aspettandovi un giallo, ci sarete andati vicino. Vi consiglio di non essere impazienti e di restare in ascolto del filone narrativo più lento, quello dedicato alla presentazione dei personaggi e a come viene metabolizzata l’assenza del nonno. Vi permetterà di empatizzare con la storia e forse vi scapperà perfino una lacrimuccia, come è successo a me.</p>



<p>Conviene, infine, sospendere l’incredulità e non fare i puntigliosi: le fiabe hanno origine orale, e quindi anche una che arriva dalla Germania potrebbe aver fatto giri immensi. Come certi grandi amori.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/la-verita-sul-caso-hansel-e-gretel-alessandro-barbaglia/">&#8220;La verità sul caso Hänsel e Gretel&#8221; &#8211; Alessandro Barbaglia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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		<title>&#8220;Silenzio &#8211; Le sette vite di Diana Karenne&#8221; &#8211; Melania G. Mazzucco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 06:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Silenzio. Le sette vite di Diana Karenne” è il libro più recente di Melania Gaia Mazzucco, pubblicato da Einaudi nel 2024. </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/silenzio-le-sette-vite-di-diana-karenne-melania-g-mazzucco/">&#8220;Silenzio &#8211; Le sette vite di Diana Karenne&#8221; &#8211; Melania G. Mazzucco</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Silenzio. Le sette vite di Diana Karenne” è il libro più recente di <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/melania-gaia-mazzucco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Melania Gaia Mazzucco</a>, pubblicato da Einaudi nel 2024. Ed è meraviglioso.</p>



<p>Di Melania Mazzucco abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/la-lunga-attesa-dellangelo/">La lunga attesa dell’angelo</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/recensione-sei-come-sei/">Sei come sei</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/lei-cosi-amata-melania-g-mazzucco/">Lei così amata</a>” e “<a href="https://www.amantideilibri.it/larchitettrice-melania-mazzucco/">L’architettrice</a>”.</p>



<h2>Trama di <em>Silenzio. Le sette vite di Diana Karenne</em></h2>



<p>La donna che negli anni ‘10 del Novecento si è presentata al mondo come Diana Karenne ha poi cambiato nome altre cinque volte. Sei vite più una, che è questa che Melania Mazzucco prova a comporre nella sua biografia romanzata. Ha rincorso Diana Karenne, al secolo Dina Belogorski, ebrea nata in Ucraina, per più di vent’anni tra archivi, testimoni, articoli, epistolari, lapidi, poesie d’amore. Ha scoperto come si sia ritrovata apolide dopo la rivoluzione russa e si sia trasformata più e più volte attraverso i decenni e le guerre.</p>



<p>Se cercate su internet, troverete che Diana Karenne è morta nel 1940. In “Silenzio”, invece, Melania Mazzucco rivela che non è vero: Diana Karenne ha vissuto almeno altri ventotto anni. E ce li racconta anche, così come li ha potuti ricostruire e immaginare.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Mi sento sempre orfana di una parte di letteratura italiana che permetta di vedere la nostra società della prima metà del Novecento, perciò averla trovata nel libro di Melania Mazzucco, in maniera così dettagliata e oculata, mi ha entusiasmato. Ho amato profondamente le prime quattrocento pagine, che ci fanno conoscere i movimenti nell’industria cinematografica italiana e poi europea a ridosso della prima guerra mondiale. Scopriamo le previsioni, le dinamiche, le scelte con l’avvento del sonoro.</p>



<p>Il libro subisce un breve momento di stanca nella seconda guerra mondiale. Diana Karenne e il suo compagno si dividono a causa delle deportazioni, dei bombardamenti, della confusione: Mazzucco prova a seguire entrambi, grazie a diari e lettere. La narrazione si fa necessariamente fumosa e incerta, non siamo certi di nulla, neanche l’autrice lo è. Però è davvero bello costruire una tridimensionalità intorno a una persona che ha sempre nascosto qualcosa, e che si è tolta alcuni anni all’anagrafe ogni volta che ha avuto l’occasione o la necessità di produrre nuovi documenti.</p>



