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	<title>Drammatico - AMANTIDEILIBRI.IT</title>
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	<description>Recensioni, racconti, interviste e tanto altro!</description>
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	<title>Drammatico - AMANTIDEILIBRI.IT</title>
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		<title>&#8220;Pezzi&#8221; &#8211; Giorgia Tribuiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 05:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Giallo]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo libro dell'autrice abruzzese Giorgia Tribuiani “Pezzi” è una favola nera pubblicata da Il saggiatore a marzo 2026 </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/pezzi-giorgia-tribuiani/">&#8220;Pezzi&#8221; &#8211; Giorgia Tribuiani</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per parlare del nuovo libro di Giorgia Tribuiani, “Pezzi” (Il saggiatore 2026) ci vuole tanto ordine in testa. Vediamo se lo trovo (spoiler: l’ho trovato).</p>



<p>Di Giorgia Tribuiani abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/recensione-guasti-giorgia-tribuiani-giada-e-la-profezia-che-si-autoavvera/">Guasti</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/blu-giorgia-tribuiani/">Blu</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/padri-giorgia-tribuiani/">Padri</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/binari-giorgia-tribuiani/">Binari</a>” e “<a href="https://www.amantideilibri.it/dissolvenza-giorgia-tribuiani/">Dissolvenza</a>”.</p>



<p>Ringraziamo la <a href="https://www.ilsaggiatore.com/libro/pezzi">casa editrice</a> per la copia cartacea ricevuta in omaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Pezzi</em></h2>



<p>A un’intera comunità dagli usi medievali viene sottoposto un gioco macabro. Alcuni pezzi di corpo vengono consegnati da merli sconosciuti agli abitanti del villaggio, insieme a un messaggio: tutti devono giocare e provare a indovinare di chi siano, per poterlo salvare. Hanno cinque tentativi a disposizione. E devono rispettare le regole.</p>



<p>Tra tutti i modi in cui una comunità potrebbe reagire a una situazione del genere, Giorgia Tribuiani sceglie la reazione caotica. Degli abitanti non conosciamo il nome ma solo il ruolo sociale, come in in certe opere medievali (per deformazione professionale mi sono venuti in mente subito <em>The Canterbury Tales</em>): la Verduraia, il Dottore, la Figlia del Possidente e così via. Da questo punto di vista, la struttura può richiamare anche l’ “Antologia di Spoon River”. Riceviamo una pianta del villaggio per seguire il gioco meglio – perché a questo punto iniziamo a immaginare un gioco di ruolo, tipo “Dungeons and Dragons”.</p>



<p>Insomma, scatta subito la caccia all’uomo. Si fa l’appello, si investigano le relazioni. Nelle relazioni scaviamo sempre più a fondo, fino alle loro parti più torbide. Si innescano dinamiche imprevedibili, si prendono decisioni brutali, si cerca un capro espitatorio. Intanto, il tempo scorre veloce: riuscirà ogni pezzo di questa storia a tornare al suo posto?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Il primo impatto è travolgente. La scrittura di Giorgia Tribuiani si impone in tutta la sua maturità, è un fiume in piena, sorprendente, difficile da arrestare. Anche la riconoscibilità dell’autrice è chiara: la scelta di una parola sola per il titolo, il gioco di dare al protagonista un nome che inizi per G, la fascinazione per il perturbante.</p>



<p>Tutto il resto è nuovo: “Pezzi” è il libro più lungo che la scrittrice abruzzese abbia prodotto sinora. La trama è la più complessa, la voce la più polifonica. Le scelte, le più torbide.</p>



<p>La narrazione richiama i toni leggendari e a volte confusionari della narrazione orale. Ripetizioni, ridondanze, prolissità, avvitamenti, discorso indiretto libero sono presenti quasi ininterrottamente per 316 pagine. Andare avanti è qualcosa a metà tra un atto di masochismo e un gesto di devozione verso questa autrice, che ha fatto dell’indagine sul perturbante la sua bandiera, anche come docente di scrittura (da qui il saggio del 2023, “<a href="https://www.audinoeditore.it/libro/9788875275587">Scrivere il perturbante</a>”).</p>



<p>Io sono andata avanti per devozione. E vi devo dire che da un certo punto in poi è lo stesso intreccio, con i suoi ganci, i suoi rilanci, le sue piroette e i suoi enigmi, a esigere che si proceda nella lettura. Come in un libro di <a href="https://www.amantideilibri.it/?s=shirley+jackson">Shirley Jackson</a> siamo sospesi nella premonizione di qualcosa che sta per accadere. Questo qualcosa scivola sempre più in là, è continuamente rimandato, mentre altre cose inquietanti accadono a loro volta, in un effetto domino forse inevitabile.</p>



<p>Il titolo non allude soltanto ai macabri pezzi di corpo che vengono portati dai merli, ma anche a come vengono narrati i personaggi. Ogni capitolo si sofferma su un personaggio, proponendoci un pezzo – appunto – sia della storia sua, sia di quella del romanzo. Abbiamo quindi una fulminea trama verticale e una orizzontale, come nelle puntate di certe serie tv.</p>



