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	<title>Loretta Casagrande, Autore presso AMANTIDEILIBRI.IT</title>
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	<description>Recensioni, racconti, interviste e tanto altro!</description>
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	<title>Loretta Casagrande, Autore presso AMANTIDEILIBRI.IT</title>
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		<title>&#8220;Il tempo dei semplici&#8221; &#8211; Luigi Nacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 08:23:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luigi Nacci torna in libreria con il romanzo "Il tempo dei semplici", pubblicato da Einaudi a marzo 2026. E' la storia di due vecchi genitori</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Luigi Nacci</strong> torna in libreria con il romanzo &#8220;Il tempo dei semplici&#8221;<strong>, pubblicato da  EINAUDI</strong> a marzo 2026.  <br>E&#8217; la storia di due vecchi genitori: a  raccontarla in prima persona il figlio, capace di far risaltare la bellezza e la semplicità della loro esistenza. </p>



<h2>Trama de <em>Il tempo dei semplici</em></h2>



<p>Il libro è ambientato in una Trieste &#8211; terra di frontiera  &#8211; di periferia. <br>I personaggi:  due genitori, persone <strong><em>di un altro secolo</em></strong>, uniti da un amore che li fa <strong><em>brillare come una stella sola</em></strong>, e il figlio che vuole imparare  a prendersene cura.  La madre, dalla voce<strong><em> azzurra</em></strong>, è capace di ridere <strong><em>esplodendo come una peonia selvatica  che sboccia clamorosa</em></strong>.   Il padre &#8211; che tutto sa  aggiustare &#8211; ha fatto proprio un codice basato su comportamenti leali per il quale non esistono deroghe.  </p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p> &#8230;<em>dell&#8217;amore non si parla, l&#8217;amore per loro si esprime a gesti: uno sguardo, una pacca sulla spalla, un abbraccio  o un silenzio. Dell&#8217;amore non si parla perché non si sa dove si va  a finire.</em></p>
</blockquote>



<p>Mentre la morte  si avvicina  &#8211; ma ancora esitante &#8211;  il figlio rivive il tempo delle cose semplici, su cui il padre e la madre hanno fondato  la loro vita.  E&#8217; un tempo ultimo in cui  si rinominano fatti, oggetti, persone;  si ricordano i viaggi verso Giù: il Sud da cui sono emigrati.  Giù è la terra fertile, è la cucina, è la vecchia casa; Giù sono i parenti. </p>



<p>Ma nulla è triste nella malattia e nell&#8217;approssimarsi della fine,  splende la vita, brillano la gratuità e la spontaneità dei gesti, l&#8217;amore  tra i due coniugi,  quello dato agli altri e quello insegnato al figlio.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>La  sospensione della morte, la fragilità, la forza dell&#8217;amore e la saggezza delle cose preziose risaltano sullo sfondo  della Trieste marginale descritta dal figlio: </p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>&#8230;<em>eravamo gli scarti della Trieste asburgica, delle banche, dei musei, dei caffè letterari&#8230;Nessuno di noi aveva in casa i romanzi di Svevo e di Joyce o le poesie di Saba. Però molti di noi sapevano cambiare un carburatore o accendere un fuoco con la bora. </em><br><em>Penso che senza la gente come noi Trieste non sarebbe l&#8217;enigma che affascina gli studiosi e i turisti. Sarebbe una piccola città ordinata, quasi muta.</em></p>
</blockquote>



<p>Ho trovato questo libro struggente, mi sono incollata alle sue pagine e  alle immagini concrete, ai dettagli del quotidiano, mi sono appiccicata a questo tempo ultimo e puro.  Commovente l&#8217;amore di una coppia, incapace di vivere nell&#8217;assenza l&#8217;uno dell&#8217;altro: </p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p><em> Se muore prima papà, mamma resterà orfana. Non saprà più respirare. Se muore  mamma il papà non non aggiusterà le cose rotte, né si aggiusterà.</em></p>
</blockquote>



<p>Anche la tenerezza del figlio, la sua disponibilità nell&#8217;imparare a<strong><em> parlare ai vecchi </em></strong>sono  parte fondamentale del libro. La scrittura  con capitoli brevi, come brevi sono le frasi, fulminee, pronte a colpire, rende il libro facile da leggere, anzi da divorare. </p>
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		<title>&#8220;Arrendevolezza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 05:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'insonnia ha vinto dentro il galleggiare aggrovigliato di sensazioni ibernate durante il giorno - di notte la testa s'impiglia dove dubbi e congetture premono...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;insonnia ha vinto dentro il galleggiare aggrovigliato di sensazioni ibernate durante il giorno &#8211; di notte la testa s&#8217;impiglia dove dubbi e congetture premono &#8211; mentre l&#8217;inquietudine si impennava. Controllare l&#8217;ora  non faceva slittare il tempo &#8211; essenzialmente un agguato, appiattito dalle trappole di un sonno frammentario &#8211; ma solo andare più a rilento.<br>Anche se ho cercato di rabbonire un molesto ronzio all’orecchio che trillava senza requie e sistole ammattite a sgocciolare ricordi, grumi contorti, con pagine da leggere. Ma la consolazione di entrare nelle vite imperfette degli altri &#8211; luoghi sconosciuti, ma emozioni affini &#8211; che trovo nei libri non è bastato, come non è bastato cullarmi dentro l’inconsistenza delle autorassicurazioni.<br>Neppure aver fatto l’elenco delle cose portate a termine il giorno prima, riavvolgendo dettagli del quotidiano, o quelle da completare il giorno seguente, è servito.</p>



<p>Devo dare uno strappo a questa notte troppo lunga, consegnarmi al nuovo giorno, in cerca di spiragli al di fuori di lenzuola appiccicose.<br>Un’altra resa è pronta ad aspettarmi davanti allo specchio impietoso del bagno che rinfaccia gli sgretolamenti.<br>Attraverso il corridoio dove il cactus di Natale mi omaggia di un piccolo tappeto di boccioli rosa. Fino a qualche giorno fa dai fusti reclinati, una verde parrucca a cascata, occhieggiavano generosi i fiori, vezzose gonnelle di ballerine; ora la pianta si è arresa, congedandone a manciate, sgualciti e accartocciati sul pavimento.<br>Sul tavolo di cucina la pagina intonsa di ieri sera &#8211; un foglio bianco senza righe o quadretti non invogliava le lettere a depositarsi &#8211; mentre galoppavano pensieri, pensieri a valanga che non si traducevano in parole. E quando c’erano, le parole, navigavano dentro il loro disordine, non si lasciavano recintare, non si piegavano alle esigenze di una trama.<br>Di fronte alla fatica di una storia da raccontare, ho desistito prima che straripassero sensazioni a gremire un foglio senza la dignità dei punti.</p>