<p>La storia di Diana Karenne è la storia di tutti i fuggitivi di tutti i tempi. Imprenditrice, attrice, produttrice, poi infermiera, scrittrice, moglie devota, perfino potenziale spia russa… ha permesso a pochissimi di conoscere la sua vera identità, a volte neanche agli uomini a cui si è accompagnata. Nel cercarla negli archivi della Croce Rossa, Melania Mazzucco ha potuto constatare che di moltissime infermiere non si conosceva il vero passato, e chissà se erano quelli i nomi lasciati per i documenti.</p>



<p>Totalmente affascinata dalle ricostruzioni e dallo stile dell’autrice, ho seguito appassionatamente il libro fino alla fine, fino alla ricerca bella e struggente della tomba di Dina, o Diana, o Nadia, o Candida, o Madame Otzoupe.</p>



<p>Assolutamente consigliato!</p>
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		<title>&#8220;La ragazzina&#8221; &#8211; Valeria Parrella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 06:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo libro di Valeria Parrella si intitola “La ragazzina” (Feltrinelli 2026) e si sofferma sulla figura di Giovanna D'Arco.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il nuovo libro di Valeria Parrella si intitola “La ragazzina” ed è uscito per Feltrinelli ad aprile 2026. Basato su rievocazioni, ricostruzioni e studi recenti, si sofferma sulla figura di Giovanna D’Arco, la “pulzella d’Orleans”.</p>



<p>Di Valeria Parrella abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/la-fortuna-valeria-parrella/">La fortuna</a>” e “<a href="https://www.amantideilibri.it/almarina-valeria-parrella/">Almarina</a>”.</p>



<h2>Trama di <em>La ragazzina</em></h2>



<p>Non ha neanche 18 anni, Jeanne <em>la Pucelle</em> (Giovanna la pulzella), quando convinta di essere in contatto con Dio e con gli angeli nel 1429 anticipa l’esercito reale con un’armata di volontari per difendere la città di Orléans dall’assedio degli inglesi. La Guerra dei cent’anni è ripresa da qualche anno, nel 1422 Enrico V d’Inghilterra si era nominato re di Francia, entrando a Parigi; Carlo VIII si era rifugiato nella Loira, non molto lontano da Orléans. Vincono i francesi, la guerra è a una svolta, ma gli inglesi se la segnano al dito: è il 30 maggio 1431 quando comprano Giovanna da un vassallo francese traditore e la condannano al rogo come eretica.</p>



<p>“La ragazzina” ci avvicina alla figura di Giovanna prima ancora che ai fatti che la riguardano. Inizia dai suoi primi anni di vita e ci introduce anche nella sua famiglia.</p>



<p>Nella bibliografia spiccano “Il processo di condanna di Giovanna d’Arco” di Teresa Cremisi (Marsilio 2022), “Giovanna d’Arco. Una biografia” di Colette Beaune (Il Saggiatore 2019) e “La vita di Giovanna d’Arco raccontata da lei stessa), a cura di Omer Englebert (Longanesi 1950). A scuola ci si sofferma pochissimo su questa figura, tanto che nella mia testa apparteneva quasi alla mitologia: invece l’apparato bibliografico è anche recente, segno di quanto sia importante raccontare ancora la sua storia. La beatificazione è arrivata solo nel 1909, la santificazione nel 1920. dal 1922 è santa patrona della Francia. Lo possiamo prendere come un lieto fine, mi sembra.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Cercavo una sorta di biografia, ma ho trovato un libro che inizia in maniera quasi donchisciottesca e finisce commuovendomi.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“La Senna abbracciò Giovanna e la accompagnò fino alla foce, lì la lasciò andare nella Manica e, dalla Manica, Giovanna arrivò nei mari e negli oceani, e da lì poi in ogni luogo del mondo”.</p>
</blockquote>



<p>Valeria Parrella prende tutti gli spunti a disposizione, dagli atti del processo alle strisce di Snoopy, per avvicinarci a una ragazza un po’ stramba e incosciente, che ha sorpreso tutti infondendo coraggio e disciplina all’armata a lei affidatale. In queste poche pagine (circa 130) riceviamo un ritratto fresco, empatico e intenso; più di tutto sorprende il piccolo miracolo delle persone che si fidano di lei. Non sorprende, invece, il manipolo di detrattori che con insulti e improperi hanno cercato di sminuire il suo ruolo.</p>



