“L’arte di legare le persone” – Paolo Milone

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Categorie

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Voto redazione

4 stelle

Data di pubblicazione

22 Nov, 2021
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7

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“L’arte di legare le persone” è un libro di Paolo Milone, psichiatra ligure di esperienza quarantennale, pubblicato da Einaudi nel 2021. Ho letto questo libro perché scelto per il mese di novembre dal gruppo di lettura “Sulla traccia di Angela” della biblioteca Di Giampaolo .

Trama de L’arte di legare le persone

Cosa succede quando uno psichiatra si sta per innamorare di una donna in cura? Come si affrontano gli olezzi in pronto soccorso, la violenza dei ricoverati? Qual è l’approccio più giusto verso i sedativi e verso l’usanza di legare i pazienti ai loro letti?

In meno di duecento pagine, Paolo Milone propone episodi e riflessioni che prendono spunto da persone e fatti incontrati e vissuti nel corso della sua carriera.

“Se fosse vero che noi consoliamo il dolore degli altri perché abbiamo un dolore dentro,

quanto dovrebbe essere grande il mio dolore?”

La maggior parte degli scritti è sotto forma di invocazione, diretta a colleghi o pazienti, che mostra il desiderio di liberarsi dei pensieri più reconditi e politicamente scorretti per tornare lucidi ed efficienti. Senza mai perdere l’umanità.

Recensione

Ho ammirato molto la scelta dell’autore di alternare profonda commozione a scene quasi tragicomiche, a costo di sembrare irriverente. “L’arte di legare le persone” è permeato da un umorismo sottile che non ride dei personaggi bensì di chi non ne comprende l’inafferrabilità. Un’ironia che esorcizza i sentimenti negativi che possono nascere di fronte al cinismo della vita.

“Io so fare delle cose che non so descrivere.

Altri sanno descrivere delle cose che non sanno fare.”

Parlandone in un gruppo su Facebook mi sono resa conto che questo è un libro in agrodolce e a seconda delle persone lascia un ricordo diverso, anche in base al periodo in cui lo si legge.

Più o meno consciamente, il nostro cervello può isolare le scene più leggere, affascinato dall’ironia amara con cui vengono descritte; oppure può empatizzare con il lato più intimo del dottore, lasciandosi colpire da come la voce narrante assorba e metabolizzi i dolori degli altri e i propri fallimenti. Cercando di sopravvivere al proprio mestiere.

“Qui si bonifica il presente mettendo il male nel passato.

Per questo io voglio parlare del legare le persone”

Personalmente ho trovato molti spunti commoventi e altri di conforto. Nel momento in cui ci si sporge a classificare i vari tipi di malati per dimostrare che già soltanto un condominio basterebbe per dare di che vivere a uno psichiatra o in cui si elencano le ferite da battaglia nel tentativo di bloccare un paziente (… “e neanche una medaglietta di latta”), si galleggia lungo la linea sottile fra il serio e il faceto, che permette di prendere fiato in un’apnea angosciante come quella delle malattie psichiche.

Il libro ha uno stile aneddotico ma lascia intravedere alcune storie come attraverso una filigrana.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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