<p>Il risultato è che il lettore diventa sempre più smanioso di vedere apparire il puzzle completo. Arrivata al finale, mi sono sentita come emersa da una lunga apnea. Però, sapete una cosa? Avendo imparato a conoscere i numerosi abitanti del villaggio, diventata loro amica, diciamo, ho avuto voglia di ricominciare la lettura, per godermi ancora meglio il linguaggio, i colpi di scena, le scelte.</p>
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		<title>&#8220;Quattro presunti familiari&#8221; &#8211; Daniele Mencarelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 05:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo romanzo di Daniele Mencarelli, “Quattro presunti familiari”, è stato pubblicato all’inizio del 2026 da Sellerio editore</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/quattro-presunti-familiari-daniele-mencarelli/">&#8220;Quattro presunti familiari&#8221; &#8211; Daniele Mencarelli</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il nuovo romanzo di Daniele Mencarelli, “Quattro presunti familiari”, è stato pubblicato all’inizio del 2026 da Sellerio editore. È un romanzo psicologico sulla perdita.</p>



<p>Di Daniele Mencarelli abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/tutto-chiede-salvezza/">Tutto chiede salvezza</a>”. “<a href="https://www.amantideilibri.it/la-casa-degli-sguardi-daniele-mencarelli/">La casa degli sguardi</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/fame-daria-daniele-mencarelli/">Fame d’aria</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/degli-amanti-non-degli-eroi-daniele-mencarelli/">Degli amanti non degli eroi</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/brucia-lorigine-daniele-mencarelli/">Brucia l’origine</a>”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Quattro presunti familiari</em></h2>



<p>Siamo a Latina, un paese laziale che riverbera ancora di spirito fascista. Viene rinvenuto un cadavere, o per meglio dire uno scheletro, la cui identità sarà presto svelata dagli esami del DNA. Vengono rintracciati tre possibili nuclei famigliari a cui questi resti possono appartenere in base alle denunce di scomparsa: due genitori, un figlio, una sorella. I quattro vengono ospitati in un albergo in attesa spasmodica dei risultati, che slittano di giorno in giorno: l’atmosfera diventa quella di una lotteria, il cui vincitore sarà infelice alla pari dei perdenti.</p>



<p>Sarà l’appuntato Circosta a occuparsi di loro, come un angelo custode. In realtà avrebbe bisogno lui qualcuno che si occupasse della sua anima: in caserma regnano il nonnismo, la corruzione, la violenza gratuita. Ma il maresciallo Damasi, suo superiore, sa che i “carabinieri per bene” esistono ancora.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Non lasciatevi distrarre dal fatto che “Quattro presunti familiari” è uscito con <a href="https://www.amantideilibri.it/?s=sellerio">Sellerio</a> e neanche dall’ambientazione in caserma. Non aspettatevi un giallo e non lamentatevi se non lo trovate. Daniele Mencarelli non è un giallista e se vi sembra di non riconoscere la sua penna in questo libro è perché è precedente a tutti gli altri.</p>



<p>La vicenda si sfilaccia nella violenza gratuita e nei problemi irrisolti del protagonista, in alternanza a un sistema corrotto che resta in attesa di un Salvatore.</p>



<p>“Quattro presunti familiari” è un romanzo dedicato apertamente “Agli scomparsi nel nulla e alle loro famiglie, in supplizio perenne”. È un romanzo in cui è facile, per chi sa cercarla, trovare la sensibilità di Mencarelli per i non visti e per il disagio psicologico.</p>



<p>Il senso di questo libro non è nella suspense dell’indagine o della caccia alla soluzione. Il suo senso è nella sospensione di non sapere se un tuo caro è vivo o è morto e in come i quattro personaggi la affrontano da decenni; in come la affrontano nei pochi giorni della vicenda; in come la affrontiamo noi.</p>
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		<title>&#8220;Medea&#8221; &#8211; Christa Wolf</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 05:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Medea” è un romanzo di Christa Wolf del 1996 nella traduzione di Anita Raja pubblicata nel 2021 dalle edizioni e/o.</p>
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<p>Ho dato una seconda possibilità a Christa Wolf e ne sono stata contenta. Ho letto “Medea”, nella traduzione di Anita Raja pubblicata nel 2021 dalle edizioni e/o nella collana “Le cicogne”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Medea</em></h2>



<p>“Medea” è un romanzo pubblicato nel 1996 e si basa sugli studi di Christa Wolf di testi precedenti all’omonima tragedia di Euripide, in cui la figlia del re della Clochide è stigmatizzata come infanticida.</p>



<p>Come spiegato anche nella postfazione di Anna Chiarloni, professoressa emerita di letteratura tedesca all’università di Torino, l’autrice sceglie la narrazione di quella che sembra la storia originaria, su questa maga che si unì agli Argonauti per amore di Giasone.</p>



<p>Qui Medea è una donna passionale, tradita, mai veramente integrata; ed è la stessa società che la respinge a ucciderle i figli. Pare che la versione di Euripide di Medea traditrice, incantatrice e madre degenere sia frutto di una commissione per assolvere i Corinti e presentarli al meglio sulla scena del teatro greco durante le feste di Dioniso. Il mondo greco doveva apparire raziocinante e civile, a confronto con la Colchide sulla costa orientale del mar Nero, arcaica e istintuale, da cui veniva Medea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>La mia avventura oscura con “<a href="https://www.amantideilibri.it/cassandra-christa-wolf/">Cassandra</a>” mi ha spinto a rimandare a data da destinarsi un secondo incontro con Christa Wolf. Il Club del libro della <a href="https://www.facebook.com/PrimoMoroni/">libreria Primo Moroni</a> di Pescara l’ha scelta per il mese di aprile, perché la casa editrice e/o l’ha appena ripubblicata in una nuova veste grafica. Io ho preferito approfittarne per quel secondo incontro con Christa Wolf in “Medea”.</p>



