“Guasti” – Giorgia Tribuiani

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Voto redazione

5 stelle

Data di pubblicazione

31 Mar, 2019
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7

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“Guasti” è il romanzo di esordio di Giorgia Tribuiani, autrice abruzzese trapiantata a Bologna,che la casa editrice indipendente Voland di Roma ha pubblicato nel 2018. Della stessa autrice abbiamo recensito anche “Padri” e “Blu“.



“(…) guasto era il fondo del destino di tutte le persone, immobili nelle loro esistenze come lei era stata immobile sull’altalena, che visitavano le sale e non capivano che in fondo stavano guardando il loro futuro (…)”

Presentazione con Giorgia Tribuiani

La trama di Guasti

Giada ha solo trenta giorni per affrontare per la seconda volta il lutto che l’ha colpita. Il suo fidanzato, infatti, un famoso fotografo di cui non scopriamo mai il nome, ha deciso di venire plastinato dopo la sua morte e diventare un’opera d’arte nelle mostre del Dottor Tulp. Ci troviamo sin dall’inizio praticamente tumulati insieme a Giada nella stessa sala di museo in cui il suo uomo, scarnificato e in posa da fotografo, è esposto insieme alle altre persone. Giada frequenta ossessivamente la mostra in ognuno dei suoi trenta giorni, e quando scopre che il suo uomo è stato venduto capisce che sta per perderlo per sempre. È questo, l’addio che può aiutarla a realizzare veramente la sua morte?

Incontro col pubblico di "Guasti"

Il punto

“Guasti” è una vertigine che annebbia la vita. Durante il periodo di lettura non solo ci si trova ben dentro la mente di Giada, ma non se ne può uscire più. Si tende a decodificare le azioni quotidiane tutte d’un fiato, con lo stesso ritmo con cui la protagonista si alza la mattina, si prepara, si trucca, si presenta alla mostra e si cerca nello specchio dell’antibagno.

«Ho visto l’antibagno del museo come una specie di camerino – ha spiegato Giorgia Tribuiani in occasione della presentazione del suo libro presso la “Scuola Macondo – L’officina delle storie” di Pescara il 2 marzo 2019 – Nella sala espositiva Giada è come in scena, nei panni de “la fidanzata di”, ma in bagno cerca il contatto con se stessa. È proprio da qui, infatti, che inizia l’agnizione dei suoi “guasti”: a partire da quel cartello che segnala un bagno rotto, che non a caso lei nota solo a un certo punto della narrazione e ha il dubbio che sia sempre stato lì». Si comprende allora che quello di Giada è un amore insediato probabilmente già dalle sue fondamenta, ossessivo, totalizzante: un amore in cui è lei a scegliere di collocarsi in eterno secondo piano rispetto al suo bravissimo e affascinante fidanzato. Ha stabilito lei di essere, in qualche modo, che sarebbe stata una “vittima”; e dopo aver fatto avverare questa profezia solo per averla pronunciata, soltanto lei può stabilire di non esserlo più.

Giorgia Tribuiani

Quella ideata da Kristine Maria Rapino per l’appuntamento di Pescara è stata una presentazione al di fuori dagli schemi, degna di un romanzo che molto negli schemi non è. La conduttrice ha conosciuto Giorgia Tribuiani da corsista alla Bottega di narrazione di Giulio Mozzi, a Milano, dove quest’ultima insegna dal 2017, e a Pescara ha messo in pratica due idee molto interessanti: far scegliere al pubblico di quali parole chiave parlare, facendo circolare una piccola tela che le racchiude, e infine raccontare il libro tramite un “cloud” generato dalle parole più ricorrenti. Il risultato della nuvola è stato notevole: tra le parole più ricorrenti troviamo Giada, occhi, mio e mai. Tra le altre spiccano voce, clic e luce, segni di un romanzo sensoriale che propone ossessivamente la percezione del quotidiano tramite vista, udito e odorato come se fossero la trottola del film di “Inception”, necessaria per capire dove finisca il sogno e dove inizi il reale.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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