
Lasciatemi ancora un po’ con “La famiglia Karnowski”, di Israel Joshua Singer (1893-1944), anche se l’ho finito da tre giorni, anche se non si asciugano ancora gli occhi.
Il romanzo è del 1943, ma è arrivato in Italia con Adelphi solo nel 2013. Il motivo di tutto questo ritardo è nella lingua in cui è stato scritto: lo yiddish. Io l’ho ascoltato su Audible nell’interpretazione eccellente di Paolo Pierobon.
Israel Joshua Singer, suo fratello maggiore Isaac Bashevis Singer (Premio Nobel per la letteratura 1978) e sua sorella minore Esther, sposata Kreytman, sono stati tutti e tre rappresentanti di spicco della letteratura yiddish. L’edizione inglese di questo romanzo è del 1969, ad opera del figlio minore Joseph.
Trama de La famiglia Karnowski
Potrei dirvi semplicemente che “La famiglia Karnowski” è una saga che racconta le vicissitudini di una famiglia di ebrei attraverso tre generazioni. Invece questo libro è molto di più: è un romanzo sulle rotture, le riconciliazioni, l’impotenza, l’ingiustizia, il perdono. È un romanzo sull’antisemitismo e sul conflitto generazionale, ma anche sulla disperazione e sulla dignità.
“Con le poche cose che aveva salvato da laggiù aveva portato con sé un principio: perdere denaro è perdere nulla, perdere coraggio è perdere tutto”.
Il capostipite è David Karnowski, che rappresenta il rigore e il rispetto della cultura della religione ebraica; suo figlio Georg entra in conflitto con questo sistema rigoroso, lascia la Polonia e si trasferisce a Berlino, dove fa carriera nella chirurgia e sposa una donna non ebrea. Adesso lo spaccato storico si fa molto significativo: siamo in Germania, fra la prima e la seconda guerra mondiale, respiriamo l’aggravarsi dell’antisemitismo e assistiamo all’ascesa del partito nazista. Dopo la notte dei lunghi coltelli, Georg decide di trasferire la famiglia in America: è lo stesso percorso che fa Singer.
Il figlio di Georg e Theresa, Jegor, questo sradicamento non lo accetta proprio, anzi per contrapposizione inizia a cercarsi una sua identità in luoghi non adatti. Il conflitto con il padre diventa rottura.
Nel frattempo, anche in America diventa difficile lavorare, se si è ebrei.
Recensione
“La famiglia Karnowski” è scorrevole, lineare, facile da seguire perché ordinato, dai personaggi disegnati bene e dal numero giusto.
Traspare una grandissima sacralità. Il comportamento di tutti i famigliari è mosso da buone intenzioni. C’è una scena in cui i due genitori vietano con fermezza al loro bambino di fare una certa cosa, e poi nessuno dei due riesce a prendere sonno pensando a quale sarebbe stata, invece, la reazione migliore. I genitori Karnowski sono mossi da dubbi e da buona fede come tutti i genitori intelligenti di ogni tempo.
Mi ha commossa nell’ultimo capitolo. Da un certo punto in poi, per motivi sociali, il romanzo diventa una serie di strade che si chiudono; sembrano rafforzarsi la disperazione, l’abbandono; il lettore si sente quasi soffocato. Però poi succede qualcosa: potrebbe buttare nello sconforto, potrebbe far sentire sollevati. Su questo mantengo il segreto; ma posso dirvi che ha l’eco lunga, e ancora riverbera, e ancora, e ancora.