<p>La scrittura di Christa Wolf è sempre abbastanza evocativa, ma secondo me in “Medea” meno ostica. Inoltre ho provato a fare una cosa decisiva: cambiare il mio rapporto con il retelling e abbandonarmi alla narrazione seguendo la coerenza interna del testo e non cercando a tutti i costi il confronto con la storia “originale”. Anche perché, trattandosi di mitologia, abbiamo comunque a che fare sempre con storie inventate.</p>



<p>Cambiando il mio punto di vista è andata bene, e grazie all’elenco iniziale dei personaggi sono riuscita anche a orientarmi pur sapendo pochissimo degli Argonauti.</p>



<p>La sensazione che mi è rimasta, arrivata alla spiegazione finale, è stata quella di aver assistito al raddrizzamento di un torto. Grazie a “Medea” avrò meno riserve di fronte a un libro di Christa Wolf.</p>
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		<title>&#8220;La casa dei girasoli&#8221; &#8211; Adriana Allegri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Arianna Pistoia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 06:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un romanzo d’esordio davvero interessante quello di Adriana Allegri, “La casa dei girasoli” pubblicata dalla Newton Compton a luglio 2025. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/la-casa-dei-girasoli-adriana-allegri/">&#8220;La casa dei girasoli&#8221; &#8211; Adriana Allegri</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un romanzo d’esordio davvero interessante quello di <strong>Adriana Allegri</strong>, “<strong><em><strong><em>La casa dei girasoli</em></strong></em></strong>” (<em>The sunflower house</em>), pubblicata dalla Newton Compton nel mese di luglio 2025. <br>Noi l’abbiamo letto e ci siamo anche commossi. <br>Si ringrazia la <a href="https://www.newtoncompton.com/libro/la-casa-dei-girasoli" target="_blank" rel="noreferrer noopener">casa editrice</a> per la copia omaggio digitale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama de <em>La casa dei girasoli</em></h2>



<p>In un sonnolento villaggio tedesco, la vita di Allina Strauss sembra idilliaca: lavora nella libreria dello zio, prepara lo strudel con la zia e trascorre i fine settimana con gli amici e il fidanzato. Ma è il 1939, Adolf Hitler è cancelliere e Allina nasconde un segreto terrificante: sua madre era ebrea, il che la rende una&nbsp;<em>Mischling</em>. Dopo una notte fatale, in cui perde tutti i suoi cari, Allina è costretta a lavorare come infermiera in una “fabbrica di neonati” gestita dallo Stato, la Hochland Haus. In quel luogo diventa testimone e partecipe degli orrori dello spietato Programma Lebensborn, il progetto di eugenetica ideato da Heinrich Himmler. <br><br>Allina deve celare la sua origine ebraica per sopravvivere, ma quando scopre le violenze che si verificano all’interno di Hochland Haus, è determinata a salvare non solo sé stessa, ma anche i bambini che le vengono affidati. Non sarà da sola, perché verrà aiutata da Karl, un alto ufficiale delle SS che a sua volta nasconde dei segreti. Insieme dovranno decidere quanto sono disposti a condividere l’uno con l’altra e quanto possono rischiare mentre uniscono le forze per mettere in salvo più bambini possibili. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Siamo nel periodo della Germania nazista e già da questo si può intuire di cosa potrebbe parlare il libro. L’autrice racconta gli orrori del programma Lebensborn, mischiandolo con una storia d’amore. <br>La storia tra Karl e Allina. Due ragazzi con dei segreti che si ritrovano a dover affrontare uno dei periodi più brutti della storia tedesca e non solo. <br><br>Leggendo la trama e le prime pagine del libro, sapevo dove la storia sarebbe andata a finire ma leggerlo, è stato tutt’altra cosa. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8230;<em>Il destino di Karl von Strassberg era stato deciso, proprio come quello di Allina, anni prima, e tutti i desideri del mondo non sarebbero bastati per cambiare le cose.</em></p>
</blockquote>



<p>Leggere quella scena specifica (non vi dirò quale per non rivelarvi più del dovuto) è stata una pugnalata al cuore. <br>Sono arrivata alla fine del libro con le lacrime agli occhi e le ho tutt’ora, scrivendo questa recensione. <br><br>Il dolore, l’angoscia, la rabbia dei protagonisti l’ho avvertita in ogni parola, in ogni dialogo ma anche l&#8217;amore di Karl per la sua Allina. Il suo coraggio. Il suo modo di proteggerla a tutti i costi. <br><br>Un romanzo che racconta gli orrori del regime nazista ma anche la speranza: quella di un futuro migliore. Un romanzo che fa riflettere. Ve lo<strong>&nbsp;consiglio.</strong>&nbsp;<br>Ah dimenticavo&#8230; vi serviranno molti fazzoletti durante la lettura! </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/la-casa-dei-girasoli-adriana-allegri/">&#8220;La casa dei girasoli&#8221; &#8211; Adriana Allegri</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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		<title>&#8220;Il giorno dell&#8217;ape&#8221; &#8211; Paul Murray</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 16:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il giorno dell’ape” (“The Bee sting”, la puntura dell’ape) è il nuovo romanzo di Paul Murray (Einaudi, gennaio 2025)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/il-giorno-dellape-paul-murray/">&#8220;Il giorno dell&#8217;ape&#8221; &#8211; Paul Murray</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Il giorno dell’ape” (“The Bee sting”, la puntura dell’ape) è il nuovo romanzo di Paul Murray, tradotto da Tommaso Pincio per Einaudi. È in libreria da gennaio 2025.</p>