<p>Poi arriva il rogo: Valeria Parrella non indugia gratuitamente in questo momento di forte pathos, ma si limita a raccontarne il minimo indispensabile, attenendosi ai fatti. Il lettore le è grato, forse perché a questa ragazzina, nel frattempo, si è affezionato. La maggior parte del romanzo scaturisce da voci e testimonianze, racconta i personaggi che le girano intorno e mostra una tenacia sorprendente. Sapevate che alla sua armata aveva imposto di non razziare durante il viaggio e di pregare? È così che combattono le donne: con battaglie dritte all’obiettivo, verrebbe da dire. Avrei solo voluto sapere di più della riabilitazione della sua figura, innescata dalla madre, ma per questo c’è anche Internet.</p>
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		<title>&#8220;Veneri deformi&#8221; &#8211; Yasmina Pani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 05:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autobiografico]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con "Veneri deformi" di Yasmina Pani Neo edizioni inaugura a maggio 2026 la collana di personal essay “Diversioni”, curata da Alex Piovan,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/veneri-deformi-yasmina-pani/">&#8220;Veneri deformi&#8221; &#8211; Yasmina Pani</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Perché “Veneri deformi” è un libro coraggioso e perché viene da invidiare la sua autrice <a href="https://yasminapani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Yasmina Pani</a>? Perché il libro con cui la Neo edizioni ha inaugurato a maggio 2026 la collana di <em>personal essay</em> “Diversioni”, curata da Alex Piovan, mette insieme tutte quelle “cose che non si raccontano” che potrebbero condizionare i nostri rapporti con gli altri. Noi le teniamo nascoste, lei no. E meno male: qualcuno deve pur farlo.</p>



<p>Ringraziamo la <a href="https://www.neoedizioni.it/neo/prodotto/veneri_deformi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">casa editrice</a> per la copia cartacea ricevuta in omaggio.</p>



<h2>Trama di <em>Veneri deformi</em></h2>



<p>Il <em>personal essay</em> “Veneri deformi” inizia parlando del disturbo alimentare dell’autrice. Presto, però, scopriamo che il non mangiare per tre giorni o l’abbuffarsi per poi rigettare tutto sono facce della stessa medaglia, che l’autrice scandaglia in maniera profonda e lucida: la repulsione e il rigore verso sé stessi.</p>



<p>Questa repulsione porta ad ascoltare l’istinto a farsi male, sfidare la propria resistenza, vedere quanto si può restare in apnea. Senza possibilità di appello, senza lieto fine, anzi senza una fine: “Veneri deformi” parla di una condizione di vita, di un filtro attraverso cui si legge sé stessi anche quando si sa benissimo che è distorto, inclemente, irrazionale.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Probabilmente questo libro è quanto di più lontano possa esserci dalle mie letture. Sono refrattaria all’autobiografismo, soprattutto delle persone viventi, perché sono ciecamente d’accordo con quanto Giuseppe Berto scrive come prologo a “Il male oscuro”:</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“(…) uno scrittore è, sempre, autobiografico. Tuttavia si può dire che lo è un po’ meno quando (…) si propone più scopertamente il tema dell’autobiografia, perché allora il narcisismo da una parte e il gusto del narrare dall’altra possono portarlo ad una addirittura deformazione di fatti e di persone”.</p>
</blockquote>



<p>Poi arriva Yasmina Pani a rimescolare le carte e a mettere la deformità già in copertina. La troviamo sia nel titolo sia nella foto scelta: un corpo nudo &#8211; il suo &#8211; leggermente distorto dall’acqua. Il punto è che l’occhio del lettore riesce a riconoscere la sensualità del corpo attraverso il filtro dell’acqua, invece la visione della voce narrante indugia nella distorsione. Ci racconta la perenne repulsione che si prova nel trovarsi in un corpo in cui non ci si riconosce e le pene che gli vuole (si vuole) infliggere per punirlo, per avvicinarlo alle aspettative: eccesso di digiuno, eccesso di cibo, eccesso di allenamento, eccesso di esposizione. Eccesso verbale, eccesso di paragoni.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p><p class="western" align="left" style="line-height: 150%"> “È la stessa identica dinamica del digiuno: io ci riesco, io sono invulnerabile, io posso sopportare privazioni e fatiche.”</p></p>
</blockquote>



