“Bertha Ringer. Il primo viaggio in automobile” – Emilia Covini


Voto: 3.5 stelle / 5

Nell’Ottocento, in Germania e non solo, il mantra che scandisce la vita di una donna si riassume in tre kappa: Küche. Kinder. Kirche. Cucina. Bambini. Chiesa. Ma c’è una donna, più anticonvenzionale che ribelle, che coniugando tradizione ed emancipazione incarnò una femminilità nuova nel segno del multitasking. La ricordiamo perché fu la prima esponente del gentil sesso a guidare un veicolo a motore durante un’impresa che ha dell’incredibile. A lei Emilia Covini dedica il libro “Bertha Ringer. Il primo viaggio in automobile” (Morellini Editore 2025, Collana Femminile Singolare, 208 p.).

Ringraziamo la casa editrice per la copia digitale ricevuta in omaggio.

Trama di Bertha Ringer. Il primo viaggio in automobile

All’alba di una giornata estiva del 1888, in una cittadina prussiana ai margini della Foresta Nera, una moglie e madre sgattaiola dalla camera da letto mentre il consorte Karl Benz (vi dice qualcosa il cognome?) dorme tra le braccia di Morfeo. Il cuore in tumulto è quello di una donna innamorata che non ha trasformato la devozione sponsale in cieca sottomissione. Sembra impaurita dalla sua stessa audacia quando all’insaputa del marito si allontana da casa in compagnia di due figli.

Non scappa da un matrimonio infelice. Anzi. Vuole dare visibilità a un sogno di coppia che rischia di rimanere un’invenzione isolata, frutto della mente brillante del suo Karl, poco portato al marketing e meno ottimista di lei. Intende fare un giro dimostrativo di quasi duecento chilometri sul primo veicolo a motore senza trazione animale realizzato dal marito. Ha intuito la necessità di pubblicizzare sul campo e dare credito al prototipo della futura automobile. Una diavoleria a giudizio dei contemporanei che non ne intuirono le potenzialità, ne erano spaventati o disinteressati.

Inizia da un’avventura che ha fatto la storia, questo libro dedicato a una donna concreta, coraggiosa, volitiva di fronte all’obiettivo. La sua battaglia per l’emancipazione comincia presto. Si impunta per studiare materie scientifiche precluse alle ragazze. Ottiene il consenso paterno per sposare Karl Benz, un ingegnere di modeste origini.

Karl Benz non era come gli altri giovanotti che avevo conosciuto fino a quel momento. Lui non mi cercava per il piacere di avere accanto una giovane donna graziosa. Quell’uomo dalle idee geniali, parlava davvero con me. Mostrava interesse per le mie opinioni, prestava attenzione alle mie osservazioni e rispondeva alle mie domande senza assumere quell’aria di supponenza che
aleggiava sempre nelle conversazioni che in precedenza avevo avuto con altri uomini.Con lui non mi sentivo una semplice comparsa. Karl Benz mi dava valore come persona,non mi considerava un essere inferiore, una sciocca donna che non capiva nulla

Riesce ad averla vinta anche sul colore dell’abito per il giorno più bello. Una tosta.

Recensione

“Bertha Ringer. Il primo viaggio in automobile” non è una biografia in senso stretto. Come precisa l’autrice, è un’opera di fantasia che prende spunto dalla realtà per raccontare fatti veri.

Emilia Covini immagina sia la protagonista a rievocare in un memoir i frame più significativi della sua vita, normale ed eccezionale al tempo stesso, compresi tra l’adolescenza e il decollo imprenditoriale del marito. In un’epoca in cui alle donne era vietato il diritto allo studio di materie tecniche ritenute dannose per la loro formazione, Bertha diede un contributo determinante alla nascita dell’automobile. In realtà si trattava di una carrozza scoperta a tre ruote, con una specie di timone anteriore, brevettata come “velocipede a motore”.

Purtroppo fu oscurata dalla fama del consorte perché la narrazione storica è da sempre monopolio degli uomini:

“Io ero solo una donna che aveva disubbidito al marito e aveva viaggiato da sola per chilometri

Si comprende la portata della sua impresa, se pensiamo alle difficoltà logistiche e meccaniche di un motore a scoppio rudimentale, alle strade dissestate prive di segnaletica, al fatto di essere una femmina in giro da sola con due bambini senza il permesso del coniuge.

È vero che la fortuna aiuta gli audaci. È altrettanto vero, però, che Bertha Ringer aveva due assi nella manica oltre alla sua intelligenza. Una famiglia facoltosa di larghe vedute, anche se non così progressista come la scrittrice Fanny Lewald che leggeva di soppiatto. Un matrimonio felice improntato alla complicità, un dono in un’epoca in cui sposarsi significava siglare un accordo a fini sociali ed economici.

Una lettura interessante e scorrevole che declina l’empowerment femminile come diritto di far sentire la propria voce in termini di visione, intraprendenza, strategia imprenditoriale in un settore tutto da inventare. Allora la mobilità sociale era ristretta a happy few, pellegrini, migranti. La parola macchina non esisteva e per automobile, al femminile, dobbiamo attendere la creatività lessicale di Gabriele D’Annunzio. Ben venga questo nuovo tassello letterario per contrastare stereotipi e pregiudizi di genere.

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