
“Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia” di Gino Cecchettin e Marco Franzoso è un libro Rizzoli pubblicato a marzo 2024.
Trama di Cara Giulia
“Cara Giulia” è molto più di un libro. E’ una carezza sospesa nel tempo, è l’abbraccio di un padre che, con le parole, continua a camminare accanto a sua figlia, a parlarle, a proteggerla, oltre ogni fine, oltre ogni assenza, perché l’amore autentico non conosce confini, non si spezza con la morte, ma si trasfigura in memoria, in testimonianza, in speranza.
Giulia vive in queste pagine con la dolcezza luminosa che la contraddistingueva, una ragazza colma di sogni e meraviglia, appassionata di letteratura inglese, incuriosita dalla bellezza delle piccole cose, come le scatole da collezionare.
E poi, quel sabato. Il silenzio improvviso. La porta della sua stanza rimasta aperta. Il suo futuro spezzato.
Con una voce composta, ma attraversata da una verità lacerante, Gino Cecchettin ci accompagna nel cuore di un dolore che non trova nome, ma che riesce, con straordinaria delicatezza, a non trasformarsi mai in rancore. Le sue parole sono un invito coraggioso, urgente, rivolto a tutti i genitori: ad esserci, davvero, nella vita dei propri figli, a non rinviare mai un gesto, un ascolto, una presenza, un abbraccio. Perché “ogni istante condiviso è un miracolo” e nel tessuto fragile del quotidiano si custodisce spesso la salvezza. Il padre di Giulia si rivolge, con fiducia, anche alla scuola, ai contesti educativi, alla società nel suo insieme, perché è proprio lì, nei luoghi dove si formano le coscienze, che si costruisce una cultura che riconosce e accoglie la fragilità, che insegna a elaborare il dolore, la delusione, il rifiuto, senza trasformarli in potere, controllo o violenza. Una cultura che affonda le sue radici nel rispetto dell’altro, nell’ascolto, nella libertà reciproca, nel vivere l’amore non come possesso.
Recensione
Cara Giulia lascia un’impronta indelebile. Si legge trattenendo il respiro, con gli occhi lucidi e il cuore spalancato. È il lascito di un amore che attraversa l’oscurità per farsi luce.
E quella luce ha trovato una risonanza profonda il giorno del funerale. Diecimila persone, in un silenzio irreale, hanno fatto trillare i campanelli, come una voce unanime, come un abbraccio che avvolgeva Giulia per l’ultima volta, un gesto di tenerezza corale.
Era l’addio all’indomabile sognatrice che illustrava I coccodrilli con le scarpe, alla ragazza che custodiva il mondo negli occhi e lo restituiva con grazia.
Un saluto lieve, come il profumo che resta nell’aria anche quando chi lo portava non c’è più.
Un profumo che non si dissolve davvero, se ci impegniamo a trasformare la sua assenza in presenza attiva, consapevole, viva, non con l’odio, non con la vendetta, ma con il coraggio quotidiano di cambiare, di scegliere la vita, il rispetto, la libertà.
Solo così Giulia continuerà a vivere e con lei la possibilità concreta di un mondo migliore.
Adriana Sardo



