
“Lo storiografo dei disguidi” è una raccolta di racconti dello scrittore Paolo Codazzi che ha ideato e presiede il Premio Letterario Chianti (Arkadia Editore 2021, 144 p.). Ringraziamo l’autore per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama di Lo storiografo dei disguidi
Quindici racconti in equilibrio tra finzione e realtà ospitano un variegato campionario umano. Ne anticipiamo alcuni.
In numerose città d’arte capita di incontrare tipi eccentrici che diventano un’attrazione turistica. Appartiene a questa categoria il protagonista di Lorenzo, attivo nel centro storico di Firenze: scimmiotta Superman o Lorenzo il Magnifico? Malgrado il suo impegno per il bene della collettività, viene schiacciato dalla maldicenza a bollarlo come matto. Se la trama sembra uscita da Il fu Mattia Pascal, alcune figure sono degne di Pupi Avati, fine osservatore delle miserie umane.
In “A passo di vedova” il ricordo e l’oblio, necessari all’esistenza collettiva e individuale, fanno da sfondo al dramma di una donna. A seguito di un trauma ha perso i ricordi e tenta di raccoglierne le schegge. Bloccata in questo vincolo spirituale gemellato al rimpianto, troverà la sua postura antalgica in un cimitero. Al lettore resta il dubbio se sia meglio l’ancoraggio al ricordo o i fatti di un presente in divenire. In fondo entrambi permettono alla protagonista di incontrare chi non c’è più:
“Con una qualche immaginazione, un cimitero, può ricordare la battigia di una spiaggia dove sostano disperse, appena lambite dalla risacca, vulve di conchiglie, immobile arredamento per i giochi dei bimbi; ma così come una conchiglia aperta che avvicinata alle orecchie restituisce lo sciabordio delle onde antiche rinvangando il tempo, ogni tomba, nell’epica delle epigrafi e nelle deposizioni dei parenti, sfugge dal silenzio della morte mobilitando atti di vite, che per quanto brevi rispetto al tempo assoluto nel quale navigano, ritraggono un convincente fenomeno della natura umana. E Rachele ascoltava“
Una frazione ancora più sperduta diventa teatro della pièce intitolata L’ambulanza che sarebbe piaciuta a Camilleri. Macchiette dai nomi omerici animano una vicenda tragicomica dove intenzione, obiettivo, risultato continuano a bisticciare. Ancora più graffiante “Lettera al Presidente delle ferrovie”. Qui le falle della manutenzione stradale vengono sfruttate per mettere alla berlina il turismo pecoreccio e ignorante, e viceversa. Il racconto “Cani” analizza il nostro rapporto con l’animale d’affezione, domandandosi quale delle due specie, talvolta, meriterebbe il guinzaglio.
È al vetriolo il racconto “Estetica delle urine” dal titolo nothombiano. Prima fa a pezzi il mondo dei critici d’arte. Poi ironizza su maneggi, favoritismi, interessi di quanti finanziano i restauri. Un groviglio tra politica, banche, impresa, distorsione mediatica asservito a consenso, profitto, dieci minuti di celebrità. Ecco la trama. La scoperta casuale di affreschi rinascimentali accende una gara per l’attribuzione della loro paternità e per sostenere le spese di restauro. Un racconto divertentissimo.
Recensione
Quindici racconti eclettici quanto a soggetto, lunghezza, struttura e registro linguistico convergono verso un orizzonte comune in dialogo con l’oggi, le storie, la Storia. Senza moralismi, l’attenzione ai risvolti della società contemporanea si combina con lo studio di ambiente e caratteri. Lo stile alterna comicità e ironia, grottesco e surreale, il divertissement e la riflessione sul dolore, lo smarrimento, il disincanto; sul senso del Tutto.
Una galleria di personaggi immaginari che sembrano veri restituisce la fotografia di un Paese ipocrita, in sofferenza e degrado. Ciascuno si imbatte in un imprevisto, un intoppo, una coincidenza che muta la loro traiettoria. E le coincidenze, si sa, possono più di un piano ben organizzato. Piombano come un fulmen in clausola, una palla curva a baseball, una manna dal cielo, una beffa o un sabotaggio. Sparigliano le carte. Offrono una seconda chance. Imbottigliano in un loop. Boicottano un progetto. Oppure aprono una porta.
Alcuni racconti partono dalla quotidianità, ma sviluppi e approdi sono imprevedibili come in Alberto Savinio. Cosa c’è di più comune di un busker, di un libro su un mito risorgimentale, di una vecchietta furbetta? Poiché il futuro ha un cuore antico, una scoperta archeologica non dovrebbe essere una festa piuttosto che una fiera delle vanità? Altri presentano un profilo di eccezionalità.
Una lettura molto intelligente, colta, cesellata, così viva che non ha bisogno di dialoghi per dare voce al cast, investito di significati universali. Originalità a parte, il fiore all’occhiello è il periodare di ampio respiro – una rarità in questi tempi ratrappiti dalla paratassi – ampio come il pensiero, gli interessi, lo sguardo di chi scrive.
L’Autore
Per alcuni decenni consigliere delegato di un’impresa, Paolo Codazzi si è dedicato fin da giovane al suo amore principale, la scrittura. Appassionato di varie discipline, prima fra tutte la Storia antica, ha fondato nel 1983, con Franco Manescalchi, la storica rivista fiorentina “Stazione di Posta”. Ha pubblicato due sillogi di poesie (Il primo viaggio, 1980; L’inventore del semaforo, 1985), i romanzi Come allevare i ragni (Lalli Editore, 1982), Caterina (Amadeus, 1989), Il cane con la cravatta (Mobydick, 1999), Il destino delle nuvole (Mobydick, 2009), La farfalla asimmetrica (Tullio Pironti, 2014), Il pittore di ex voto (Tullio Pironti, 2017). Le raccolte di racconti Nei mattatoi comunali (Solfanelli, 1992) e Segreteria del caos (Mobydick, 2002). Con Arkadia Editore ha pubblicato Lo specchio armeno (2023).