<p>Apro le imposte della stanza ed entra solo una patina opaca. Dal cortile proviene il miagolio del nostro gatto; il suo desiderio di libertà fa sì che esiga di passare la notte fuori.<br>Di solito lo osservo con una riprovevole sufficienza, considerandolo un rimpiazzo – un cane fedele e generoso sostituito da questo animale poco comunicativo – cui abbiamo affidato anche il nome il più banale, uno che non favorisse diminutivi: <em>Teo</em>, quasi a significare “visto che ci sei, rassegnati a un monosillabo”.<br>A un miagolio è difficile rispondere, così scendo le scale e apro la porta. Teo irrompe, mi passa tra i piedi, si precipita sui gradini. Ma non lo seguo; l’istinto mi porta a uscire, a cercare appigli di leggerezza per rammendare fili sdruciti e insidiosi, a crogiolarmi dentro una calma indisturbata.<br>L’aria è cristallo puro; il freddo mi sorprende con affilate punture di spillo sul viso, sulle mani.<br>Sulla strada principale qualche rara automobile: la vita altrui, annunciata da sporadici getti di luce che si avvicinano progressivamente e tagliano in due l’oscurità, si rimette in moto.<br>E’ il mondo di chi deve correre, organizzare; un respiro di sollievo parte incontrollato pensando che non è più il mio mondo.<br>E’ questo ora il mio mondo, quello da cui bramo ritornare appena mi distacco anche per poco. Qui dove ora è tutto così quieto, tutto defluisce lento. Dove il silenzio a volte è anche la cura, dove l’inquietudine si lava e diventa una soffusa malinconia. Dove le radici mi rassicurano anche senza consumati, ingialliti atti di proprietà.</p>



<p>Non mi serve la luce per orientarmi anche se il carpino mi  sbatte in faccia uno dei suoi rami, mentre avverto sotto le ciabatte il cricchiare della galaverna, ma dentro il buio precario del primo mattino posso solo immaginarla nella sua stabilità luccicante e provvisoria. C’è l’orto, a due passi; c’è la vecchia casa dei miei genitori che  ricorda l’affanno di metterci mano, frugare tra gli oggetti, scegliere cosa trattenere e di cosa liberarsi, ma anche partecipare alla speranza di chi vuol farla rivivere.</p>



<p>La terra esala indifferenziati profumi di pulito allacciati tra loro, quelli della notte mescolati a quelli del giorno.<br>Il cielo, dove restano imperturbabili le ultime stelle, è un palcoscenico, uno spazio incerto che cambia lentamente: da blu sta assumendo i toni del grigio, là in fondo di un bianco lattiginoso. Percepisco la corona ondulata dei monti; gli alberi sono ancora una massa compatta, ma in in breve il profilo è nettissimo. Mentre si aprono margini sempre più ampi del giorno &#8211; in fondo a questa notte c’è una nuova timida alba &#8211; mi sento parte di qualcosa di più grande, come se il turbinare di preoccupazioni non avesse più legittimità.<br>Rientro in casa dove, in gesti consolidati, preparo la moka di caffè da bere più tardi in due, in una vicinanza che resiste all’usura del tempo.<br>Si avvicina il gatto con le sue fusa voluttuose e l’avanzare imperioso. Poi, appagato, sale su una sedia, s’ingarbuglia su se stesso, si consegna a un sonno che durerà quasi tutto il giorno.</p>



<p>La notte, una parentesi vestita di incertezze, mi riconsegna al giorno accarezzandomi con una mitezza disponibile a non avere le risposte a tutte le domande.<br>Non opporrò resistenza davanti a uno specchio poco gratificante a ricordare i solchi dell’età:  distillerò una consapevolezza che mi farà venire a patti con il presente.<br>E non importa se non riuscirò la liberare le parole dai nodi e quel foglio sopra il tavolo resterà vuoto.<br>Rifaccio l’elenco delle prime cose da fare: una telefonata a un parente, un cassetto da sistemare, riconnettere il tablet &#8211; vista l’abitudine di chiuderlo presto la sera non sia mai che qualcuno abbia cercato il contatto.<br>Arrendersi è  lasciarsi blandire dalla rivincita rassicurante delle azioni quotidiane e, se non si vola leggeri, tenersi stretta almeno una manciata di speranze impacchettate.</p>
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		<title>&#8220;Più in là del silenzio&#8221; &#8211; Fabrizio Guarducci e Monica Milandri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Più in là del silenzio" è un romanzo di Fabrizio Guarducci e Monica Milandri, pubblicato agli inizi di marzo 2026 dalla casa editrice Le lettere</p>
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<p>&#8220;Più in là del silenzio&#8221; è un romanzo di<strong> Fabrizio Guarducci</strong> e<strong> Monica Milandri</strong>, pubblicato agli inizi di marzo 2026 dalla casa editrice <strong>LE LETTERE</strong>.  <br>Nelle 106 pagine del libro è concentrato il percorso di una coppia in crisi che, in un silenzio terapeutico,  scopre l&#8217;efficacia di gesti gentili che sostituiscono le  parole.<br>Si ringrazia la <a href="https://www.lelettere.it/libro/9788893665933" target="_blank" rel="noreferrer noopener">casa editrice</a> per l&#8217;omaggio di copia cartacea.</p>



