“Gli imprevisti del cuore” – Danuta Anna Kida


Voto: / 5

La seconda raccolta di poesie di Danuta Anna Kida, “Gli imprevisti del cuore”, è stata pubblicata dalla casa editrice di Salvo Colucci “Casa Cristalli e Dintorni” a novembre 2019 e racconta di lontananze, desideri e baci.


Trama di Gli imprevisti del cuore

copertina gli imprevisti del cuore con rosaSono 94 pagine di poesie che cadono in maniera felicemente disordinata. Alcune volte occupano un foglio intero, altre lo riempiono in quattro. È una pioggia di poesie, anzi una spremuta, come le chiama la poetessa. Parlano di lontananze, di incontri. Di longing, che dall’inglese potremmo tradurre come brama ma che ci rimanda a un desiderio molto più potente, di quelli che ti fanno smettere di mangiare, ti rendono smunto, ti allungano il viso.

Recensione

Ho conosciuto Danuta Anna Kida quando mi ha chiesto di stendere la prefazione a “Gli imprevisti del cuore”. Condividiamo la stessa provincia e lo stesso interesse per le arti, anche se lei si espande meglio: dalla poesia passa anche alla pittura e al disegno, infatti si è occupata delle illustrazioni di entrambe le sue raccolte di poesie, entrambe edite da Casa Cristalli e Dintorni.

Uno degli aspetti più interessanti della sua poesia è che la lingua madre di Danuta è il polacco. L’italiano in cui nascono i suoi versi ha pochissimi segni di interpunzione, molto dire e poco apparire: ci sono poco spazio per la musicalità e una semplicità quasi estrema nel darsi. Mentre leggiamo ci è chiara una tensione verso l’altro, l’altrove o il già stato, che presto individuiamo come anelito comune.

Spiegami

come sapevi di noi

prima che fossimo.

Quando iniziamo a leggere può essere istintivo immaginarci e interrogarci su contesti, situazioni e luoghi. Mano a mano che proseguiamo, però, finiamo per accantonare la curiosità e comprendiamo che questo spazio per il desiderio non è tanto della poetessa ma tutto nostro, in quanto lettori ed esseri umani.

Sei la scelta migliore

per complicarmi la vita

La poesia di Danuta Anna Kida oscilla continuamente tra il volere e il rifuggire, la paura e il suo contrario. Rincorre un’appartenenza disperata. Le parole più spesso ripetute sono gli aggettivi possessivi “miei”, “mio”, “tuo”, “tuoi”, “tue”… e infine “cuore”, il centro del mondo, l’organo più esposto alle ferite che non si vedono.

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