<p>L’ho ascoltato su Audible per la <a href="https://www.facebook.com/events/2879911635521448?acontext=%7B%22event_action_history%22%3A[%7B%22surface%22%3A%22group%22%7D]%7D">lettura condivisa</a> del gruppo Facebook Leggo Letteratura Contemporanea e adesso provo a spiegare perché tutti ne parlano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama de <em>Il giorno dell’ape</em></h2>



<p>La crisi economica di una famiglia di quattro membri si rivela solo la punta dell’iceberg di problemi trascinati da anni, anche esistenziali.</p>



<p>Padre, madre, figlia neomaggiorenne e figlio adolescente vivono le loro piccole grandi scosse in simultanea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>L’intreccio de “Il giorno dell’ape” è architettato bene. La vicenda avanza abbastanza spedita attraverso il punto di vista parziale dei personaggi, di cui così conosciamo background, segreti, fatiche, dolori e gioie passati e presenti.</p>



<p>È fatto anche in modo che la prima parte sia dal respiro ampio (forse anche troppo) con molta attenzione sui personaggi &#8211; un po’ di più sugli adulti – e che poi piano piano il fiato si accorci stringendosi sempre di più fino alla conclusione.</p>



<p>I parallelismi e le opposizioni tra i personaggi dentro il romanzo sono numerosi. Equivoci, tentativi di felicità, cantonate. Non entro nei dettagli, ma a voler paragonare le quattro vite, ricorrono segreti, luoghi, Easter eggs. Quando conosciamo i personaggi più da vicino abbiamo la conferma che non basta giudicare dalle apparenze per farsi l’opinione di una persona. Tutto questo è sembrato architettato bene e infatti l’ho apprezzato.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“E i due sguardi, insieme alle anime che nascondono, scivolano uno sull’altro, vorticano uno sull’altro, come pattini sul ghiaccio, come mercurio sopra mercurio, tanto che ti sembra di ruotare e perdere il controllo e ruoti ruoti come se fossi al volante di un’auto che va in acqua planning nonostante tu sia di fatto immobile”</p>
</blockquote>



<p>La sensazione, però, è che il prodotto sia nato come molto più breve, ma sia stato allungato quasi a forza, con flashback anche ridondanti.</p>



<p>Ho alcuni motivi di insoddisfazione, che mi hanno impedito di godere appieno del romanzo.</p>



<p>Tra tutti, spicca lo stile. Penso di aver incontrato qui la più alta incidenza di “dice” della mia vita in uno scambio di battute. Potrebbe essere anche un fatto innocuo, se non fosse che non sono stati risparmiati nemmeno i (numerosi) dialoghi tra due persone, dove, a parer mio, è scontato che dopo l’una sia l’altra a parlare.</p>



<p>Segue la scelta delle voci narranti. Il romanzo non è tutto volto alla comprensibile, rassicurante, tradizionale terza persona. Senza che io ne cogliessi la ragione, mi sono trovata davanti ad almeno due cambi di voce, che mi hanno totalmente destabilizzata. Probabilmente era l’effetto voluto; ma nel mio caso non è stato un effetto fortunato.</p>



<p>E poi c’è il finale. Finali così non dovrebbero essere consentiti dalla legge: wagneriano, sì, (e questo potrebbe essere un punto a favore) ma anche aperto, apertissimo, spalancato. Scusatemi ma sinceramente mi sono sentita presa in giro.</p>



<p>Fatemi sapere la vostra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/il-giorno-dellape-paul-murray/">&#8220;Il giorno dell&#8217;ape&#8221; &#8211; Paul Murray</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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		<title>&#8220;Arianna&#8221; &#8211; Doris Bellomusto e Tiziana Tosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Covelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 06:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla penna di Doris Bellomusto e dall’arte di Tiziana Tosi nasce nel 2024 l’albo illustrato “Arianna”, pubblicato da “Le Pecore Nere”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/arianna-doris-bellomusto-e-tiziana-tosi/">&#8220;Arianna&#8221; &#8211; Doris Bellomusto e Tiziana Tosi</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalla penna evocativa di Doris Bellomusto e dall’estro artistico di Tiziana Tosi nasce nel 2024 l’albo illustrato “Arianna”, pubblicato dalla casa editrice “Le Pecore Nere”. Il libro è incentrato sulla figura mitologica della fanciulla cretese. Attraverso cuore ed emozioni, il mito rivive, tocca le corde dei nostri animi, si attualizza e diventa parte integrante di noi e del nostro mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Arianna</em></h2>



<p>Il mito di Arianna è tra i più noti dell’antica Grecia. La storia si snoda tra creature mostruose, come il Minotauro, costruzioni ingegnose, come il Labirinto, eroi, fili dipanati, amori, fino alla fuga e all’abbandono.<br>In questo caso, il racconto è narrato in prima persona proprio dalla protagonista, Arianna. Tramite la sua voce intravediamo frammenti di una storia drammatica e sofferta, scorci narrativi più evocati che descritti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“<em>Non mi perdonerò.<br>Chi era il Minotauro? Chi sono io? Chi è Teseo?<br>Domande oziose, utili a ingannare il tempo perso di una donna abbandonata alle<br>sue ombre.”</em></p>
</blockquote>



