“Viaggi e destini” – Massimo Raciti


Voto: 3 stelle / 5

Viaggi e destini” è un libro autopubblicato a giugno 2025 da Massimo Raciti.
Da una lettera rimasta a ingiallire in una scatola nasce la curiosità di scoprire una storia di emigrazione.
In questo libro, seguiamo il viaggio del protagonista e, parallelamente, quello dei suoi antenati avvenuto più di cent’anni prima verso il Sudamerica.
Si ringrazia l’autore per l’invio di una copa omaggio in formato cartaceo.

Trama di Viaggi e destini

Affascinato fin da piccolo all’idea di avere dei parenti sparsi per il mondo, Sebastian, il giovane protagonista del libro – l’autore stesso – chiude con attività insoddisfacenti, la mancanza di obiettivi e uno stato generale di apatia. Parte alla ricerca delle sue radici. – Ho deciso di andare in Brasile e poi a Buenos Aires – è ciò che annuncia ai genitori.
Centoventun anni prima, nel 1893, anche Vincenzo e Luisa decidevano di partire per il sud del Brasile, ma con motivazioni comprensibilmente diverse: la fatica, la fame, cinque figli da allevare.

“(…) con sguardo pensieroso passò la mano sulle poche cose che avrebbero portato via. Ogni oggetto racchiudeva un pezzo di casa, un frammento della loro quotidianità che li avrebbe accompagnati oltre l’oceano”.

Dopo un viaggio faticoso – con il pensiero di aver lasciato al paese due figli – ma non scevro di speranze, la famiglia trova alloggio a San Paolo, nelle piccole stanze di un “cortico”, in una piantagione di caffè. Il sogno di ritornare in Italia viene infranto con il furto dei risparmi. A causa del crollo del prezzo del caffè e la crisi conseguente, Vincenzo, Luisa e i figli sono costretti a emigrare nuovamente in cerca di lavoro, stavolta in Argentina.

Il giovane autore seguendo le tracce di Vincenzo e Lucia, suoi quadrisnonni, affronta il viaggio verso il Brasile con un diverso stato d’animo e con tutte le comodità dei tempi, mosso da quella curiosità che da sempre lo ha motivato nelle scelte di vita.

Recensione

Vincenzo e Luisa lasciano l’Italia esclusivamente per motivi di sussistenza: con cinque figli da mantenere erano finiti in una miseria da cui risultava impossibile riscattarsi. Solo il Brasile pareva offrire salvezza, pur con la durezza che l’ambiente prospettava. Sebastian invece ha bisogno di riordinare la vita e le sue priorità, concludere attività e trovare nuove idee. Qualcosa gli dice che per avventurarsi in progetti futuri sia necessario prima cercare quelle radici sfuggenti, di cui ha avuto sentore ritrovando una vecchia lettera.

Due vicende si alternano in questo libro; personaggi diversi, viaggi esteriori e interiori che non collimano né nel tempo né nelle modalità. Una famiglia mossa da questioni pratiche; un ragazzo da curiosità. L’altrove per Vincenzo e Luisa è qualcosa di sconosciuto, per Sebastian è toccare con mano ciò che già conosce con Google.

Per Sebastian l’idea di emigrazione è questa:

L‘emigrazione è dichiarazione di libertà e speranza. E’ decidere che il mondo intero può appartenerti, se hai il coraggio di farlo tuo. Ogni luogo, in fondo, è di ognuno. Non c’è bisogno di essere nati in un posto per sentirlo casa.

Sicuramente lo stesso pensiero non poteva essere condiviso da coloro che partivano verso l’ignoto lasciando sicurezze, parenti e figli.
L’empatia del lettore, più che all’inquietudine di Sebastian, è rivolta a Vincenzo e Luisa, al loro viaggio su una nave da pareti arrugginite dalla salsedine, schiantati, ricolmi di nostalgia, nel ricordo lancinante dei figli lasciati al paese.

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