
“Casa” di Marilynne Robinson è il secondo romanzo dedicato alla tetralogia di Gilead. Pubblicato da Einaudi nel 2017 nella traduzione di Eva Kampmann, è disponibile in audiolibro letto da Vanessa Korn.
Se qualcuno dovesse chiedersi se leggere i romanzi della tetralogia in ordine, suggerisco di sì. Si tratta, certo, di romanzi autoconclusivi e, quindi, potrebbero essere letti in ordine casuale, tuttavia (almeno i primi due, capirò a breve se la stessa logica vale anche per i successivi) consiglio di seguire la cronologia di scrittura. Per un motivo semplice: nel secondo libro ci sono dei dialoghi che fanno riferimento a episodi e situazioni raccontate ed analizzate nel romanzo precedente, senza ulteriori approfondimenti. Ecco, in quest’ottica si rischia di percepire la storia e il narrato come superficiali ed oscuri, quando, in realtà, non lo sono. Solo, manca un pezzo.
Trama di Casa
Casa si inserisce nello stesso tempo narrativo e nella stessa vicenda letta in Gilead, ma vista da un’altra casa e un’altra famiglia (i Boughton), con il passaggio dalla prospettiva pastorale e contemplativa del Reverendo Ames a quella intima e domestica di Glory e Jack Boughton. In quest’ottica può essere considerato un “romanzo gemello” (o uno spin-off), con una visione del narratore esterno, non filtrato dall’io narrativo precedente, con una valutazione più ampia degli episodi.
“Capire è perdonare, ma in realtà, il reverendo Boughton riteneva che per perdonare bisognasse prima capire.”
Se sul finire del primo romanzo Ames racconta del ritorno di Jack e della sua personale visione del passato e del presente dell’uomo, qui capiamo il reale impatto del rientro nella casa paterna, dopo vent’anni di assenza. In una casa in cui vivono il reverendo Boughton e una delle sorelle, Glory, anche lei tornata a casa anni prima per ragioni dolorose e per prendersi cura dell’ormai anziano genitore. La casa familiare diventa uno spazio di riconciliazione mancata, attesa, tentativi, fallimenti.
Recensione
“Casa” arriva come una sorta di rilettura della parabola del figliol prodigo, Jack sembra essere una declinazione complessa di quel “figlio perduto” che non è mai totalmente pentito e nemmeno totalmente recuperabile.
Il padre Boughton è una figura che tende all’accoglienza, il suo ruolo di predicatore glielo impone, ma appaiono i suoi limiti umani, le sue aspettative e le sue fragilità. Del resto il ritorno inaspettato di un figlio (e fratello) complesso, quello che è sempre sembrato “fuori posto”, non consente una guarigione ed un riequilibrio immediati, spesso riapre ferite che devono cicatrizzare lentamente per guarire. Se riescono a guarire. Glory, d’altra parte, è la “figlia fedele” che non coincide con il fratello maggiore della parabola, c’è meno giudizio, più compassione, ma anche molta sofferenza repressa.
È il rapporto fraterno il centro emotivo del romanzo con tentativi di comprensione reciproca, solitudini che si sfiorano e la casa come metafora di un legame che continua nonostante il dolore.
“Casa” è un romanzo che completa e “corregge” Gilead, dando voce ai silenzi familiari, permettendo -ora- di valutare dall’interno quello che ci aveva raccontato il Reverendo Ames. E permette di riflettere sul perdono, sulla colpa e sul ritorno come movimento incerto e incompiuto, in un’ottica sostenuta dalla fede.
Chiara Carnio