<p>Arianna, nella sua immane solitudine, si rivela a noi, ci parla del suo amore perduto, del tempo sprecato, del destino. Spende parole di tenerezza per il Minotauro, un “cuore in prigione”, “viscere mai sazie”, ma soprattutto “buio, silenzio, solitudine amara”. Riflette sull’amore, sui suoi inganni, sulla sua indifferenza. Restano alla fine i nodi da sciogliere, i fili intrecciati del destino e su tutto aleggia l’ombra del labirinto, simbolo della difficoltà di orientarsi e di trovare una via d’uscita, ma anche punto di forza per superare gli ostacoli e con essi le proprie paure.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Tra i miti più noti del mondo antico, quello di Arianna, del Minotauro e del Labirinto è uno dei più struggenti. In queste pagine la voce di Arianna ci parla da un mondo lontano e ancestrale, ma percepiamo nitidamente la sua sofferenza, la sua malinconia e soprattutto la sua forte attualità.</p>



<p>Da lontano, nel tempo e nello spazio, riecheggia l’eco delle tragedie antiche, la loro potenza, la loro azione catartica. Il lungo monologo di Arianna ci fa immergere nel mare immenso del dolore e dell’abbandono e ne usciamo rinnovati.<br>C’è un frammento di Arianna in ogni donna antica o moderna. Sagace, astuta, innamorata, determinata. Sola, abbandonata, svuotata, in balia dei suoi fantasmi. “<em>Voglio dar voce a chi voce non ha</em>”.</p>



<p>In questa opera i personaggi mitologici assumono dimensioni più umane, le distanze spazio-temporali si annullano e anche i mostri della nostra esistenza sembrano dissolversi.</p>



<p>La forza evocativa della poesia, che emerge pagina dopo pagina, aiuta questo forte legame tra il lettore e Arianna. Un intreccio di emozioni e sentimenti. Fili invisibili che uniscono, stringono legami e aiutano ad uscire dai labirinti interiori.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Vivrò in quel labirinto che ha nutrito la mia sventura, ricomincerò dall’ombra dei<br>vicoli ciechi che ho attraversato con l’inganno.<br>Starò lì dove ho conosciuto la colpa e l’incoscienza, Eros e Thanathos mi<br>rimandano lì, al centro del mio tormento. Ne uscirò quando somiglierò al mio<br>nome e sarò chiara come il mare d’estate, come la rima di una cantilena cantata<br>ai bambini.”</em></p>
</blockquote>



<p>Tra le tante rivisitazioni mitologiche, la penna di Doris Bellomusto si distingue per i toni lirici e il forte impatto emotivo. Il tutto corredato dalle illustrazioni di Tiziana Tosi che suggellano il connubio tra antico e moderno. Tra le tonalità cupe di un’anima vuota, costretta a combattere con le proprie ombre, risalta il rosso di quel filo che lega il passato al presente, che serve a ritrovarsi e a condurci verso la luce.</p>
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		<title>&#8220;Malavuci&#8221; &#8211; Antonella Perrotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Covelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 10:44:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Malavuci” è il secondo romanzo della scrittrice Antonella Perrotta, pubblicato nel 2022 dalla casa editrice Ferrari. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Malavuci” è il secondo romanzo della scrittrice Antonella Perrotta, pubblicato nel 2022 dalla casa editrice Ferrari. Dopo la storia di “Giuè”, l’autrice ci trasporta nuovamente ai primi anni del Novecento, in un paesino della Calabria sferzato dal vento, e ci racconta una storia drammatica in cui pregiudizi, maldicenze e segreti inconfessabili si intrecciano con passioni, sentimenti e un pizzico di ironia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di Malavuci</h2>



<p>San Zefiro è un piccolo borgo “<em>incastonato nel verde delle alture della Catena costiera calabrese che guardano al Tirreno</em>”. È chiamato il paese del vento, perché esso soffia in ogni stagione dell’anno, talvolta benevolo e piacevole, talvolta terribile e spietato. Trascina con sé ogni cosa, polvere, profumi, odori piacevoli e non. Ma soprattutto porta con sé e diffonde ogni voce, ogni sussurro, ogni segreto.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“<em>A volta bastava un soffio d’aria soltanto a svelare il bordo di un segreto ed era allora che le voci si riproducevano, figlie generate da orgasmi di parole, per essere affidate all’imperio del vento che ne dipanava la trama stipata, sino a quel momento, al riparo della memoria.</em>”</p>
</blockquote>



<p>A San Zefiro abita la famiglia Bellosguardo, proprietaria dell’agenzia di pompe funebri del paese. Caterina e Antonio Bellosguardo hanno due figli, Pietro e Sasà, il primo forte e disinvolto, il secondo esile e delicato.<br>Negli ultimi tempi, gli atteggiamenti e le attenzioni di Sasà sollevano dubbi, animano mormorii, fino a destare preoccupazioni nella madre Caterina, che sospetta un’omosessualità latente e teme le insinuazioni e i giudizi degli altri abitanti del borgo.<br>Quando scopre che in realtà Sasà è innamorato della giovane Lela, invece di esserne sollevata, si preoccupa maggiormente. Lela è “la forestiera”, una fanciulla friulana di dubbie origini, giunta in Calabria come profuga, la quale ha attirato su di sé anche le attenzioni del marito. Ma segreti inconfessabili ruotano intorno al passato della ragazza, desideri di vendetta e rabbia repressa si intrecciano e porteranno a risvolti tragici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Nella mitologia classica, la Fama era una divinità femminile, messaggera di Giove. Era in grado di spostarsi molto velocemente, come il vento, trasportando nel suo volo ogni sussurro, ogni confidenza, ogni evento privato. E trasformando tutto in maldicenze o “malavuci”.<br>Il vento ritorna anche in questo romanzo, è l’elemento costante, il protagonista indiscusso. San Zefiro è un paese immaginario della costa tirrenica calabrese, ma rappresenta ogni comunità che, sotto il velo dell’apparenza, nasconde invidie, pregiudizi e calunnie.<br>La dimensione corale domina ogni pagina e si intreccia con un tono ironico che sembra alleggerire la lettura e portare il lettore sul palco di una commedia.</p>



