
Non esiste una verità univoca, ma realtà soggettive valide per chi le vive, le ricorda, le impone a se stesso e al mondo come un dogma. Sfuggono all’addizione di una somma algebrica. Formano una galassia in movimento priva di un confine tra vero e falso, perché se “la verità non è altro che una menzogna ben vestita”, tutto diventa inganno e mistificazione. Questo assunto è alla base del romanzo “La verità non esiste” che segna il debutto di Davide Luciani nel giallo a tinte noir (Entheos Edizioni 2025, 452 p.). Il libro ha vinto il concorso letterario “È un vero mistero” organizzato dalla stessa casa editrice.
Ringraziamo l’autore per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama di La verità non esiste
L’ombra di uno stupratore seriale si allunga su Pescara che, a sorpresa, ospita un giallo made in Italy. Il modus operandi fa pensare a un individuo organizzato e metodico che colpisce come un fantasma. Diverse per età, professione, stile di vita, tratti somatici, le vittime appaiono casuali perché gli inquirenti non riescono a individuare un denominatore comune. Quando ad essere aggredita è un avvocato che si batte in prima linea per le vittime di stupro, la situazione diventa incandescente:
“Non si trattava di una preda qualsiasi. Era la regina delle prede“
Con il sostituto procuratore alle calcagna, la pressione di stampa e opinione pubblica, le indagini a un punto morto, il commissario Carli ricorre alla consulenza di un outsider con cui ha già collaborato. È Jovis Keelford, estraneo al settore criminologico, di passaggio in città per questioni personali. Una mente brillante, un ego da vendere, una mamma per amica. Ama la sfida per dimostrare la propria intelligenza, poiché la modestia non rientra tra le sue doti:
“Che fosse un personaggio fuori dal comune non lo si notava solo dal look. Tutta la sua figura sembrava fuori posto. Era alto e magro, con un viso a forma di pera, contornato da lunghe basette bionde in stile anni Settanta, un naso lungo e adunco, due occhi piccoli di colori diversi“
Mentre si addentra nell’inchiesta, l’ex moglie di un suo amico dei tempi del liceo viene brutalmente assassinata. Poco prima di morire, la donna gli ha fatto una confidenza scottante e Keelford decide di andare fino in fondo.
Recensione
Il protagonista possiede numerose caratteristiche dell’ investigatore di ieri e di oggi che sulle prime lo rendono troppo costruito per suscitare simpatia. Eccentrico, misantropo, dandy. Un fan di Agatha Christie allergico alla tecnologia. Di una sicurezza urticante e contraddittoria. Per esempio è così attento alle convenzioni – non il contrario – che infrangerle è il suo vanto e via di questo passo. Insomma un individuo eccezionale il cui biglietto da visita sono l’eterocromia degli occhi e un bastone da passeggio alla Oscar Wilde. Forse l’autore ha voluto omaggiare i detective del mystery classico, creandone uno in versione 2.0 che li riassumesse tutti, vezzi e manie compresi. Nel corso della vicenda, però, il personaggio cambia e si fa apprezzare. Ciò accade quando sperimenta la più cocente delle delusioni e si misura con la sofferenza e l’arbitrio. In questo modo quello che sembrava cinismo rivela la sua natura. È un senso della giustizia radicale che dà al lettore motivo di riflettere. Questo il dubbio: il giusto coincide sempre con il bene? Perché il lettore è complice, chiamato com’è a ricostruire fatti e a interpretarli con le proprie coordinate morali.
I filoni
Il romanzo nasce dall’intersezione di più filoni narrativi che fanno capo a Keelford nel doppio ruolo di deus ex machina e attore di un disegno ingegnoso e complicato dove troppi recitano. Un gioco a incastro in continua evoluzione. Una matrioska di ipotesi disattese da nuove scoperte e testimonianze. Infatti è l’effetto Rashomon a sostenere l’enunciato del titolo e la suspense. Anche se talvolta c’è un po’ troppa carne al fuoco, Davide Luciani tesse con perizia le relazioni tra i personaggi che si fronteggiano o si alleano in territori moralmente ambigui.
Il primo filone si concentra sullo stupratore seriale e sull’omicidio di una dark lady con gli occhi di giada. Il secondo scava nel passato di un gruppo della Pescara bene sfilacciato da morti premature.
Numerosi i colpi di scena e i bluff perché quando sembra a un passo, la verità continua ad allontanarsi. Il romanzo analizza il magma di sentimenti repressi, segreti, bugie, ambizioni di quanti per ottenere successo hanno avuto bisogno di barare. Cultori di un’immagine vincente che li ha imprigionati.
Istruzioni per l’uso. Fate attenzione alle parole: sono il grimaldello per trovare la soluzione. Esplosive, ambigue, apparentemente innocue, pericolose. Cambiano peso e senso a seconda della prospettiva comunicativa per rivelare le ombre dietro una facciata di rispettabilità.
L’AUTORE
Abruzzese classe 1982, Davide Luciani è un giornalista pubblicista. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche online specializzandosi nel campo del SEO Web Marketing. Appassionato di gialli, in particolare di Agatha Christie e Rex Stout. Da loro prende in prestito il metodo deduttivo applicato dal suo eroe Jovis Keelford.