<h2>Trama di <em>Più in là del silenzio</em></h2>



<p>Le parole tra Teodoro e Claudia &#8211; una coppia dai ritmi ripetitivi, nella pienezza  dell&#8217; età adulta &#8211; <strong><em>non affondano nel profondo</em></strong>. Teodoro &#8211; cresciuto in un ambiente <strong><em>dove le parole si pesavano come oggetti fragili</em></strong> &#8211; è impegnato nella carriera accademica tra lezioni e conferenze, con la mente sempre altrove, imbrigliato in abitudini <strong><em>stirate come  camicie</em></strong>.  La sua compostezza  per Claudia è soprattutto distanza. Quest&#8217;ultima &#8211; cresciuta in un ambiente più vitale, a volte ricco di confusione &#8211; in un bisogno di concretezza e di equilibrio, cataloga, seleziona,  cerca un ordine affettivo.  <br>Tra loro l&#8217;amore è travestito da attenzioni pratiche, ma ci sono silenzi e distanze sempre più abissali.<br>Ciò che li salva sarà un percorso per sottrazione in cui smetteranno abitudini calcificate, dimenticheranno parole  che sono solo corde tese e scopriranno, dentro un silenzio nuovo, una stupenda essenzialità. </p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Cosa dovrebbero pensare gli amici invitati  a  cena  da Teodoro e Claudia quando si sentono dire che è proibito parlare? Perplessi, non sanno ancora che  sperimenteranno una parte del percorso che la coppia ha già intrapreso: nel silenzio parlano i dettagli, il tempo rallenta. Al posto di frasi convenzionali, con parole accantonate, si apre uno spazio vergine   arricchito di osservazione e di acutezza. <br>Claudia e Teodoro, stanchi di <strong><em>&#8220;silenzi come parte dell&#8217;arredamento&#8221;,</em></strong>  trovano un silenzio denso, senza ostilità, senza domande sospese, liberandosi di dolori e ferite archiviati. <br>In una lettera, che Teodoro non consegnerà mai a Claudia, fa un bilancio esistenziale, mette ordine ai suoi pensieri e dà una svolta alla sua vita. <br>In un vaso che insieme ricompongono scoprono la bellezza dei pezzi riaggiustati, metafora del cammino intrapreso. <br>Con una scrittura  solo all&#8217;apparenza semplice &#8211; precisissime le parole scelte &#8211; questo libro lascia, deposita tracce, in una critica lucida  alle chiacchiere inutili e in un invito  al silenzio che fa emergere la purezza dei gesti. <br>Con un avvio delicato allo svolgersi degli avvenimenti, quasi ogni capitolo si apre con  riferimenti alla luce, come fossero capisaldi di un diario: luce calda o impietosa, delicata o lenta, piena o sospesa. <br> Mi piace concludere  riportando versi della poesia che Monica Milandri affida all&#8217;introduzione del libro, facendoci presagire la speranza<strong><em>: &#8220;Camminiamo con il cielo nascosto alle spalle&#8230;il cielo ci riconosce e resta&#8221;</em></strong></p>
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		<title>&#8220;Un padre bugiardo&#8221; &#8211; Maria Luisa Mosele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 07:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Un padre bugiardo" è il romanzo di Maria Luisa Mosele uscito in libreria il mese di gennaio 2026, pubblicato da Morellini. </p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/un-padre-bugiardo-maria-luisa-mosele/">&#8220;Un padre bugiardo&#8221; &#8211; Maria Luisa Mosele</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;<strong>Un padre bugiardo</strong>&#8221; è il romanzo di <strong>Maria Luisa Mosele</strong> uscito in libreria il mese di gennaio 2026, pubblicato da <strong>Morellini</strong>.  E&#8217; la storia di una fuga e di un ritorno, di conflitti generazionali, di orgoglio e  perdono tardivo. <br>Si ringrazia la <a href="https://www.morellinieditore.it/books/un-padre-bugiardo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">casa editrice</a> per l&#8217;omaggio di copia cartacea.</p>



<h2>Trama de <em>Un padre bugiardo</em></h2>



<p>Una telefonata piomba inaspettata  nella vita  della protagonista: è la comunicazione della morte dei genitori in un incidente stradale.  Sofia, dopo la maturità, aveva lasciato la famiglia  per trasferirsi a Padova: il suo sogno era  studiare  psicologia, con un domani da costruire diverso da quello previsto dal padre Adelio. Quest&#8217;uomo, i cui principi si fondavano su Dio, patria e famiglia, non comprendeva il senso di cortei e manifestazioni, dei movimenti studenteschi  &#8211; siamo nel 1977 &#8211;  a cui anche Sofia aveva iniziato a partecipare.<strong> </strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>&#8220;I bravi ragazzi studiano, non ma-ni-fe-sta-no!&#8221; </p>
</blockquote>



<p> A dare rinforzo al disagio e alle idee di Sofia era stato Sergio, un ragazzo con la testa alla  rivoluzione cui lei si era aggrappata per sfuggire al clima familiare.<br>La ragazza e suo padre pagheranno le conseguenze anche nella lontananza: la figura dell&#8217;altro/a dominerà i loro pensieri.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>&#8220;Quando penso di averti raggiunto, mi sfuggi e io arranco per seguirti, papà, ancora come allora, quando facevo di tutto per piacerti. Frugo nella memoria per cercare il momento in cui hai iniziato a odiarmi: prendo e lascio frammenti vita insieme, come fossero scampoli al mercato.&#8221; </p>
</blockquote>



<p> Sofia si ritrova al funerale dei genitori sola coi suoi fantasmi.<br> Nella casa che ora le appartiene rivede la storia triste del matrimonio dei suoi genitori, ma trova anche un passato sconosciuto.</p>



<h2>Recensione</h2>



<p>L&#8217;argomento predominante è il rapporto tra Sofia e il padre.  Gli altri personaggi, compresa la madre, risultano quasi irrilevanti.  Lo strappo che si è prodotto tra padre e figlia per gli scontri ideologici  non si ricucirà . Adelio, nell&#8217;accanimento con cui  si rifiuta di  rimangiarsi le parole, cerca di distruggere il ricordo della figlia.  </p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>&#8220;Come strumenti vivi le dita scivolano sugli oggetti e se ne appropriano, violando la fredda sacralità del passato.&#8221; </p>
</blockquote>



<p>Ambedue mentono: lei nella ricerca di essere  all&#8217;altezza delle aspettative, lui per  credere di averla  cancellata dalla sua vita.  Adelio avrebbe voluto una figlia perfetta, Sofia  in fondo sognava  solo di avere un padre che invece <strong>&#8220;ha raccontato al mondo di avere una figlia ingrata.&#8221;</strong> <br>E quando, dopo il funerale, Sofia frugherà tra le sue carte scoprirà che le mancano tanti tasselli per costruire l&#8217;immagine del padre; di lui ha solo qualche fotogramma.</p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>&#8220;Sembra impossibile quanto possa essere capiente anche un solo cassetto. L&#8217;accumulo di oggetti riempie lo spazio.. è come se volessimo espanderci attraverso gli oggetti.&#8221;</p>
</blockquote>



<p>Scoprire significa venire a patti con i lati oscuri, fare i conti con il dolore, squarciare veli. <br> Anche se il finale restituisce una certa dignità al rapporto tra i protagonisti, non toglie  l&#8217;amarezza per un fallimento così comune nell&#8217;incapacità di comprendere nei tempi giusti le vite altrui, non restituisce  senso all&#8217;insensato. <br>Un libro da leggere, sorretto da una visione lucida e una prosa scorrevole.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/un-padre-bugiardo-maria-luisa-mosele/">&#8220;Un padre bugiardo&#8221; &#8211; Maria Luisa Mosele</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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		<title>Coerenza, innanzitutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 14:54:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando l’assistente del dentista chiede se, nell’ultima seduta, abbia dimenticato un giubbino rimango pietrificata sulla poltrona...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/coerenza-innanzitutto/">Coerenza, innanzitutto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.amantideilibri.it/wp-content/uploads/2026/02/coerenza-1-1024x573.jpg?x19923" alt="" class="wp-image-19287" width="686" height="384"/></figure></div>