<p>Man mano che la storia si sviluppa, però, il tono ironico inizia a sfumare in un&#8217;atmosfera più cupa. Le maldicenze, che prima sembravano innocue, si trasformano in armi letali, capaci di spezzare legami e distruggere vite. Una serie di eventi catastrofici, alimentati da pettegolezzi sempre più infondati, porterà il paese a un punto di non ritorno, dove il confine tra verità e menzogna sarà sempre più labile.</p>



<p>Il romanzo ci costringe a riflettere su tematiche profonde, come il peso devastante delle parole e la pubblica emarginazione dei soggetti più deboli della società. Una società che si erge a giudice supremo e si attribuisce il diritto di sindacare sulla vita e sulla morte.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“<em>Erano, entrambi, creature incomprese, vittime delle maldicenze e dell’altrui giudizio, votate alla sofferenza di una vita sbeffeggiata, lenita soltanto da qualche spruzzo d’amore, pure se antico</em>.”</p>
</blockquote>



<p>La scrittura di Antonella Perrotta sorprende per il delicato equilibrio tra il comico e il tragico.<br>Con uno stile frizzante e vivace, l&#8217;autrice riesce a catturare l&#8217;essenza di un piccolo paese: dalla religiosità ostentata, al disprezzo e al rifiuto dei più fragili, dagli intrugli miracolosi delle antiche farmacie, ai segreti dei banchi dei pegni.</p>



<p>In un&#8217;epoca in cui le maldicenze si propagano alla velocità della luce attraverso i social media, questo libro è un monito potente e attuale. Antonella Perrotta ha creato un affresco vivace e tragico che rimarrà impresso nella mente di chiunque abbia mai vissuto in un piccolo paese. E soprattutto in chiunque abbia mai avvertito e compreso pienamente il potere delle parole.</p>
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		<title>&#8220;Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia&#8221; &#8211; Michele Ruol</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 07:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia" (TerraRossa 2024) è l'esordio in narrativa di Michele Ruol</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/inventario-di-quel-che-resta-dopo-che-la-foresta-brucia-michele-ruol/">&#8220;Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia&#8221; &#8211; Michele Ruol</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non avrei mai scelto un libro come “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia”, se non l’avesse fatto un <a href="https://www.facebook.com/groups/879387315410851" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gruppo di lettura</a> per me. È complicato e personale spiegare il mio rapporto con la tematica del lutto, ma ecco, io l’esordio nella narrativa di Michele Ruol (TerraRossa 2024) non lo avrei mai letto.</p>



<p>Sulla stessa tematica abbiamo recensito anche &#8220;<a href="https://www.amantideilibri.it/tua-figlia-anita-paolo-massari/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tua figlia Anita</a>&#8221; di Paolo Massari, &#8220;<a href="https://www.amantideilibri.it/io-e-gio-francesco-prosdocimi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Io e Gio</a>&#8221; di Francesco Prosdocimi e &#8220;<a href="https://www.amantideilibri.it/la-combattente-stefania-nardini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La combattente</a>&#8221; di Stefania Nardini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia</em></h2>



<p>I personaggi sono delineati con i loro ruoli, Madre, Padre, Maggiore, Minore, perché la loro storia può essere la storia di chiunque di noi. Tutti abbiamo aspettative, aspirazioni e delusioni nei confronti degli altri, tutti litighiamo perché stiamo progettando un’educazione che arricchisca il futuro dei nostri figli. Tutti a volte navighiamo a vista durante la giornata.</p>



<p>Siamo esposti alla possibilità di un imprevisto che azzeri ogni sforzo e ogni piano e ogni volontà. E non ci lasci altro che la ricerca di un nuovo equilibro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Penso che “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” sia un libro spugnoso, come certi terreni che ingurgitano subito l’acqua e non ne lasciano traccia in superficie. Penso che in base alla sensibilità e all’esperienza del lettore, gli strati in cui si affonda siano diversi. I novantanove elementi con cui vengono messi a confronto passato e presente hanno pesi così diversi ed estremamente soggettivi che c’è chi potrebbe non riuscire a risalire, perso nei suoi riflessioni, nelle sue associazioni mentali, nei suoi ricordi o nelle sue paure.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Una delle scoperte peggiori che Madre aveva fatto è che di dolore non si muore.”</p>
</blockquote>



<p>All’elemento numero 8 volevo chiudere tutto. Nonostante l’appropriata lettura di <a href="https://federicomaggiore.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Federico Maggiore</a> per Il <a href="https://www.ilnarratore.com/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Narratore audiolibri</a>, ero vittima dei miei pensieri e del mio stato di immedesimazione. Penso che l’apprezzamento di questo libro vari in base alla propria esperienza di genitore e al grado di distacco che si riesce ad adottare durante la lettura.</p>



