“Gli elefanti hanno buona memoria” – Agatha Christie


Voto: 3.5 stelle / 5

“Gli elefanti hanno buona memoria”(Oscar Mondadori, 2013) di Agatha Christie, pubblicato per la prima volta nel 1972, è l’ultimo caso per l’investigatore belga Hercule Poirot. Infatti “Sipario. L’ultima avventura di Poirot”, edito nel 1975, in realtà fu composto durante il Secondo Conflitto e accantonato per decenni.

Della stessa autrice abbiamo recensito anche “L’assassinio di Roger Ackroyd“.

I punti di interesse mi sembrano due. L’anomalia del format rispetto al consueto whodunit, che non mira all’individuazione del colpevole, ma a scagionare il principale accusato. L’attenzione del lettore, pertanto, è concentrata sul movente. Un’impostazione, questa, amata da Austin Freeman, Wallace e Simenon.

L’anomalia del tessuto linguistico. Come mai? In seguito agli studi condotti da alcuni ricercatori dell’Università di Toronto su un versante del romanzo che non ha nulla a che fare con la letteratura, ma con la neurologia. Siete curiosi? Un po’ di pazienza.

Trama de Gli elefanti hanno buona memoria

La morte di una coppia rispettabile, freddata nel 1960 con due colpi di rivoltella, rimane irrisolta. Il caso viene archiviato, perché gli inquirenti non riescono a stabilire se si tratta di un doppio omicidio, o di un omicidio suicidio.

Inaspettatamente dopo 12 anni, durante un pranzo letterario, Poirot è uno dei convitati, il caso viene sollevato da un’invitata senza peli sulla lingua.

Spinta da una curiosità che cela interessi personali, invita i presenti a ricostruire il cold case e a fornire la loro versione dei fatti. Così una matura scrittrice di nome Ariadne Oliver dalla memoria birichina, coinvolge un altrettanto maturo Poirot dalla vena malinconica a riesaminare indizi, prove, luogo del delitto, persone vicino alle vittime.

Gli elefanti del titolo sono i testimoni, i cui ricordi a distanza di tempo tradiscono l’inattendibilità di vuoti, incongruenze, suggestioni, falsi ricordi in perfetta buona fede.

L’unica strada percorribile per la scrittrice e Poirot è un’indagine a tutto campo sulle vittime, a partire dal matrimonio e dai rispettivi contesti familiari. Finiranno in un ginepraio.

Recensione

Mi unisco a quanti ritengono questo romanzo una prova di serie B. La trama procede lenta e a tratti dispersiva tra le testimonianze degli elefanti che confondono, aggiungono, sovrappongono, interpretano, tralasciano o minimizzano.

Inoltre, il caso si complica con un espediente narrativo che Van Dine inserisce nella lista nera delle scelte off-limits e per il quale nutro da sempre una profonda avversione: la gemellarità.

Chi è il vero protagonista?

Come altri prima di me hanno acutamente osservato, la memoria insieme al ricordo è il leitmotiv di questo giallo. La memoria dei personaggi, i cui ricordi testimoniali non riescono a dare subito una svolta alle indagini.

Se i testimoni faticano a mettere insieme ricordi utili e convergenti, anche la scrittrice protagonista conduce l’indagine sul cold case con poco smalto. Tanto da chiedere la collaborazione del mitico Poirot.

Ad essere oggetto di indagine, però, è la memoria di Agatha Christie che scrive questo giallo a 82 anni, poco prima di morire.

La sorpresa

Ora spero di soddisfare la vostra curiosità.

I ricercatori dell’Università di Toronto, comparando 15 romanzi scritti dalla regina del giallo tra i 28 e gli 82 anni, ipotizzano un declino cognitivo importante. Probabilmente il morbo di Alzheimer la cui giornata mondiale, per inciso, cade il 21 settembre.

Un calcolo statistico qualitativo e frequenziale dimostrerebbe: un netto impoverimento del vocabolario e un avvitamento sintattico. Per esempio, negli ultimi scritti 1 parola su 3 è un sostantivo generico; frequenti la scelta dell’indeterminato ‘cosa’ o perifrasi. Il lessico e il periodare tendono alla ripetitività.

E la scrittrice che collabora con Poirot soffre di disnomia. Che sia un alter ego di Agatha Christie?

Anche il titolo sarebbe un modo per esorcizzare alcuni segnali di decadimento cognitivo, mai diagnosticato o ufficializzato. Almeno dalle scarse informazioni in mio possesso.

A me sembrano osservazioni molto interessanti. Ci permettono di dare un senso a un giallo poco brillante e forse di apprezzarlo meglio.

Congedo

Il meccanismo di memoria, ricordo, verbalizzazione è complesso, affascinante, subdolo e crudele per la gradualità del decadimento cognitivo. Quelli che gli specialisti attribuiscono ad Agatha Christie dall’esame comparato già citato.

Conosco il problema perché mia nonna è stata pesantemente insultata dal morbo di Alzheimer.

Al contempo, ritengo fisiologico che la vis creativa- tra cui ricchezza e fluidità espressiva-, possa appannarsi con l’avanzare dell’età. Senza rigidità deterministiche.

Nell’esordio mi ha colpito il comportamento della Oliver, la scrittrice, intenta ad agghindarsi per la riunione letteraria. Ho l’impressione che la sua stizzosa indecisione su un cappello o un capo di abbigliamento non sia solo il capriccio di chi tiranneggia abitualmente la cameriera personale. Quanto l’esitazione di una donna lievemente confusa, quindi insicura e contraddittoria.

Se la regina del giallo vi appassiona, potete leggere”Gli elefanti hanno buona memoria” con uno sguardo diverso.

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