<p>Quando l’assistente del dentista chiede se, nell’ultima seduta, abbia dimenticato un giubbino, mentre lo va recuperare, rimango pietrificata sulla poltrona, sigillata dentro una vaga inquietudine. Da specificare: non per l’imminente, temuta aggressione ai denti, bensì per l’attesa di vedere l&#8217;indumento.<br>Poco dopo l’assistente me lo sbandiera davanti &#8211; una taglia in meno, un colore improponibile &#8211; e io, illuminata nello spirito, quasi quasi l’abbraccerei. Non per aver recuperato un indumento perso, ma per la ragione opposta: non è mio. Rivolgo un pensiero affettuoso alla sconosciuta proprietaria del giubbino non potendole dire, commossa: &#8211; Batti il cinque! &#8211; visto che mi sta regalando quella benevola, solidale sensazione di comunanza. Con qualcuno appartenente alla schiera degli sbadati, di coloro che abbandonano cose in giro.<br>Come me, come noi.<br>Col pronome plurale s’intende io e mio marito. Noi due – quando si dice condividere gli stessi ideali! – seminiamo, dimentichiamo, perdiamo oggetti. Ovunque. Non si contano le volte in cui un gestore del bar ci rincorre sventolando una sciarpa, brandendo un ombrello, o peggio, agitando in una mano il telefono e nell’altra un berretto:<br>&#8211; Dici che chiami proprio noi?<br>E chi sennò?</p>



<p>Quante retrocessioni! A causa della telefonata dell’albergatore per la camicia trovata nell’armadio, oppure del negoziante per la borsa della spesa lasciata sul banco. A volte, ammettiamolo, dopo un’occhiata all’oggetto, con regale indifferenza, abbiamo negato: non era nostro.<br>Meglio perdere una cosetta che la faccia. E con severo sdegno, convincente distacco, virtuoso sprezzo, abbiamo abbandonato al suo destino, in modo definitivo, l’oggetto in questione.</p>



<p>Ahinoi, quando siamo in partenza da casa delle nipoti, sono queste ultime a farci le raccomandazioni:- Avete tutto?<br>Noi, a capo chino, trovando interessanti anche le fughe delle piastrelle:- Ci sembra di sì.<br>Salvo poi&#8230; ecco la solita chiamata che induce alla retromarcia:<br>&#8211; Avete dimenticato la/lo/le/gli: giacca, zaino, ciabatte, chiavi.<br>Mentre assumiamo la faccina delle emoticon, quella della bocca spalancata, la vergogna ci assale.<br>Basterebbe molto meno – ma c’è sempre un oggetto dimenticato qua, un altro là, e dai oggi e dai domani &#8211; perché la reputazione venga segnata in modo irrimediabile anche per persone grossomodo affidabili come, ostinatamente, ci riteniamo di essere. Non volendo rassegnarci a una vita sociale in caduta libera, ci affidiamo alla commiserazione altrui, considerando che non si tratta dell’innocua stravaganza degli adolescenti, i quali possono far leva sugli ormoni e, in generale, sul loro complesso meccanismo interno.<br>Il solo lato positivo di questo continuo lasciare in giro oggetti si vedrà in seguito: se una futura demenza inizierà, difficilmente ce ne accorgeremo, visto che da una vita dimentichiamo.</p>



<p>E, da non crederci, ma lo posso dire: la mia memoria è buona.<br>Persone, eventi della vita, belli stampati con le loro didascalie mentali in modo preciso: &#8211; Che data era quando…?<br>Eccomi a sfoderare giorno, mese, anno, dettagli, tempo meteorologico – mancherebbero solo eventuali millimetri di pioggia caduti. Ricordi classificati, suddivisi per cronologia ma anche per genere, tra quelli buoni buoni, gli abbastanza buoni, i dolorosi da tirar fuori per non abituarsi troppo a quelli buoni &#8211; perché quando le cose vanno bene il sospetto che non te le meriti o, sotto sotto, qualcosa accadrà, persiste &#8211; quelli ossessivi, perfino gli insignificanti che, chissà per quale motivo, si sono insediati.</p>



<p>È il presente il nodo cruciale: gestire la quotidianità. Com’è possibile?- si chiederà una persona attenta, organizzata. Ma, portate pazienza, obietto e mi oppongo dinanzi a che si è beccato tutti i geni relativi al controllo. Una persona normale, insomma. Le nostre, purtroppo, sono abitudini appiccicate addosso come quelle alghe che ti porti dietro al mare e, pur cercando di scrollartele dal piede, non te ne liberi.<br>Se la storia non insegna, figurarsi le esperienze: pianificazioni belle precise, impegnate, che svaporano.</p>



<p>Prima di affrontare una faccenda più vergognosa, di cui parlerò in seguito ho bisogno &#8211; come trovo confortante, anche nella vita, rifugiarmi negli incisi &#8211; di divagare. Dopo aver tentato di scomodare Freud, ho allontanato sprezzantemente la sua teoria sulle dimenticanze pensando che risulti più convincente quando si occupa di quel disgraziato di Edipo. Come può azzardare che se, mettiamo, uno dimentica le chiavi della macchina sia perché non abbia voglia di partire? Ma quando mai?</p>



<p>Ora però, in totale assenza di impudicizia &#8211; se devo nutrire il senso di colpa, beh, alimentiamolo &#8211; è venuto il momento di confessare ciò per cui ho tergiversato: lo scambio.<br>Lungi da noi voler sgraffignare qualcosa. Però succede. Prendiamo qualcosa che assomiglia al nostro oggetto e lasciamo lì quello che ci appartiene. Solitamente veniamo richiamati, specie se il cambio non è a favore del derubato.<br>Altra questione, tanto perché non si pensi che non ci impegniamo: il timbro.<br>In barba alla privacy abbiamo il numero di telefono stampato su un infinità di cose. Ombrelli, scatolina delle medicine da viaggio, e naturalmente biglietti con l’indirizzo ficcati ovunque. Inoltre portachiavi enormi, visibili, portafoglio di colore rosso da visualizzare bene.<br>Il tempo: questione non secondaria. Quello passato a cercare cose dentro casa. Avanti e indietro. Ripercorrendo lo stesso percorso, frugando negli stessi posti.<br>-Telefonami tu che sento dove si è ficcato il mio telefono (sì, attribuiamo vita decisionale agli oggetti).<br>&#8211; No, stavo per dirti di chiamare tu che non so dov’è il mio.<br>A dir la verità, io, fatalista, fido nel ricongiungimento in futuro: sarà ancora più commovente. Mio marito invece, in queste occasioni, tira fuori il lato attivista partendo in un’investigazione che sarebbe umiliante per Poirot. Così eccoci in uno dei siparietti della nostra routine quotidiana: la sua irrequietezza, il mio fatalismo; il suo cercare, il mio demordere.</p>



