“Il valzer degli addii” – Milan Kundera

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Voto redazione

Data di pubblicazione

12 Apr, 2020
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7

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“Il valzer degli addii” di Milan Kundera lascia trasparire l’eleganza stilistica e la raffinatezza formale tipiche dell’autore. Protagonista della storia è l’addio, l’addio nelle sue diverse forme e sfumature. Ogni personaggio rappresenta l’inizio per qualcuno e la fine, l’addio per un altro. Kundera definì questo libro un “simposio”, un insieme di emozioni e passioni che racchiudono in sé tutte le antinomie, tutte le contraddizioni. Di Milan Kundera abbiamo recensito anche “L’insostenibile leggerezza dell’essere” e “L’identità“.


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Trama di Il valzer degli addii

Klìma è un chitarrista affermato, ha una donna che ha imparato a conoscerlo nel profondo, ma non lo ama più come una volta perché ha smesso di fidarsi di lui.

Aspetta di scorgere nelle sue parole la chiave della menzogna e lui lo sa… lo sa, ma non riesce a non farlo. In una notte brava Klìma conosce una donna: Ruzena e da qui comincia l’avventura degli addii.

Recensione

“Il valzer degli addii” è un romanzo composto in una sola materia, raccontato con lo stesso tempo, che sottende il simbolico insieme di equivoci di fronte ai quali ci pone la vita. Ancora una volta Kundera si mostra abile nel cercare il significato esistenziale di una vita in cui facciamo continuamente esperienza dell’addio. Un addio fisico, materiale; ma anche un addio inteso come assenza preponderante di chi abbiamo al nostro fianco e abbiamo perso da tempo. Un addio inteso come abbandono dell’interesse negli altri, nel mondo… una noncuranza assordante. Un addio troppo frettoloso a chi si incontra in modo fortuito e sembra possa essere la svolta della propria vita.

“Quella donna si confondeva ai suoi occhi con la musica e i quadri, con quel regno nel quale non aveva mai messo piede, si confondeva negli alberi multicolori intorno a lui….. l’estasi della bellezza misteriosamente risvegliata al contatto dei passi di quella donna, al suono della sua voce”

Tutti questi rimandi all’addio sono qui sottilmente costruiti intorno alla passione, all’amore. L’amore come unica via d’uscita, come rimedio alle preoccupazioni, come forza dominatrice che può farci “misteriosamente” risvegliare.

E se abbiamo sperimentato anche solo pochi attimi di assoluta non inibizione grazie ad un eccesso di passione amorosa, cosa importa poi dire addio anche alla vita?

Mar.

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Recensore

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