“I ricordi degli altri” – Violette D’Urso


Voto: 3,5 stelle / 5

I ricordi degli altri, appena pubblicato da Mondadori (febbraio 2024), è il libro d’esordio della ventiquattrenne Violette D’Urso. In questo romanzo, Anna tenta di ricostruire l’immagine di suo padre, morto quando lei aveva sei anni, attraverso i ricordi di chi l’ha conosciuto. Ringraziamo la casa editrice per l’omaggio cartaceo.

Trama de I ricordi degli altri

La morte, a chi resta, chiede di essere logici e in grado di gestire le situazioni. Non può essere così per una bambina che, al ritorno da una gita scolastica, riceve la notizia della morte del padre. Anna, che racconta la sua storia in prima persona, vive con il ricordo del tempo passato insieme al papà, portando con sé l’immagine di un uomo, quasi un dio: elegante, raffinato, fine conoscitore dell’arte. La ragazza, cresciuta in un ambiente protettivo, ma dove l’autocommiserazione è bandita, prova a riempire il vuoto e l’assenza con i ricordi d’infanzia e con l’immaginazione,

“Dopo qualche anno lo status di orfana si affievolisce, non lo si può più usare per giustificare il proprio comportamento. Infastidisce le persone. Mi compiacevo di essere orfana come fosse l’unica cosa a rendermi profonda. Volevo far vedere agli altri che sopportavo un dolore immenso.”

Finita l’adolescenza, diviene indispensabile cercare altri tasselli della personalità del padre, attraverso una ricerca maniacale. Le persone vicine, la madre, le sorelle, non forniscono che dettagli incompleti. Anna si sposta dalla Francia, dove vive, per mettersi sulle tracce percorse da suo padre. In Italia, a Roma, Firenze, Napoli, Palermo, Bologna, ci sono parenti e amici che l’hanno frequentato.
Seguendo l’ordine cronologico di un’esistenza, si forma il quadro di una figura che si discosta dall’ideale, a volte corredata perfino da particolari spaventosi. Da bambina la realtà le era stata filtrata ed ora Anna si ritrova col corpo irrigidito, la mente confusa.
Forse non avere saputo tutto l’ha salvata risparmiandole un padre imperfetto?

Era difficile essere la figlia di un eroinomane, ma lo era altrettanto essere la figlia di un eroe assoluto, di un uomo perfetto“.

Recensione

Ha proprio tutto, questo padre, agli occhi della figlia per essere idolatrato: eccelle in una bellezza riconosciuta, in un’intelligenza non comune. Impossibile per un uomo tale sfuggire al destino di essere oggetto di un’ammirazione ingenua, pura. Anna, però, rendendosi conto di aver idealizzato un padre di cui conosce molto poco, ha bisogno di conoscere la verità.
All’inizio, le agende lasciate diventano una mappa del tesoro.

Ho girato le pagine. Avevo lì mio padre esploso in milioni di particolari. Come guardare il corpo di un gigante nell’oscurità con la minuscola torcia che usano i medici“.

Le informazioni raccolte in seguito dai conoscenti squarciano veli, fanno emergere dissonanze con la figura idealizzata, ma a volte incrementano anche l’alone di perfezione attorno ad una persona sia cupa che meravigliosa.
Nella città partenopea, più che in altri luoghi, Anna recupera l’essenza del padre, gli riconosce di essere stato intriso di napoletanità con quell’umorismo nero che dà leggerezza alle cose.
Alla fine la ragazza riesce a conciliare la sua immaginazione con un padre trasgressivo e sofferente, ma dalla smisurata generosità e amore per le figlie. Un uomo da scoprire, ricomponendo frammenti, nell’avanzare del romanzo, nel suo costruirsi e disfarsi.
Profonda l’analisi introspettiva – nulla è dato per scontato – della bambina che diventa adulta.
L’autrice mantiene alto il controllo della parola, regalandoci pagine intrise di delicatezza descrittiva.

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