<p>Un discorso a parte riguarda gli indumenti scomparsi, non si sa come, dall’armadio (anta sua dove soggiornano maglie vecchie di decenni). Ecco, queste spariscono così per magia un giorno di primavera di grandi pulizie : giurin giurello, io non ne so niente. Negare, e se non si è convincenti sulla testa altrui, ripiegare sulla propria. Ma questo è, appunto, un discorso diverso.</p>



<p>Quella volta ci eravamo impegnati: la speranza che il passato non gettasse le ombre sul presente c’era. Come un mantra ripetevamo che dovevamo far le cose per benino, già rivestiti dell’orgoglio di riuscire a tenere tutto sotto controllo. Si andava in compagnia, diamine, un po’ di amor proprio: saremmo stati in grado di non far sbavature, una volta tanto? Dopo la sosta al ristorante, si riparte; ci si ferma una ventina di chilometri più avanti. Mio marito: &#8211; Dove sarà… e prima che finisca già mi indispettisco (quanto ci aiutano gli eufemismi: in verità, avessi avuto un raggio disintegratore l’avrei fulminato). Questa volta tocca al telefono. Noo! Rifare la strada?<br>&#8211; Ben gli sta – penso, con una nota di perfidia &#8211; che si becchi pure questa figuraccia! Lo aspetterò qui, non lo seguirò in questa sua ennesima dimenticanza.<br>Dopo poco arriva la telefonata. &#8211; Qui con il telefono c’è pure un tablet, cosa dici? te lo porto? Un’evidenza incontestabile; non occorre che controlli lo zaino: sì, è il mio.<br>Il silenzio che cala, la camicetta che diventa un sudario.<br>Meno male che gli amici sono fatti per questo: comprensivi con un’amabil (la loro), resa (la nostra), di fronte ai buoni propositi naufragati, a un’illusione sgretolata, all’attenzione e al controllo andati a zonzo. Come sempre.<br>Il mio, il suo, il nostro impegno frantumato, democraticamente, con un oggetto a testa.</p>



<p>La butto nell’umorismo ma, lasciatemelo dire, è un umorismo amaro quello che si impone davanti a un episodio che, dopo un passato glorioso di sbadataggini, nella sua banale realtà non poteva che essere all’altezza dei precedenti. Coerentemente.</p>



<p></p>
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		<title>Il bistrot dei Duval &#8211; Daniela Foschi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 06:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Il bistrot dei Duval", romanzo di formazione scritto da Daniela Foschi, è stato pubblicato a novembre 2025 da Narrativa Santelli.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;Il bistrot dei Duval&#8221;<strong>, </strong>romanzo di formazione scritto da <strong>Daniela Foschi,</strong> è stato pubblicato a novembre 2025 da <strong>Narrativa Santelli</strong>.<br>Una ragazza strafottente e un uomo  sprovveduto intraprendono insieme un viaggio che cambierà le loro vite. <br>Si ringrazia la <a href="https://www.santellieditore.it/product/il-bistrot-dei-duval/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">casa editrice</a> per l&#8217;invio di copia cartacea.</p>



<h2>Trama de <em>Il bistrot dei Duval</em></h2>



<p>Tizi è una strana adolescente dall&#8217;umore mutevole, stratega e manipolatrice. Alfonso è un uomo disarmato, bisognoso dell&#8217;approvazione di tutti. L&#8217;incontro tra loro, casuale,  quasi assurdo,  non può che assecondare i rispettivi caratteri. Automatico per la ragazza smuovere il senso di protezione in un uomo abituato a sobbarcarsi i guai altrui.<br> Il viaggio che Tizi  propone ad Alfonso però non è casuale; il piano della ragazza è chiaro. Con una serie di bugie, riesce a eludere le preoccupazioni della madre così &#8220;<strong>maniacale come se far risplendere le piastrelle potesse illuminarle l&#8217;anima&#8221;</strong> e servirsi dell&#8217;uomo  per intraprendere un viaggio verso un paesino della Normandia:  Belleville-les-Bains.  Il nome della località, un luogo magico, veniva   pronunciato spesso da suo padre  prima che morisse.  E il bistrot del titolo è un locale  che lui frequentava nei suoi viaggi. <br> Nel paesaggio aspro, a volte desolato, con le stradine impervie, l&#8217;incontro con gli abitanti e i ricordi riportati del padre &#8211; <strong>&#8220;una testa troppo piena di idee per sceglierne una&#8221;</strong> &#8211; provocano una tempesta in Tizi.<br> Nel breve tempo di un&#8217;estate, destreggiandosi tra rabbie e tenerezze, la protagonista riesce perfino a portare  <strong>&#8220;una scintilla di vita in un uomo </strong> &#8211; il vecchio proprietario del bistrot &#8211;  <strong>che si spegneva ogni giorno di più</strong> &#8220;. Una serie di circostanze modificherà le esistenze di tutti i personaggi del libro, aprendo squarci su ciò che sembrava impossibile. </p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Il viaggio mette alla prova  la ragazza <strong> &#8220;dagli occhi che sfidano&#8221;</strong> e quell&#8217;uomo improbabile che, pur nella sua spiazzante ingenuità, ha comunque  qualcosa di fiero nello sguardo.  Magari non sono  così diversi;  se prima volevano solo &#8220;schivare la vita&#8221;, imparano a  ricomporre i frammenti di relazioni difficili.   Alfonso, senza Tizi, avrebbe proseguito nella sua deriva esistenziale. Egli impara che <strong>&#8220;per stare vicino</strong> <strong>a</strong> q<strong>uesta adolescente sempre arrotolata su se stessa, piccola e sottile com&#8217;è  &#8211; che forse aveva bisogno d</strong>i <strong>appallottolarsi per non volare via &#8211; bisogna stare alla distanza giusta&#8221;</strong>. Attraverso nuove conoscenze ed  esperienze,  i due mettono a nudo altri aspetti del loro carattere, quelli che finora erano stati soffocati.  L&#8217;imprevedibilità, le sorprese, le coincidenze, pur delineando punti di svolta e obiettivi di vita e di speranza,  secondo il mio parere, sono  un incastro di situazioni troppo perfetto. <br>Ho apprezzato la ricerca  accurata  sulle fragilità e  sulle infinite sfaccettature dell&#8217;amicizia, mostrate in un linguaggio preciso e scrupoloso.  </p>
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		<title>&#8220;Fumana&#8221; &#8211; Paolo Malaguti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 07:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con "Fumana" (Einaudi 2024), Paolo Malaguti torna nel paesaggio lagunare in cui i lettori sono stati trasportati con "Se l'acqua ride"</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/fumana-paolo-malaguti/">&#8220;Fumana&#8221; &#8211; Paolo Malaguti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con il romanzo &#8220;<strong>Fumana&#8221;</strong>, uscito nel 2024 e pubblicato da<strong> Einaudi</strong>, <strong>Paolo Malaguti</strong> ritorna nell&#8217;ambiente del paesaggio lagunare in cui i lettori sono stati trasportati con <strong> Se l&#8217;acqua ride</strong>. </p>