<p>Io ho scelto di dargli una seconda possibilità e continuare “fino al prossimo picco”. Non è arrivato, anzi verso la fine è arrivata una scena che mi ha persino strappato delle risate (non lo avrei creduto possibile).</p>



<p>Il fatto che io non abbia avuto un nuovo momento di debolezza ha suscitato in me nuovi sentimenti contrastanti, perché ho capito di essermi abituata. Al tono del lettore, allo stile – privo di sbrodolature o compiacimento – al <em>dolore</em>. Questo mi ha indispettita, stupita e addolorata al tempo stesso.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Se ci fosse stato un Dio del dolore, un Dio dell’assenza, forse gli avrebbe creduto”</p>
</blockquote>



<p>“Inventario di quel che resta quando la foresta brucia” è una storia con forti chiaroscuri, che alterna luce e buio esattamente come accade in un lutto da elaborare. Questo lutto, poi, in particolare, è particolarmente tragico e le reazioni dei due genitori sono opposte ma ugualmente disperate.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Vivere non è una questione di forza, ma di inerzia”</p>
</blockquote>



<p>Anche il finale è un’acquaforte, in cui sollievo e senso di impotenza si scontrano lasciando il lettore dibattuto sul sentimento da provare.</p>



<p>A un libro così breve eppure così profondo (in effetti anche le mine, così piccole, sanno essere letali), che ha saputo farmi attraversare tanti sentimenti in così poco tempo, che ha echeggiato a lungo dopo la sua conclusione ed echeggerà ogni volta che guarderò mio figlio, non posso che dare cinque stelle.</p>
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		<title>&#8220;Sozaboy&#8221; &#8211; Ken Saro-Wiva</title>
		<link>https://www.amantideilibri.it/sozaboy-ken-saro-wiva/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 07:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sozaboy” è un romanzo del 1985 del nigeriano Ken Saro-Wiva arrivato faticosamente in Italia nel 2005 per Baldini&#038;Castoldi,</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/sozaboy-ken-saro-wiva/">&#8220;Sozaboy&#8221; &#8211; Ken Saro-Wiva</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“Sozaboy” è un romanzo del nigeriano Ken Saro-Wiva arrivato faticosamente in Italia nel 2005 per Baldini&amp;Castoldi, sotto la cura di Itala Vivan e nella traduzione di Roberto Piangatelli, ma scritto nel 1985. Si ispira alla guerra civile nigeriana della fine degli anni ‘60, esperienza vissuta in prima persona dall’autore stesso.</p>



<p>Ken Saro-Wiva era anche editore e uomo di teatro e televisione e perciò è stato un personaggio estremamente popolare. È stato co-fondatore del primo movimento africano per la tutela delle minoranze residenti in Africa nei territori sfruttati dalle multinazionali petrolifere, in particolare per la sua etnia, quella ogone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Sozaboy</em></h2>



<p>Mene è un ragazzo kenyota che è contento di partire soldato perché nel suo paese la visione della guerra è molto naive. Anche sua moglie desidera essere sposata a un soldato.</p>



<p>Così, si allontana da una Dukana infestata dalla corruzione e si ritrova inghiottito in meccanismi ancora più orribili e difficili da penetrare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Non ricordo più da dove venisse, la recensione che mi ha spinto, alcuni anni fa, ad acquistare d’impulso “Sozaboy”. So soltanto che, misteriosamente, poi ho sviluppato una sorta di diffidenza verso questo romanzo e mi sono rimproverata per aver fatto affidamento su un consiglio di lettura che mi era arrivato una volta e poi mai più.</p>



<p>Di questo libro, infatti, non si parla mai. Eppure costituisce un classico della letteratura post-coloniale.</p>



<p>E sapete perché non se ne parla mai? Nonostante &#8220;la guerra è la guerra?&#8221;, come ripetono spesso i personaggi? Perché ha avviato un filone di denuncia. È stato il primo a &#8220;mostrare&#8221; le pance piene d&#8217;aria dei bambini del Biafra come spiega Roberto Saviano nella prefazione all’edizione Baldini&amp;Castoldi 2014. Poi, però, è stato surclassato da romanzi successivi, meno sfidanti dal punto di vista linguistico e più fruibili.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Se tu vedessi come i loro occhi sono scavati dentro alla testa, e i capelli sono diventati del colore dell’olio di palma e indossano degli stracci immondi e le ossa gli tremano tutte dentro al corpo. Te lo dico, se tu vedi tutte queste cose e ci pensi su proprio bene, lo capisci subito che la guerra è un gioco molto brutto e stupido”</p>
</blockquote>



<p>La sfida maggiore di &#8220;Sozaboy&#8221; (&#8220;Soldier boy&#8221;) è nella lingua. Come dichiara anche il sottotitolo della versione originale, è un &#8220;rotten English&#8221;, un misto tra pidgin, inglese sgrammaticato e inglese standard. Quindi, se da una parte la traduzione in francese – lingua condivisa in alcuni Stati africani – è riuscita a rendere questo linguaggio &#8220;marcio&#8221;, dall’altra la traduzione in italiano ha fatto il meglio che poteva, e lo ha fatto bene, ma questa parte di provocazione si è probabilmente un po&#8217; persa. La lettura infatti è perfettamente fruibile e comprensibile, grazie anche a un efficiente glossario posto in fondo al libro.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“E se uno muore, è meglio per lui, piuttosto che continuare a vivere in questo mondo malvagio”.</p>
</blockquote>



