“Bellagio” – Monica Savaresi


Voto: 4 stelle / 5

“Bellagio” è il romanzo di esordio di Monica Savaresi, produttrice teatrale e di spettacoli. È stato pubblicato da Sem Libri ad agosto 2025. Si ringraziano la casa editrice e il FLA Festival per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama di Bellagio

Le storie raccontate in “Bellagio” procedono lungo due linee temporali: una legata al presente e una alla seconda guerra mondiale.

Il luogo è lo stesso: Bellagio, un paese situato sulla biforcazione dei due rami del lago di Como.

Nella realtà, questo paese è caratterizzato da un albergo del 1873 che dopo la seconda guerra mondiale è stato usato anche come istituto alberghiero. Attualmente è in ristrutturazione. L’albergo si chiamava “Grande Bretagne”, ma durante il Fascismo è stato ribattezzato “Grande Italia”. A questa struttura è ispirato l’albergo protagonista del romanzo, che da “Grand Hotel Royal Britannia” diventa “Grande Albergo Bella Italia” ed è il luogo in cui si sviluppano amori, alleanze e tradimenti.

Il motore principale è l’inseguimento fra Enrico e June, un italiano e un’americana che si innamorano un attimo prima che la seconda guerra mondiale blocchi la quotidianità in una insensata, lunghissima attesa.

Recensione

“Bellagio” è un libro che viene presentato come il racconto di una grande storia d’amore, ma secondo me è molto di più: è uno sguardo empatico nei confronti del passato.

“Cosa sto facendo, io, in questa guerra?”

Ho trovato che riesce a far rivivere con concretezza gli anni della guerra, raccontandola nei disagi quotidiani, nelle conseguenze delle leggi razziali (in Italia, più impattanti nelle regioni del Nord), e soprattutto negli strascichi.

Quando pensiamo alla guerra, infatti, pensiamo sempre ai soldati caduti in battaglia e ci rendiamo poco conto, per esempio, della grande quantità di morti per infezioni o complicazioni in seguito a malattie, o dei risvolti dei traumi psicologici e delle disabilità permanenti.

“Bellagio” ci permette di immaginare con completezza un periodo che nel giro di pochi anni non avrà più testimoni diretti.

“È questione di progresso, di lasciare che le cose seguano il loro corso naturale. E l’albergo è il residuo di un tempo che non esiste più”

Il romanzo ha molti personaggi e sembra, all’inizio, dispersivo. Piano piano, però, il lettore si affeziona a tutti. Personalmente, ho amato di più la riuscita ambientazione storica e il modo di affrontare le scelte più difficili nel periodo della guerra. Gli amanti dell’introspezione psicologica e del Bildungroman, comunque, potranno apprezzare anche la linea narrativa contemporanea.

A tutto questo si aggiunge un intreccio che incoraggia bene la lettura e porta con un bel ritmo a un finale secondo me non scontato.

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