“L’eresia liberale ” – Alessandro Sallusti


Voto: 5- stelle / 5

“L’eresia liberale” di Alessandro Sallusti, edito da Rizzoli nel 2025 è un libro contro l’egemonia culturale della sinistra.

Il testo vuole essere una guida pratica per chi si sente una specie di “esiliato intellettuale” nel proprio Paese. E vuole offrire una contro-narrazione senza filtri politicamente corretti.

Di Alessandro Sallusti abbiamo recensito anche “La versione di Giorgia” e “Il sistema colpisce ancora“.

Trama de L’eresia liberale

Il libro, come anticipato, si sviluppa come un vero atto d’accusa nei confronti di “quel pensiero unico” che secondo Sallusti domina tutto: università, magistratura, media.

L’autore spiega che oggi il voler manifestare dei valori legati alla nazione, alla libertà economica, la tradizione non è più visto come una legittima opinione politica.

E’ inteso come una vera e propria colpa che si deve punire etichettandolo come “fascismo”.

Il racconto è un mix di memorie personali e cronaca giornalistica.

Al contempo l’autore analizza il modo con cui la sinistra avrebbe creato una superiorità morale presunta con lo scopo di delegittimare gli avversari.

Un caposaldo del libro è il ritratto inedito di Berlusconi.

Sallusti riferisce delle riflessioni e delle confidenze inedite che spiegano la visione geopolitica dell’ex Cavaliere così come il suo rapporto con leader come, ad esempio, Trump.

Ne descrive, quindi, un modello di liberismo pragmatico e sovente non compreso dai suoi antagonisti.

Recensione

Sallusti, come suo solito, scrive con uno stile tagliente che lo caratterizza e trasforma il libro in una vera e propria “guerra” di parole.

Secondo me la forza del libro sta proprio nella sua capacità di dare una veste intellettuale (e orgogliosa) a uno stato d’essere, la frustrazione, che è diffuso in una gran parte dell’elettorato, che si sente sempre sotto processo da parte dell’elitte.

Ma è un’analisi critica che non può non vedere il paradosso di fondo.

A che cosa mi riferisco?

Semplice l’autore denuncia un’esclusione culturale nel mentre l’area politica che rappresenta, ha ben saldo il governo del Paese e tutti quanti i vertici delle istituzioni.

Volendo essere precisi bisogna dire due cose.

Da una parte il libro è un ottimo strumento di mobilitazione identitaria per il lettore di destra, e dall’altra corre il serio rischio di scivolare in un vittimismo che, forse, semplifica troppo il dibattito civile.

Questo testo a voler essere obiettivi non cerca il dialogo con chi non la pensa come l’autore, ma è una sorta di prontuario che chi ha già scelto da che parte stare e vuole cercare delle conferme per poter sostenere, alla grande, la sfida al conformismo.

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