“Dalla parte sbagliata si muore” – Sonia Sacrato


Voto: 3.5 stelle / 5

Archiviata la Trilogia del gatto Pablo, il nuovo romanzo di Sonia Sacrato cambia protagonista, città e felino per proporre una storia di ricatto e vendetta, amicizia e amore che non perde di vista gli uomini e le motivazioni che li spingono ad agire. Da marzo è in libreria il thriller “Dalla parte sbagliata si muore. Padova, l’amore non salva e la vendetta non si ferma” (Mursia Editore, Collana Giungla Gialla, 304 p.).

Ringraziamo l’ufficio stampa 1A comunicazione e la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama di Dalla parte sbagliata si muore

Doppia sfida a Padova avvolta da nebbia e gelo. Un folle assassino tiene in scacco la Questura e il pool investigativo che fa capo all’ispettore Sebastiano D’Elia. Il rammarico per una relazione interrotta sul nascere intrappola Diana Manfredi, factotum per una casa editrice e il sogno di scrivere un romanzo tutto suo. Andiamo per ordine.

Alcuni omicidi efferati in pochi giorni sotto le festività natalizie sono troppi per una città come Padova che si è lasciata alle spalle la mala del Brenta e quel mostro di Michele Profeta. Le morti hanno l’aria di un’esecuzione. Nessun segno di scasso, di lotta. Diversi i profili delle vittime, medesimo il modus operandi:

Anche in questo caso la vittima è stata legata con il nastro da idraulico e bendata con una cravatta, presumibilmente quella che indossava al momento dell’omicidio. Il colpo alla nuca l’ha sfigurata come le vittime precedenti. Il cartello è appoggiato con grazia insolente su un cuscino

Mentre gli inquirenti cercano un appiglio per avviare le indagini, la protagonista riceve in dono dall’amica del cuore un abbonamento a un’agenzia matrimoniale. Sulle prime è un po’ spiazzata, poi accetta di mettersi in gioco nella speranza di dimenticare l’unica persona che desidera. Ma è pronta a voltare pagina? In un crescendo di colpi di scena e flash back a ricostruire un ventaglio di antefatti, i diversi filoni narrativi sono destinati a intrecciarsi.

Recensione

Single. Cinquant’anni e dintorni, abbigliamento oversize, una femminilità mortificata dal senso di inadeguatezza di fronte al proprio fisico. Troppi Natali trascorsi sul divano a coltivare rimorsi e rimpianti. La solita altalena tra l’angoscia della solitudine, il sostegno delle amiche, il rifiuto di accontentarsi del primo venuto. Diana Manfredi è:

Una di quelle persone che devi trattare con cura, perché anche uno sguardo tagliente può ferirle

Quante di noi si riconoscono nella protagonista? Per questo il personaggio funziona, oltre alla sensibilità non priva di ironia con cui viene tratteggiato l’approssimarsi della cinquantina per chi ha ancora bisogno di sentirsi seducente, protetta, amata.

Fin dalle prime pagine aleggia una forte tensione, più sentimentale che investigativa. Il lettore non vede l’ora di scoprire i contorni e il margine di lieto fine tra Diana e il suo lui, tanto che la ricerca del serial killer sembra passare in secondo piano. A conti fatti, è sul fronte personale che la tifoseria concentra la maggior parte delle aspettative.

È vero, infatti, che l’autrice mette in scena un thriller con uno psicopatico omicida cui dare un volto, un nome, un background. È altrettanto vero che la sua penna dà il meglio nel raccontare la genesi di un legame tra un uomo e una donna. Non è solo amicizia, non è ancora amore. Forse il miracolo dell’innamoramento che nella sua autenticità cresce piano piano e chiede tempo per essere riconosciuto.

Basta uno sguardo, un sorriso appena accennato. Basta un primo piano su di loro per esprimere insieme desiderio e imbarazzo, felicità momentanea e tristezza. L’intesa emerge anche quando sono lontani e si confessano con i rispettivi amici, quasi i loro confessori.

Imbottigliati dall’orgoglio, dall’onestà, dalla paura di ferire, si sfiorano. Temono di entrare nella vita dell’altro fuori tempo massimo o dalla “parte sbagliata” perché il titolo tratto da un brano di De Gregori si presta a varie interpretazioni.

L’aspetto sentimentale, insieme agli intermezzi con i candidati proposti dall’agenzia matrimoniale, serve a smussare la violenza omicida del filone investigativo che però non è mai estrema. Ben condotto il ritratto del commissario, che svela la sua complessità sul piano personale, e della sua squadra.

“Ne ha visti di colleghi precipitare. Ha sentito l’odore di quel confine a Napoli, subito dopo l’incidente: non c’era mano o voce in grado di placare il dolore. Ci è voluto un trasferimento di seicento chilometri da casa. La presenza di Fabris con lo scazzo perenne, il suo cuore grande e una moglie fantastica nell’accoglierlo come uno di famiglia, nonostante non brillasse per simpatia

Il killer non si vede quasi mai e quando accade ne ignoriamo l’identità. Conosciamo le tracce, il biglietto di rito lasciato sulla scena del crimine, le sue rivendicazioni liberamente ispirate al killer Michele Profeta. Ma proprio qui la sospensione dell’incredulità comincia a traballare, perché il villain che ha fatto del camouflage sociale e della giustizia privata la ragione di vita è troppo sopra le righe. Altrettanto forzato in dirittura d’arrivo il suo disvelamento come un pistolero da Far West ad Arquà, il borgo medievale dove Petrarca trovò la pace. Ma non importa.

In compenso dimenticheremo meno facilmente del cattivo la romantica Diana, il commissario d’Elia e il bel gattone rosso di nome Sartú.

Conosciamo l’autrice

Sonia Sacrato (Syssa, per chi può parlarle prima del caffè) è nata e vive a Padova ed è appassionata di arte, musica e cronaca dimenticata, che ama intrecciare alle sue storie. Governante full-time dei Kiss, tre gattoni nati per delinquere, viaggia in compagnia di una coccinella di peluche che funge da instancabile travel blogger. Ha pubblicato la “Trilogia del gatto Pablo”: La mossa del gatto, L’istinto del gatto (entrambi con Newton Compton Editori, 2021 e 2022) e L’enigma del gatto (2023).

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