<p>Devo dire che temevo di trovare autocompiacimento o autocompatimento: devo dire invece che non li ho trovati. Anzi, il racconto-fiume, lucido e arrabbiato, procede a ritmo rigoroso contro tutto ciò che potremmo considerare scomodo o fraintendibile, come l&#8217;irrazionale invidia verso chiunque ritenga essere più bella di lei o il costante senso di competizione, soprattutto verso sè stessi.</p>



<p>Ci sono momenti in cui tocchiamo punti molto bassi per darci la spinta e risalire. Yasmina ha l’impulso scorpionico di spiattellarli al pubblico, imporli a chi non vuole guardare, come se volesse punirli, o forse punirsi. Scava nella melma e rivela tutto quello che trova, come se lo vomitasse, come se se ne potesse liberare; come se potesse non ritorcersi mai contro di lei e non potesse condizionare la sua sfera relazionale. Non basta questo, per invidiarla? Yasmina non è sola, noi non siamo soli: siamo pronti per accettarci e salvarci.</p>
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		<title>&#8220;Il mercante di Venezia&#8221; &#8211; William Shakespeare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 06:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La figura dell'ebreo citata da Philip Roth in "Operazione Shylock" viene da “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/il-mercante-di-venezia-william-shakespeare/">&#8220;Il mercante di Venezia&#8221; &#8211; William Shakespeare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La figura di Shylock citata da Philip Roth nel suo romanzo recentemente ripubblicato da Adelphi, viene da “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare. In quest’opera teatrale, datata tra il 1594 e il 1598, Shylock rappresenta l’archetipo dell’ebreo.</p>



<p>Dopo aver letto il romanzo, non ho potuto che rileggere il testo, che a casa ho nella traduzione di Paola Ojetti (Newton 1997).</p>



<p>Di <a href="https://www.amantideilibri.it/shakespeare-una-biografia-peter-ackroyd/">William Shakespeare</a> abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/macbeth-william-shakespeare/">Macbeth</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/otello-william-shakespeare/">Otello</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/tito-andronico-william-shakespeare/">Tito Andronico</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/molto-rumore-per-nulla-william-shakespeare/">Molto rumore per nulla</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/sogno-di-una-notte-di-mezza-estate/">Sogno di una notte di mezza estate</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/giulio-cesare-william-shakespeare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giulio Cesare</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/enrico-viii-william-shakespeare/">Enrico VIII</a>” e alcuni <a href="https://www.amantideilibri.it/lettura-di-alcuni-sonetti-damore-di-william-shakespeare/">sonetti</a>. Inoltre su William Shakespeare abbiamo recensito un <a href="https://www.amantideilibri.it/eduardo-e-shakespeare-agostino-lombardo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">saggio di Agostino Lombardi</a>.</p>



<h2>Trama de <em>Il mercante di Venezia</em></h2>



<p>“Tremila ducati”. È questa la prima battuta con cui Shylock entra in scena ne “Il mercante di Venezia”, e a questa Philip Roth si appoggia con energia per parlare di antisemitismo e dissociazione identitaria in “<a href="https://www.amantideilibri.it/operazione-shylock-philip-roth/">Operazione Shylock</a>” (Adelphi 2026). E se pure Shylock non è il protagonista del testo teatrale di William Shakespeare, è il primo “uomo intero, visto da tutte le parti e in tutta la sua storia” che incontriamo nella sua produzione: ce lo dice Gabriele Baldini in “Manualetto shakespeariano” (Einaudi 1964).</p>



<p>Cosa succede nella commedia? Bassanio ha bisogno di soldi per poter sposare la bella Porzia e li chiede ad Antonio, un mercante veneziano. Lui però non ha altri beni che le sue navi in viaggio, perciò a sua volta si impegna in un contratto con un usuraio ebreo, Shylock. Il contratto prevede la restituzione del denaro, o in alternativa una libbra della sua carne: un vero e proprio patto col diavolo, che Shylock pretenderà venga rispettato fino in fondo.</p>