<p>Di Paolo Malaguti abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/piero-fa-la-merica-paolo-malaguti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piero fa la Merica</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/il-moro-della-cima-paolo-malaguti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il moro della cima</a>“ e &#8220;<a href="https://www.amantideilibri.it/prima-dellalba-paolo-malaguti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Prima dell&#8217;alba</a>&#8220;.</p>



<h2>Trama di &#8220;Fumana&#8221;</h2>



<p>La protagonista, Fumana, nell&#8217;ambiente delle acque del Polesine, in mezzo alle nebbie, è a suo agio<em>  &#8220;<strong>come un rospo nello</strong></em> <strong><em>stagno&#8221;</em></strong>. <br>Nata nel 1882 in una stalla &#8211; la  madre morta di parto e un padre di cui non si hanno notizie &#8211; cresce con il nonno Petrolio in un luogo di<strong><em> vaste distese di acqua ferma che occupano la fetta bastarda di mondo dove i fiumi si impantanano che pare la menino in lungo prima di andare a crepare in mare. Non sai dire cosa è terra, cosa mare e cosa fiume perché tutto è</em> <em>impastato e confuso, calano nebbioni che restano per settimane.</em> </strong><br>Naturale  per la bambina guadagnarsi il nome di Fumana, cioè nebbia.  Conosce le regole della pesca Fumana, non quelle del cosiddetto vivere civile o dell&#8217;amore.  La sua vita si svolge tutta là in quella  nebbia  che toglie le prospettive,  in una  <strong><em>terra piatta come una lapide</em></strong>. Quando il nonno la cerca è facile trovarla seduta sull&#8217;erba<strong><em> che pare un sasso coperto dal muschio.</em></strong><br>L&#8217;incontro con Lena fa sì che la ragazza  utilizzi il dono di cui madre natura l&#8217;ha provvista:  diventa  <strong>strigossa</strong>, cioè una segnatrice, colei che, con una serie di riti e parole segrete, può curare le persone.  La vita le porterà e toglierà l&#8217;amore, sia quello per Luca che per le poche persone di cui si circonda. Fumana, forte e tenace, si farà scudo con la sua idea di libertà, in una  terra dove, compresa la guerra, gli eventi giungono smorzati. </p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Fumana conosce le insidie della valle quando di notte va  a pescare con il nonno, ma la nebbia è una sorta di protezione contro tutto ciò che si trova al d fuori. </p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p><em>Era cresciuta in un mondo in cui non c&#8217;era niente di dritto, di preciso. I fiumi erano tutti un&#8217;ansa, un ozioso, un perpetuo andirivieni, le valli mescolavano mirabilmente bagnato e asciutto, dolce e salato, vita e morte, in un groviglio eterno e indissolubile che da sempre le era parso magico.</em> </p>
</blockquote>



<p> Nella solitudine assoluta che ricerca soprattutto in tarda età, Fumana trova un equilibrio che non appartiene alla vita degli uomini: nella valle esistono solo i cambiamenti relativi alle stagioni. <br> Le immagini del libro sono  reali e potenti; sì, anche quelle filtrate che ci riportano alla memoria la nebbia che fece da sfondo a tanti film degli anni 70.   La minuzia descrittiva dell&#8217;autore, la delicatezza di un linguaggio raffinato tra italiano e dialetto,  mi hanno affascinato. </p>



<p>Paolo  Malaguti, sia  che ci porti sui monti con <strong>&#8220;Il moro della cima</strong>&#8221; o in un altro continente  con &#8220;<strong>Piero fa la Merica</strong>&#8220;, ci fa vivere gli ambienti, ce li fa  odorare e toccare.  E, inoltre, come non essere toccati dalla forza di Fumana e di Lena,  o dalla rude tenerezza di Petrolio? O da un mondo lontano, così ricco di sfaccettature: le regole arcaiche, l&#8217;essere umano e la natura, la  conquista della libertà per arrivare all&#8217;essenziale?<br>Il romanzo decolla  dalla prima pagina e arriva all&#8217;ultima con una narrazione senza cadute di tensioni o concessioni alla noia.</p>
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		<title>&#8220;Quello che so di te&#8221; &#8211; Nadia Terranova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autobiografico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Quello che so di te" (Guanda 2025) è un romanzo intimo in cui l'autrice, Nadia Terranova, insegue la storia  della sua bisnonna.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/quello-che-so-di-te-nadia-terranova/">&#8220;Quello che so di te&#8221; &#8211; Nadia Terranova</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;<strong>Quello che so di te&#8221; </strong>è un romanzo intimo in cui l&#8217;autrice, <strong>Nadia Terranova,</strong> insegue la storia  della sua bisnonna, vissuta  a Messina negli anni &#8217;20 (<strong>Guanda,</strong> luglio 2025).</p>



<p>Di Nadia Terranova abbiamo recensito anche &#8220;<a href="https://www.amantideilibri.it/trema-la-notte-nadia-terranova/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Trema la notte</a>&#8221; e &#8220;<a href="https://www.amantideilibri.it/addio-fantasmi-nadia-terranova/">Addio fantasmi</a>&#8220;.</p>



<h2>Trama di <em>Quello che so di te</em></h2>



<p>L&#8217;esperienza della  maternità porta  Nadia Terranova &#8211; narratrice e protagonista &#8211; a seguire la linea delle donne di famiglia che inizia   dalla  bisnonna. Quest&#8217;ultima, una figura abbastanza misteriosa,  nel 1928, fu internata in manicomio, pur se per un brevissimo periodo.  La cosiddetta Mitologia Familiare &#8211; intreccio  di  racconti approssimativi  &#8211;  non va quasi mai nella direzione corretta, ma sottolinea ed esalta i fatti, oppure li cancella, a seconda delle opportunità. </p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p> &#8220;La parola &#8220;manicomio&#8221; è per me un&#8217;invenzione dentro la scrittura. La Mitologia Familiare non l&#8217;ha mai pronunciata&#8221;.  </p>
</blockquote>



