
“Abiti ribelli. In rivolta contro il fast fashion” di Marina Savarese ed Emanuele Dallera è un graphic novel educativo che invita alla moda etica e sostenibile. Senza posture assertive, parla della storia dei vestiti low cost, dei soggetti coinvolti nella filiera produttiva, dell’impatto ambientale dell’industria tessile e in chiusura propone modelli virtuosi alternativi di slow fashion.
Ringraziamo Morellini Editore per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama di Abiti ribelli
Manodopera inchiodata sulla postazione di lavoro. Ritmi estenuanti. Ambiente malsano. Sembra una pagina alla Dickens. Invece, senza allontanarci troppo dai costi umani e ambientali della rivoluzione industriale inglese, è l’altra faccia del fast fashion contemporaneo. È lei a colpire come uno schiaffo nella prima parte a cartoon di Emanuele Dallera.
Un modello di business estremo, quasi infernale, costruito sulle spalle degli altri e disegnato a tavolino per spingere a comprare capi usa & getta. I clienti sono tenuti in pugno da una macchina del desiderio basata sull’apparenza e sull’ effimero“
Poi il tratto dinamico dai colori vivaci e big eye del giovane illustratore genovese si sposta nella quotidianità di due adolescenti dipendenti dai social che vivono in Toscana. Se lo studio è l’ultimo dei loro pensieri, al primo posto si piazzano i consigli modaioli della tik toker cool e il look. Un giorno, tra le pieghe degli abiti ordinati on line per la festa di fine anno, spunta una sorpresa…
La seconda parte a firma Marina Savarese propone un’analisi divulgativa a tema che si interroga sulle derive del sistema moda.
Recensione
Tutto quello che non avreste mai voluto sapere sul fast fashion e non avete mai osato chiedere. Potremmo riassumere così questo libro per giovani lettori e non solo. Chiaro, completo, accattivante.
Dati alla mano, la democratizzazione della moda, iniziata con il boom del prêt-à-porter che ha reso l’offerta sempre più ampia e accessibile, è una bugia. Nella realtà dei fatti le multinazionali si arricchiscono. Masse di invisibili vengono sfruttate. Il pianeta si intossica per soddisfare i bisogni, indotti, dei consumatori. Ci troviamo di fronte a una logica spietata dove l’acquisto diventa misura del successo, mentre qualità, etica, lavoro artigianale, diritti passano in secondo piano se non calpestati.
Dietro a tutte queste manovre non ci sono né designer né stilisti, ma programmi ed algoritmi che analizzano gusti del pubblico e tendenze del web per decidere cosa produrre. Il sistema, purtroppo, non è responsabilizzato a sufficienza per i suoi errori e per i suoi peccati di leggerezza
Quando si acquistano vestiti economici usa & getta, il vero costo non si riflette nel prezzo al dettaglio. I costi sono altri, purtroppo. E il libro lo spiega bene. Così come spiega bene le storture in nome del profitto dell’economia globale. Allora, riflettiamo su un acquisto consapevole perché una moda responsabile non deve essere privilegio di pochi, ma una necessità per tutti.
Gli autori
Marina Savarese si occupa di slow fashion, moda, scrittura, sostenibilità. Scrive di consumo critico per il quotidiano nazionale “L’indipendente”. Disegnatore e giovane artista genovese, Emanuele Dallera collabora con associazioni, pagine social, riviste.