<p>Questo non giustifica, a mio parere, il fatto che insieme alla provocazione linguistica si perda anche il romanzo, soprattutto perché è un romanzo ricco di introspezione, impotenza, semplicità. E chi lo ha scritto ha ricevuto una condanna a morte per essere stato il primo ad alzare la voce contro le ingiustizie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La causa di Ken Saro-Wiva</h2>



<p>Sapete cosa chiedeva, Ken Saro-Wiva? Che le compagnie che depauperavano il territorio dei popoli africani, inquinandolo e rendendolo inservibile con continue fuoriuscite di petrolio, riconoscesse loro almeno il 50% dei guadagni, per garantire un’altra fonte di sostentamento. Invece solo all’inizio di quest’anno la Shell ha annunciato un’<a href="https://ilbolive.unipd.it/it/news/niger-sporco-petrolio">operazione di “disinvestimento progressivo</a>”; l’attuale partner di maggioranza assoluta resta il governo, e le terre restano inquinate e inservibili.</p>



<p>Ken Saro-Wiva è stato frettolosamente impiccato con altri militanti nel 1995, per evitare, invano, che insorgessero nuovi movimenti di protesta. La causa, infatti, è stata sposata dai maggiori organismi di tutela dei diritti umani del mondo.</p>



<p>Il 10 novembre 2025 ricorrerà il trentesimo anniversario dell’impiccagione di Ken Saro-Wiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/sozaboy-ken-saro-wiva/">&#8220;Sozaboy&#8221; &#8211; Ken Saro-Wiva</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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		<title>&#8220;Il grande gelo&#8221; &#8211; Samuele De Marchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Isabella Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 06:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Il grande gelo" di Samuele De Marchi (Nulla die 2024) racconta di una casa isolata a custodire un segreto, dei vicini invadenti, una stanza inviolabile.</p>
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<p>“<a href="https://nulladie.com/shop/narrativa/romanzi/samuele-de-marchi-il-grande-gelo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il grande gelo</a>” (Nulla Die Editore 2024, 84 p.) segna il debutto narrativo di Samuele De Marchi, che nel 2014 si è fatto conoscere con la comic strip <em>The</em> <em>Unemployed</em> sul limbo esistenziale dei trentenni di oggi.</p>



<p>Accantonato l&#8217;umorismo ma non il cinismo del fumetto, questo racconto scivola con naturalezza nella favola nera dopo un esordio rallegrato dalla progettualità di una coppia.</p>



<p>Ringraziamo la casa editrice per la copia digitale ricevuta in omaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Il grande gelo</em></h2>



<p>Sono una bella famigliola della middle class i Ferraris,&nbsp;impiegato di banca Stefano, casalinga Patrizia e Pietro di sei anni. Li conosciamo nel momento cruciale in cui si trasferiscono in una bifamiliare a ridosso di un piccolo centro sul lago Maggiore. Per la coppia, fino ad allora costretta dalla necessità a vivere con i suoceri, è un passo importante poter affittare un appartamento che sembra rispondere alle sue esigenze. Al piano superiore dell&#8217;edificio abitano i proprietari, i Colombo, tre fratelli avanti negli anni che conducono un’esistenza riservata:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>Nessuno di loro aveva avuto una vita fuori da quelle quattro mura e nessuno si era sposato o aveva avuto una relazione</em></p>
</blockquote>



<p>Per il bambino è una pacchia, perché il pomeriggio dopo la scuola prende l’abitudine di andare dai Colombo. Quanti giocattoli a sua disposizione! Purché rimanga a giocare zitto e buono nel perimetro di un tappeto di cui ignora la valenza simbolica. Ma la curiosità non è forse una prerogativa di <strong>grandi</strong> e <strong>piccini?</strong></p>



<p>La situazione cambia in fretta. La moglie vive il trasloco in quel posto sperduto tra lago e bosco come un sacrificio imposto dalle esigenze professionali del marito. Alcuni avvenimenti  contribuiscono a minare la serenità di coppia. Il rapporto con i padroni di casa degenera. La cortesia si trasforma in invadenza; dissapori e dispetti diventano sopruso; la frustrazione si fa odio e rabbia. Chi arriverà per primo al punto di non ritorno? Qual è la finestra di tolleranza nei rapporti interpersonali? Quando i nostri confini identitari vengono violati, siamo condannati a replicare da soggetti attivi la stessa logica di sopraffazione?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>In questo racconto nulla è lasciato al caso. Per esempio spicca ossessivo il giallo delle mele che un personaggio sbuccia e mangia meccanicamente. Forse si alimenta per noia, per colmare vuoti emotivi. Oppure occorre chiamare in causa il ventaglio simbolico di questo frutto speciale nella nostra cultura. Amore, fecondità, tentazione, disgrazia, peccato, lo scorrere inesorabile del tempo o l&#8217;adolescenza che, nel caso specifico, sembra ferma a un eterno presente.</p>



<p>Samuele De Marchi si aggancia alla tradizione filmica e narrativa della casa isolata, depositaria di terribili segreti, dove si trasferisce un ignaro nucleo familiare. E la rivisita innestando elementi fiabeschi di derivazione proppiana e suggestioni psicologiche. La dimensione del racconto evita tempi morti, sostenendo la tensione fino all’epilogo con una prosa asciutta. Costruito sulla linea immaginaria tra dentro/fuori, interno/esterno, sé/altro da sé che regola comunicazione e rapporti interpersonali, “Il grande gelo&#8221; è un racconto avvincente e ben costruito.</p>
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