<p> Diventa un&#8217;esigenza ripercorrere e ricostruire il passato di una donna che appare spesso in sogno all&#8217;autrice  che vorrebbe per sé e per la figlia  una vita sgombra dalla paura della follia. Per questo  é necessario il  confronto tra ciò che si sa &#8211; o si sospetta &#8211;  sulla bisnonna,  e i tasselli su di essa  che potranno essere portati  alla luce.</p>



<h2>Recensione </h2>



<p>L&#8217;autrice, nella  fase della vita in cui sente fortemente il bisogno di proteggere la figlia  &#8211;  <strong>&#8220;la (mia)</strong> <strong>bambina deve stare lontana dalla morte, ma com&#8217;è possibile essendo lei pura fisicità?&#8221;</strong> &#8211;  è come vivesse in due tempi diversi. Da un lato il suo presente, dall&#8217;altro il passato e  il bisogno di esplorare i luoghi della bisnonna. L&#8217;autrice cerca testimonianze a Messina, dove la bisnonna visse  <strong>&#8220;perché i luogh</strong>i <strong>non stanno mai zitti&#8221;</strong>.  Leggendo i faldoni del ricovero in manicomio si accorge che, con diagnosi che significano ben poco (ad esempio <strong>&#8221; pericolosa per sé e per gli altri&#8221;) </strong>era possibile internare qualcuno.  Oppure bastava essere solo <strong>&#8220;piagnucolone&#8221;</strong>, definite con un aggettivo che non rende dignità.  Nell&#8217;anamnesi, che dovrebbe essere la trascrizione di come il malato si racconta, appaiono invece sostituzioni con giudizi del medico. Quale ruolo ebbero il marito e  gli altri familiari  nel negare la sofferenza dovuta a un aborto? Sono tempi in cui la sconvenienza esige che non  se ne parli; il silenzio non solo è necessario, perfino  elegante.</p>



<p>In questo libro le parole sono soppesate, controllate, capaci di individuare ogni sfumatura delle emozioni. Interessanti risultano gli aspetti medici soprattutto relativi al  trattamento della pazzia nel passato. La vicenda personale sconfina  a toccare questioni cruciali e ancora attuali. Tra questi, il tema della   maternità quando le donne sono sotto la lente, ma  vengono disconosciute le fragilità. </p>
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		<title>&#8220;Contaminante leggerezza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sguardo spazia tra lo stendersi ordinato delle gradazioni dei viola, dei gialli, dei verdi, a soppesare sfumature, passando dall'insieme al particolare...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it/contaminante-leggerezza/">&#8220;Contaminante leggerezza&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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<p>Lo sguardo spazia tra lo stendersi ordinato delle gradazioni dei viola, dei gialli, dei verdi, a soppesare sfumature, passando dall&#8217;insieme al particolare, ai dettagli. <br>Adoro i negozi di frutta e verdura;  se mal sopporto i centri commerciali, affollati e rumorosi, dove capita di affrettare il passo bramando che la musica sparata possa languire passando ad un altro reparto, qui non avverto la fame d&#8217;aria, ingabbiata nel respiro dentro i grandi spazi. <br> Anzi, come fossi all&#8217;aperto, ritrovo l&#8217;avvicendarsi delle stagioni: colori che sbiadiscono all&#8217;arrivo dell&#8217;inverno per esplodere in un tripudio con la ricchezza dell&#8217;estate.</p>



<p>Alcuni clienti oggi a frugare nelle cassette, indifferenti l’uno dell’altro, agguantati ai carrelli, avvinghiati alle borse; una fila di persone invece è radunata nella traiettoria che porta alla cassa.<br> Sono ferma a maneggiare – imprecando &#8211; le borsette fornite al distributore: maledette, sembrano incollate. Mi giro, come se cambiare posizione possa aiutarmi nel districarle. E proprio in questo momento avverto una presenza immobile con lo sguardo fisso su di me.<br> E’ una signora di vecchia fattura; sotto un cappello di paglia, un viso dalla carnagione lattea; una bellezza semplice, solo smitizzata da un abbigliamento sfacciato: maglia a fiori che strepita sulla gonna a quadri. Mi sorride in modo inopportuno. Sono a disagio, mi destabilizza; nessun particolare cui aggrapparmi: non ricordo proprio chi sia questa donna. Dopo l’indugio – cerco affannosamente nella memoria come quando si fruga in modo spazientito per trovare le chiavi dentro la borsa &#8211; la resa: si tratta di un’estranea totale.<br>Quindi, con un filo di sospetto &#8211; e sicuramente mi esce una nota artefatta: &#8211; Ci conosciamo?<br>Lei continua a esibire il suo sorriso che non increspa le rughe, anzi sembra spianarle; ha un luccichio nelle pupille, mentre butta la testa all’indietro: &#8211; No, no, faccia con calma, poi tocca a me.</p>



<p><br>Di fronte a una gentilezza che disarma, imbarazzata, ricambio un sorriso che sicuramente risulterà storpio. Non incoraggio ulteriori approcci; lascio cadere il silenzio. Però, mentre scelgo tra i cespi di lattuga, mi sento insoddisfatta. In qualche modo devo ricostruire questo abbozzo di dialogo: vincendo la riservatezza, mi avvicino alla donna intenta a controllare alcune mele che sembrano uscite dalla fiaba di Biancaneve. La tocco su una spalla, ma leggermente, quasi possa risultare un gesto da giustificare come involontario. Scelgo parole da passare con cautela come stessi cospirando: &#8211; Mi scusi, ma siamo così poco abituati alle persone che sorridono.<br>Lei scuote la testa e, sbarazzandosi di ogni formalità, avvicinandosi con tono confidenziale, pacato, senza sfida né presunzione, risponde con una voce cantilenante: &#8211; Siamo prigionieri dentro la nostra bolla. E il tempo vola via. Senza sorrisi.<br>Aspetto una continuazione che non arriva.<br>Cosa dire? Non c’è risposta che tenga.</p>



<p>Mi allontano; mentre sto spostando il carrello sento una musica di sottofondo. <br>Poi la vedo: è lì, in fondo al reparto dove il sole, appena ostacolato dai finestroni, tagliato dalle tapparelle, ha gioco facile nel dividere le cassette in tante strisce variegate.<br>E’ lei che sta cantando una vecchia canzone; il movimento delle labbra appena accennato, trabocca purezza, distratta e svagata. E’ grazia e poesia.<br>E’ libera. Di sorridere, parlare, cantare. Sembra provenire da un altro mondo.</p>