<p>Gabriele Baldini ci aiuta a datare l’opera: la prima stesura de “Il mercante di Venezia” è attribuita al 1594. L’indagine delle fonti rimanderebbe al “Jew of Malta” di Marlowe, che quell’anno aveva riscosso molto successo, e a una novella italiana di fine Trecento del “Pecorone” di Ser Giovanni Fiorentino. Qui troviamo il nome di Belmonte e il tema centrale de “Il mercante”, ossia il prestito di denaro per una donna.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Il “Manualetto shakespeariano” fa notare come il personaggio intero di Shylock sia l’unico cattivo (<em>villain</em>) a cui Shakespeare offre una giustificazione. E&#8217; l’odio che gli è stato sempre scaricato contro, solo perché è un ebreo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“M’ha rovinato e poi m’ha impedito di guadagnare mezzo milione; ha riso delle mie perdite, m’ha canzonato pei miei guadagni, ha schernito la mia nazione, s’è messo di traverso nei miei affari, ha gelato i miei amici, ha riscaldato i miei nemici. E tutto questo perché? Perché sono un ebreo.”</p>
</blockquote>



<p>Un altro personaggio notevole è Porzia: è una donna astuta, nuova, come molti personaggi femminili di Shakespeare. Non è soggiogata alla figura dell’uomo, anzi è battagliera e decisa. Non vuole sottoporsi al vincolo del matrimonio con chiunque, perciò inventa una sorta di enigma che riveli anche l’indole del pretendente a cui è sottoposto. Inutile dire che lo risolverà Bassanio, mentre Antonio subirà una perdita in mare. E ora come si metterà con il contratto?</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“Un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, membra, sensi, affetti, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stese armi, non va soggetto alle stesse malattie (…) d’un cristiano? Se ci pungete, non sanguiniamo? (&#8230;) E se ci offendete, non dobbiamo vendicarci?”</p>
</blockquote>



<p>Nonostante gli vengano offerti, Shylock vuole i soldi solo da Antonio, e in alternativa vuole la sua libbra di carne. Sarà Porzia a sostituirsi al giudice, risolvendo l’impasse con astuzia. Durante la trattativa, però, Shylock ha modo di difendersi e di rivelare che la sua irremovibilità viene da un odio profondo, a cui la società lo ha allenato. La sua crudeltà non è demoniaca come quella di Jago nell’“Otello” di pochi anni dopo: è la “naturale e triste progenie di una mortificata amarezza che gli uomini, inconsciamente, alimentano nei propri fratelli” (sempre Baldini).</p>



<p>“Il mercante di Venezia” viene riconosciuto come il primo dei drammi maggiori di William Shakespeare.</p>
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		<title>&#8220;Operazione Shylock&#8221; &#8211; Philip Roth</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:52:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Operazione Shylock” di Philip Roth (Einaudi 2026)  racconta del fenomeno di dissociazione identitaria di un intero popolo.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ad aprile 2026 Adelphi ha continuato la sua opera di ritraduzione delle opere di Philip Roth scegliendo “Operazione Shylock”, del 1993, che vinse il PEN/Faulkner Award for fiction e che doveva rappresentare l’abbandono delle scene da parte dello scrittore. La nuova edizione è tradotta da Ottavio Fatica e gode della prefazione di <a href="https://www.amantideilibri.it/?s=carrere" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Emanuele Carrère</a>.</p>



<p>Di Philip Roth abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/lamento-di-portnoy-philip-roth/">Lamento di Portnoy</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/il-complotto-contro-lamerica-philip-roth/">Il complotto contro l’America</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/pastorale-americana-philip-roth/">Pastorale americana</a>”.</p>



<h2>Trama di <em>Operazione Shylock</em></h2>



<p>Nella sua biografia di Philip Roth (Einaudi 2022), Blake Bailey racconta che a suo tempo il critico letterario John Updike consigliò “Operazione Shylock”, appena uscito, a “chiunque sia interessato a (1) Israele e annessi e connessi; (2) gli sviluppi del romanzo post-moderno; (3) Philip Roth”. Sono pienamente d’accordo con lui: trovo che limitarsi a raccontare la trama sia superficiale e riduttivo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“(…) perché condividiamo l’eredità di un lascito drasticamente biforcuto”</p>
</blockquote>



