
“Nessun ritorno – Brevi romanzi da metropolitana” è una raccolta di racconti di formazione di Adelaide Jole Pillitteri, pubblicata da Distruttori di terre a gennaio 2026.
Ebbi l’onore di apprezzare il talento letterario dell’autrice, nel 2018, quando la Pellitteri, pubblicò il suo primo epico romanzo, “Donne fino ad epoca contraria”, trentadue racconti che aspirano a essere letti come un romanzo, dagli anni Sessanta fino a un futuro lontanissimo immaginario e delirante, un romanzo fatto di Donne.
Ringraziamo l’autrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama di Nessun ritorno – Brevi romanzi da metropolitana
Durante la gestazione del suo secondo romanzo, “La figlia italiana”, ebbi l’onore di seguirne l’evoluzione. Questo motivo mi lega con particolare affetto. Ora, con “Nessun ritorno – Brevi romanzi da metropolitana”, siamo alla terza pubblicazione, quasi un ritorno agli albori della propria pubblicazione.
La Pellitteri riprende la propria penna vergando trentadue brevi racconti. Sono pregni di apologia, educativi e didattici, tal volta novelle in contempora ad un arco temporale che va dall’anno 1321, all’anno 2025. Ci immergiamo nelle memorie di un viaggio intrapreso da uomini e donne con costanti peculiarità . anche se narrati in tempi diversi formano un testo unito dalla consapevolezza del non ritorno, affrontando temi portanti, cui quelli sociali ed esistenziali.
Si districano disincanti atti di una commedia dalla cui umanità viene sviscerata una visione spietata e con rade risposte. Il tempo viene letto come immersioni un vuoto umano, dove il sentimento e l’empatia si rivelano con la stessa espressione, a volte cinica a volte triste e retorica. Racconti brevi, gotici o di epoca oltremodo contemporanea, ma tutti con l’intento di rapire un lettore alla propria apatia.
Recensione
In prima di onde lettura, rimango appeso alla crudeltà e al cinico sarcasmo della morte sulla vita, risuonano musiche bramate di De André e sonetti ricercati alla ricerca di un “centro di gravità permanente”: autori che amo e stimo in arte e in vissuto.
Intraprendere in me medesimo un viaggio tra le pieghe di codeste pagine che l’autrice ha creato con lenzuola fini e tele di un sudario liso. Eppure l’onirico desio ha il suo risvegliarsi, si dissipano letture ammirate e sorprese inaspettate. A codesto capo vi è di dovere l’inchino mio di sempre d’innanzi alla maestria della scrittrice. Con boria ho sempre osato troppo, in ogni frangente datomi, sempre ho usato il cappuccio e la falce con uso a sopperire alla mia inezia di lettore. In conclusioni lascio l’opera al piacere dei lettori attenti.