<p>Un cliente si ferma, la osserva, fa un un cenno a significare che qualche rotella di sicuro manca, guarda me cercando condivisione per quella compassione provata: non l’avrà. Non potrà sciupare la mia convinzione che nella vita degli altri sia necessario entrare in punta di piedi.<br>Mentre mi avvicino alla cassa, mi ritrovo a sorridere anch’io, così, senza un motivo; ogni tanto lancio un’occhiata a quella donna assorbita dal suo soliloquio canterino che ignora gli sguardi e sprigiona energia. Col solito sorriso stampato, si muove senza fretta, le mani accompagnano le note con distratta leggerezza, come lei non si trovasse qui tra zucchine e melanzane.</p>



<p>E così me la immagino scalza, coi piedi che danzano in mezzo ai papaveri, tra le pietre, o sulla sabbia, la vedo scavalcare steccati.<br>Pronta ad allontanare sempre più il genere di conversazione con persone risentite, predisposte a blaterare monologhi, a navigare tra sentimenti biliosi, a rovesciare grumi di risentimento, a sciorinare commenti inconsistenti, a gridare più forte, provo un’istintiva simpatia di fronte a chi parla una lingua diversa.</p>



<p>Non so chi sia questa donna, ma penso sia confortante costruirsi i dettagli di una persona, completare una storia anche con una specie di garza sugli occhi.<br>Senza aver la pretesa di sovraccaricare di significati un breve incontro, finito in fretta, un momento come un altro di quelli che capitano a volte, mi sento investita da una contagiosa leggerezza.<br>Sì, può capitare di riconciliarsi momentaneamente con la vita, grazie a qualcuno che sorride in un negozio di frutta nell’inedia di una giornata d’estate.</p>
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		<title>&#8220;Viaggi e destini&#8221; &#8211; Massimo Raciti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loretta Casagrande]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 17:02:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Viaggi e destini" è stato autopubblicato a giugno 2025 da Massimo Raciti. Da una lettera nasce la scoperta di una storia di emigrazione. </p>
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<p>&#8220;<strong>Viaggi e destini</strong>&#8221; è un  libro autopubblicato a giugno 2025 da <strong>Massimo Raciti. </strong><br>Da una lettera rimasta a ingiallire in una scatola nasce la curiosità di scoprire una storia di emigrazione. <br>In questo libro, seguiamo il viaggio del protagonista  e, parallelamente, quello dei suoi antenati avvenuto più di cent&#8217;anni prima verso il Sudamerica.<br>Si ringrazia l&#8217;autore per l&#8217;invio di una copa omaggio in formato cartaceo.</p>



<h2>Trama di <em>Viaggi e destini</em></h2>



<p>Affascinato fin da piccolo all&#8217;idea di avere dei parenti sparsi per il mondo, Sebastian, il giovane protagonista del libro &#8211; l&#8217;autore stesso &#8211; chiude con attività insoddisfacenti,  la mancanza di obiettivi  e uno stato generale di apatia.  Parte alla ricerca delle sue radici.  &#8211; <strong>Ho deciso di andare in Brasile e poi a Buenos Aires</strong> &#8211; è ciò che annuncia ai genitori. <br>Centoventun anni  prima, nel 1893, anche Vincenzo e Luisa decidevano di partire per il sud del Brasile, ma con motivazioni comprensibilmente diverse: la fatica, la fame, cinque figli da allevare. </p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p><em>&#8220;(&#8230;) con sguardo pensieroso passò la mano sulle poche cose che avrebbero portato via. Ogni oggetto racchiudeva un pezzo di casa, un frammento della loro quotidianità che li avrebbe accompagnati oltre l&#8217;oceano&#8221;.</em></p>
</blockquote>



<p>Dopo un viaggio faticoso  &#8211; con  il pensiero di aver lasciato al paese due figli &#8211; ma non scevro di speranze, la famiglia trova alloggio a San Paolo, nelle piccole stanze  di un &#8220;cortico&#8221;, in una piantagione di caffè.  Il sogno  di ritornare in Italia viene infranto con il furto dei risparmi. A causa del crollo del prezzo del caffè  e la crisi conseguente,  Vincenzo, Luisa e i figli sono costretti a emigrare nuovamente in cerca di lavoro, stavolta in Argentina.</p>



<p>Il giovane autore seguendo le tracce di Vincenzo e Lucia, suoi quadrisnonni, affronta il viaggio verso il Brasile con un diverso stato d&#8217;animo e con tutte le comodità dei tempi,  mosso da quella  curiosità che  da sempre lo ha motivato nelle scelte di vita.  </p>



<h2>Recensione</h2>



<p>Vincenzo e Luisa lasciano l&#8217;Italia esclusivamente per motivi di sussistenza: con cinque figli da mantenere erano finiti in una miseria da cui risultava impossibile riscattarsi. Solo il Brasile  pareva offrire salvezza,  pur con la durezza che l&#8217;ambiente prospettava.  Sebastian invece ha bisogno di riordinare la vita e le sue priorità, concludere attività  e trovare nuove idee.  Qualcosa gli dice che per avventurarsi in progetti futuri sia   necessario prima cercare  quelle radici sfuggenti, di cui ha avuto sentore ritrovando una vecchia lettera. </p>



<p>Due vicende si alternano in questo libro;  personaggi diversi, viaggi  esteriori e interiori  che non collimano  né nel tempo né nelle modalità.  Una famiglia mossa da questioni pratiche;  un ragazzo da curiosità. L&#8217;altrove per Vincenzo e Luisa è qualcosa di sconosciuto, per Sebastian è toccare con mano ciò che già conosce con Google. </p>



<p>Per Sebastian l&#8217;idea di emigrazione è questa: </p>



<blockquote class="wp-block-quote">
<p>L<em>&#8216;emigrazione è dichiarazione di libertà e speranza. E&#8217; decidere che il mondo intero può appartenerti, se hai il coraggio di farlo tuo. Ogni luogo, in fondo, è di ognuno. Non c&#8217;è bisogno di essere nati in un posto per sentirlo casa.</em></p>
</blockquote>



<p>Sicuramente lo stesso pensiero non poteva essere condiviso da  coloro che partivano verso l&#8217;ignoto lasciando  sicurezze, parenti  e figli.<br>L&#8217;empatia del lettore, più che all&#8217;inquietudine di Sebastian, è rivolta  a Vincenzo e Luisa,  al loro viaggio<strong> su una nave da pareti</strong> <strong>arrugginite dalla salsedine</strong>, schiantati, ricolmi di nostalgia, nel ricordo lancinante dei figli lasciati al paese.</p>



<p></p>
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