<p>Se lo trovate più rassicurante, posso iniziare a raccontarvelo come fanno tutti, ossia con il tema del doppio, il controspionaggio, il dubbio tra realtà e finzione… Philip Roth scrittore scopre che in Israele c’è un altro Philip Roth che al posto suo prende una posizione politica ben precisa e ha un piano per evitare un secondo Olocausto nel Medio Oriente. Il pretesto narrativo per esplorare questo argomento è il processo al criminale di guerra Ivan Demjanjuk, associato al campo di sterminio di Treblinka. Ma, sinceramente, ci ho visto molto di più.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Sì, d’accordo, anche Blake Bailey accenna a un paio di episodi che potrebbero aver fornito lo spunto per immaginare un alter ego in giro per il mondo. Io l’ho trovato un semplice pretesto per dire tanto altro. <strong>“Operazione Shylock” racconta del fenomeno di dissociazione identitaria di un intero popolo.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“Ma George era determinato a risolvere una volta per tutte la questione dell’io diviso, e questo significava, come spesso succede, un’intemperanza punitiva.”</p>
</blockquote>



<p>Sicuramente, “Operazione Shylok” non è un romanzo da leggere come se fosse un libro di spionaggio. Non avrete un ritmo incalzante, non avrete l’aggancio dell’azione. È un lungo romanzo simbolico, in cui il dubbio e l’indagine sono solo uno specchietto per le allodole. </p>



<p>Philip Roth ha giocato molto sull’ambiguità: nel libro, sottotitolato “Una confessione”, dichiara che la confessione è falsa. Poi, invece, in più occasioni lo ha definito “il più accurato resoconto possibile” delle sue esperienze in Israele nel 1988. Infatti, a un certo punto il libro è entrato nella categoria nonfiction.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“No, il carattere di un uomo non è il suo destino; il destino di un uomo è lo scherzo che la vita fa al suo carattere”.</p>
</blockquote>



<p>Perché tutto questo pasticcio? Se leggete il libro, che tra l’altro doveva rappresentare il suo addio alle scene, apparirà chiaro. Philip Roth prende un argomento che è spinosissimo e controverso ancora ai giorni nostri: l’antisemitismo. Lo fa con veemenza: dà spazio a diversi rappresentanti di questo sentimento, esprimendo l’odio, l’esasperazione, le filosofie di entrambe le parti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“(…) questo è l’ebreo dell’Europa, l’ebreo espulso nel 1290 dagli inglesi, l’ebreo bandito nel 1492 dagli spagnoli, l’ebreo terrorizzato dai polacchi, massacrato dai russi, incenerito dai tedeschi, respinto dagli inglesi e dagli americani mentre i forni ruggivano a Treblinka”</p>
</blockquote>



<p>Philip Roth, che non si è “mai considerato (…) uno scrittore americano ebreo o ebreo americano (…) non più di quanto, presumo, Theodore Dreiser o Ernest Hemingway o John Cheever si siano mai considerati scrittori americani cristiani o cristiani americani” (cerimonia del National Book Awards, 2002), mette in bocca a un suo alter ego provocazioni e scelte ferme, anche estreme, in difesa di un popolo, e contemporaneamente dà voce alla controparte, dando vita a un romanzo in cui tutti hanno torto, perché mossi ciecamente dall’odio e dal pregiudizio.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“Ecco Michael, che ha il diritto, glielo dice l’istinto di adolescente americano, di appartenere a una nuova generazione ingrata, astorica e libera; ed ecco un altro padre nella straziante storia dei padri, il quale pretende che tutto quanto c’è di ciecamente egoistico in un giovane figlio capitoli di fronte al suo bisogno di adulto di placare lo spettro del padre che aveva offeso con il suo egoismo.”</p>
</blockquote>



<p>La comunità ebraica raccontata in “Operazione Shylock” è una comunità divisa, che non riconosce sé stessa: una separazione generazionale e geografica, che rende ancora più chiaro che i conflitti così lunghi sono sempre pagati dai figli.</p>



