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	Commenti a: &#8220;Grotesque&#8221; &#8211; Natsuo Kirino	</title>
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	<description>Recensioni, racconti, interviste e tanto altro!</description>
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		Di: Chiara		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Nov 2022 17:42:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Tu, Kazue e io siamo uguali. Siamo povere creature il cui cuore è stato lacerato da una grande illusione. Purtroppo, davamo peso solo alle apparenze e facevamo di tutto perché gli altri ci giudicassero in un certo modo, ovvero come membri di un&#039;élite benestante e privilegiata…”

Kirino rientra nel mio personale Olimpo delle divinità letterarie, se Le quattro casalinghe di Tokyo è bello, Grotesque è magistrale. A dire il vero non lo consiglierei come primo incontro per conoscere la sua scrittura, lei, la regina giappo del noir, potrebbe deludere, perché qui siamo di fronte ad un lavoro che travalica il genere. Qui, un po’ come fa la Oates “a casa sua”, Kirino massacra la società nipponica, la seziona, la analizza e ci mostra i mostri (i “grotesque”) che è in grado di generare.
Il romanzo è corposo, copre un arco temporale di diversi decenni e non è basato sull’azione, quanto  sui ricordi di una donna mezzosangue senza nome - se ne scopre solo il cognome, Hirata - all’indomani dell’omicidio della sua bellissima sorella Yuriko e di una ex compagna di liceo Kazue Satȱ, entrambe dedite alla prostituzione. Dei delitti è accusato un immigrato cinese. Per completare il quadro sono riportate le testimonianze, sotto forma di memorie e diari, delle vittime e del presunto carnefice.
Kirino amalgama sapientemente il tutto tenendo un ritmo coinvolgente per le quasi 900 pagine di racconto, senza dover ricorrere a chissà quali colpi di scena, semplicemente scendendo nelle profondità oscure dell’animo umano, mostrando le storture e le mostruosità che vi si celano.

I personaggi principali non sono esattamente “luminosi”, vi è opportunismo, perfidia, malizia; aspetti sviluppati - soprattutto dalle donne del racconto - per reazione alla società fortemente classista e maschilista giapponese. Da questo punto di vista è un lavoro che mette in luce le contravvenzioni alle regole pesanti e ossessive del Giappone. Regole che vengono spesso imposte già dalle scuole, soprattutto in quelle elitarie ed esclusive, trasformando l’ambiente educativo in un microcosmo che si identifica con la realtà esterna, fatta di valori assoluti che sfociano in competitività, individualismo ed egoismo. 
La parte dedicata alla prostituzione ha aspetti raggelanti, meschini, crudi, come spesso può capitare di leggere nei libri di Kirino, senza mezze misure, senza censure di moralità, senza timore di essere eccessivamente scomoda (una scomodità che le era stata già attribuita per aver osato scrivere di una donna che uccide il marito, ne Le quattro casalinghe di Tokyo).
Il finale, poi, oggetto di confronto nel gdl #leggendoilgiappone per le diverse impressioni che ha suscitato, è per me tipicamente “kirinico”, circolare e prospettico, perché spesso capita che dove non si vuole andare, ci si vada correndo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Tu, Kazue e io siamo uguali. Siamo povere creature il cui cuore è stato lacerato da una grande illusione. Purtroppo, davamo peso solo alle apparenze e facevamo di tutto perché gli altri ci giudicassero in un certo modo, ovvero come membri di un&#8217;élite benestante e privilegiata…”</p>
<p>Kirino rientra nel mio personale Olimpo delle divinità letterarie, se Le quattro casalinghe di Tokyo è bello, Grotesque è magistrale. A dire il vero non lo consiglierei come primo incontro per conoscere la sua scrittura, lei, la regina giappo del noir, potrebbe deludere, perché qui siamo di fronte ad un lavoro che travalica il genere. Qui, un po’ come fa la Oates “a casa sua”, Kirino massacra la società nipponica, la seziona, la analizza e ci mostra i mostri (i “grotesque”) che è in grado di generare.<br />
Il romanzo è corposo, copre un arco temporale di diversi decenni e non è basato sull’azione, quanto  sui ricordi di una donna mezzosangue senza nome &#8211; se ne scopre solo il cognome, Hirata &#8211; all’indomani dell’omicidio della sua bellissima sorella Yuriko e di una ex compagna di liceo Kazue Satȱ, entrambe dedite alla prostituzione. Dei delitti è accusato un immigrato cinese. Per completare il quadro sono riportate le testimonianze, sotto forma di memorie e diari, delle vittime e del presunto carnefice.<br />
Kirino amalgama sapientemente il tutto tenendo un ritmo coinvolgente per le quasi 900 pagine di racconto, senza dover ricorrere a chissà quali colpi di scena, semplicemente scendendo nelle profondità oscure dell’animo umano, mostrando le storture e le mostruosità che vi si celano.</p>
<p>I personaggi principali non sono esattamente “luminosi”, vi è opportunismo, perfidia, malizia; aspetti sviluppati &#8211; soprattutto dalle donne del racconto &#8211; per reazione alla società fortemente classista e maschilista giapponese. Da questo punto di vista è un lavoro che mette in luce le contravvenzioni alle regole pesanti e ossessive del Giappone. Regole che vengono spesso imposte già dalle scuole, soprattutto in quelle elitarie ed esclusive, trasformando l’ambiente educativo in un microcosmo che si identifica con la realtà esterna, fatta di valori assoluti che sfociano in competitività, individualismo ed egoismo.<br />
La parte dedicata alla prostituzione ha aspetti raggelanti, meschini, crudi, come spesso può capitare di leggere nei libri di Kirino, senza mezze misure, senza censure di moralità, senza timore di essere eccessivamente scomoda (una scomodità che le era stata già attribuita per aver osato scrivere di una donna che uccide il marito, ne Le quattro casalinghe di Tokyo).<br />
Il finale, poi, oggetto di confronto nel gdl #leggendoilgiappone per le diverse impressioni che ha suscitato, è per me tipicamente “kirinico”, circolare e prospettico, perché spesso capita che dove non si vuole andare, ci si vada correndo.</p>
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