
“Un padre bugiardo” è il romanzo di Maria Luisa Mosele uscito in libreria il mese di gennaio 2026, pubblicato da Morellini. E’ la storia di una fuga e di un ritorno, di conflitti generazionali, di orgoglio e perdono tardivo.
Si ringrazia la casa editrice per l’omaggio di copia cartacea.
Trama de Un padre bugiardo
Una telefonata piomba inaspettata nella vita della protagonista: è la comunicazione della morte dei genitori in un incidente stradale. Sofia, dopo la maturità, aveva lasciato la famiglia per trasferirsi a Padova: il suo sogno era studiare psicologia, con un domani da costruire diverso da quello previsto dal padre Adelio. Quest’uomo, i cui principi si fondavano su Dio, patria e famiglia, non comprendeva il senso di cortei e manifestazioni, dei movimenti studenteschi – siamo nel 1977 – a cui anche Sofia aveva iniziato a partecipare.
“I bravi ragazzi studiano, non ma-ni-fe-sta-no!”
A dare rinforzo al disagio e alle idee di Sofia era stato Sergio, un ragazzo con la testa alla rivoluzione cui lei si era aggrappata per sfuggire al clima familiare.
La ragazza e suo padre pagheranno le conseguenze anche nella lontananza: la figura dell’altro/a dominerà i loro pensieri.
“Quando penso di averti raggiunto, mi sfuggi e io arranco per seguirti, papà, ancora come allora, quando facevo di tutto per piacerti. Frugo nella memoria per cercare il momento in cui hai iniziato a odiarmi: prendo e lascio frammenti vita insieme, come fossero scampoli al mercato.”
Sofia si ritrova al funerale dei genitori sola coi suoi fantasmi.
Nella casa che ora le appartiene rivede la storia triste del matrimonio dei suoi genitori, ma trova anche un passato sconosciuto.
Recensione
L’argomento predominante è il rapporto tra Sofia e il padre. Gli altri personaggi, compresa la madre, risultano quasi irrilevanti. Lo strappo che si è prodotto tra padre e figlia per gli scontri ideologici non si ricucirà . Adelio, nell’accanimento con cui si rifiuta di rimangiarsi le parole, cerca di distruggere il ricordo della figlia.
“Come strumenti vivi le dita scivolano sugli oggetti e se ne appropriano, violando la fredda sacralità del passato.”
Ambedue mentono: lei nella ricerca di essere all’altezza delle aspettative, lui per credere di averla cancellata dalla sua vita. Adelio avrebbe voluto una figlia perfetta, Sofia in fondo sognava solo di avere un padre che invece “ha raccontato al mondo di avere una figlia ingrata.”
E quando, dopo il funerale, Sofia frugherà tra le sue carte scoprirà che le mancano tanti tasselli per costruire l’immagine del padre; di lui ha solo qualche fotogramma.
“Sembra impossibile quanto possa essere capiente anche un solo cassetto. L’accumulo di oggetti riempie lo spazio.. è come se volessimo espanderci attraverso gli oggetti.”
Scoprire significa venire a patti con i lati oscuri, fare i conti con il dolore, squarciare veli.
Anche se il finale restituisce una certa dignità al rapporto tra i protagonisti, non toglie l’amarezza per un fallimento così comune nell’incapacità di comprendere nei tempi giusti le vite altrui, non restituisce senso all’insensato.
Un libro da leggere, sorretto da una visione lucida e una prosa scorrevole.