<p>Un libro profondo e pieno di amarezza, da leggere come sintesi storica e sociale di sentimenti difficili da sradicare.</p>
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		<title>&#8220;La famiglia Karnowski&#8221; &#8211; Israel Joshua Singer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 06:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"La famiglia Karnowski" (Adelphi) è l'ultimo libro di Israel Joshua Singer: scritto in lingua yiddish, è stato pubblicato nel 1943.</p>
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<p>Lasciatemi ancora un po’ con “La famiglia Karnowski”, di Israel Joshua Singer (1893-1944), anche se l’ho finito da tre giorni, anche se non si asciugano ancora gli occhi.</p>



<p>Il romanzo è del 1943, ma è arrivato in Italia con Adelphi solo nel 2013. Il motivo di tutto questo ritardo è nella lingua in cui è stato scritto: lo yiddish. Io l&#8217;ho ascoltato su Audible nell&#8217;interpretazione eccellente di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Pierobon" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Paolo Pierobon</a>.</p>



<p>Israel Joshua Singer, suo fratello maggiore Isaac Bashevis Singer (Premio Nobel per la letteratura 1978) e sua sorella minore Esther, sposata Kreytman, sono stati tutti e tre rappresentanti di spicco della letteratura yiddish. L’edizione inglese di questo romanzo è del 1969, ad opera del figlio minore Joseph.</p>



<h2>Trama de <em>La famiglia Karnowski</em></h2>



<p>Potrei dirvi semplicemente che “La famiglia Karnowski” è una saga che racconta le vicissitudini di una famiglia di ebrei attraverso tre generazioni. Invece questo libro è molto di più: è un romanzo sulle rotture, le riconciliazioni, l’impotenza, l’ingiustizia, il perdono. È un romanzo sull’antisemitismo e sul conflitto generazionale, ma anche sulla disperazione e sulla dignità.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>“Con le poche cose che aveva salvato da laggiù aveva portato con sé un principio: perdere denaro è perdere nulla, perdere coraggio è perdere tutto”.</p>
</blockquote>



<p>Il capostipite è David Karnowski, che rappresenta il rigore e il rispetto della cultura della religione ebraica; suo figlio Georg entra in conflitto con questo sistema rigoroso, lascia la Polonia e si trasferisce a Berlino, dove fa carriera nella chirurgia e sposa una donna non ebrea. Adesso lo spaccato storico si fa molto significativo: siamo in Germania, fra la prima e la seconda guerra mondiale, respiriamo l’aggravarsi dell’antisemitismo e assistiamo all’ascesa del partito nazista. Dopo la notte dei lunghi coltelli, Georg decide di trasferire la famiglia in America: è lo stesso percorso che fa Singer.</p>



<p>Il figlio di Georg e Theresa, Jegor, questo sradicamento non lo accetta proprio, anzi per contrapposizione inizia a cercarsi una sua identità in luoghi non adatti. Il conflitto con il padre diventa rottura.</p>



<p>Nel frattempo, anche in America diventa difficile lavorare, se si è ebrei.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>“La famiglia Karnowski” è scorrevole, lineare, facile da seguire perché ordinato, dai personaggi disegnati bene e dal numero giusto.</p>



<p>Traspare una grandissima sacralità. Il comportamento di tutti i famigliari è mosso da buone intenzioni. C’è una scena in cui i due genitori vietano con fermezza al loro bambino di fare una certa cosa, e poi nessuno dei due riesce a prendere sonno pensando a quale sarebbe stata, invece, la reazione migliore. I genitori Karnowski sono mossi da dubbi e da buona fede come tutti i genitori intelligenti di ogni tempo.</p>



<p>Mi ha commossa nell’ultimo capitolo. Da un certo punto in poi, per motivi sociali, il romanzo diventa una serie di strade che si chiudono; sembrano rafforzarsi la disperazione, l’abbandono; il lettore si sente quasi soffocato. Però poi succede qualcosa: potrebbe buttare nello sconforto, potrebbe far sentire sollevati. Su questo mantengo il segreto; ma posso dirvi che ha l’eco lunga, e ancora riverbera, e ancora, e ancora.</p>
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