“Circe” – Madeline Miller

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Voto redazione

5 stelle

Data di pubblicazione

30 Set, 2021
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7

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Se la mitologia ha da sempre affascinato gli uomini, comprendiamo bene come sia tornata alla ribalta in questi ultimi anni, grazie ai romanzi di Madeline Miller. L’ultima sua opera è “Circe”, pubblicata nel 2018, sei anni dopo il grande successo del romanzo “La canzone di Achille“.
Il consenso del pubblico è stato immediato e l’opera si è aggiudicata diversi premi, quali il Goodreads Choice Award 2018 per il fantasy e l’Indies Choice Book Award 2018, come miglior romanzo dell’anno.
“Circe” è approdato in Italia nel 2019, grazie alla casa editrice Marsilio, nella traduzione di Marinella Magrì.

Trama di Circe

Il mito della maga Circe fin dall’antichità è legato ai viaggi di Ulisse narrati da Omero e alla sua tappa presso l’isola di Eea. Madeline Miller ripercorre, invece, l’intera storia di Circe partendo dalla sua infanzia e toccando aspetti importanti, come il burrascoso rapporto con i fratelli Perse e Pasifae, la venerazione per il padre Elios, l’indifferenza della madre, i primi amori e le prime delusioni.

Nacqui quando ancora non c’era un nome per ciò che ero. Mi chiamarono “ninfa”, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine. Ultime fra le dee minori, i nostri poteri erano così modesti da garantirci a malapena l’immortalità. Parlavamo ai pesci e coltivavamo fiori, distillavamo la pioggia dalle nubi e il sale dalle onde. Quella parola, “ninfa”, misurava l’estensione e l’ampiezza del nostro futuro.”

Non mancano rimpianti, sofferenze e gelosie attraverso i vari incontri e le avventure che la segneranno per sempre. Grazie alla storia di Circe, riscopriamo sotto una luce diversa personaggi illustri della mitologia greca: Glauco, Scilla, Dedalo, il Minotauro, lo stesso Ulisse e le divinità dell’Olimpo.
Torna così a rivivere un capitolo dell’epica classica in forme attuali e moderne, con l’immutabile magia che da sempre l’accompagna.

Recensione

Tra caos, incertezze e paure che caratterizzavano le antiche civiltà, il mito aveva una funzione essenziale: mettere in ordine la realtà e tentare di dare una spiegazione a ciò che appariva misterioso e incomprensibile.
Il mito ha attraversato i secoli, sopravvivendo a distruzioni e macerie, portando dietro quel prezioso bagaglio culturale che costituisce l’essenza della nostra civiltà.

“Circe” ricostruisce in parte quel mondo perduto, costellato di storie, avventure, personaggi fantastici di cui tutti abbiamo sentito parlare e che sono anche fortemente legati alla storia dei nostri territori, basti pensare al mito di Scilla o al promontorio del Circeo.

Al centro della narrazione risplende la figura di Circe, che affascina e incanta e che sentiamo molto vicina a noi, nonostante i secoli di distanza. Alla continua ricerca di una propria identità e di un ruolo per lei significativo tra terra e cielo, Circe ama, soffre, si adira e combatte ogni giorno tra fragilità, debolezze e voglia di riscatto.

Nessun uomo è inesauribile. La spossatezza gli segnava il viso. La sua voce era rauca. Vidi lui trafitto fino all’anima. In risposta, provai un dolore al petto. Portarlo nel mio letto era stata una sorta di sfida, ma il sentimento che adesso mi agitava dentro era molto più antico. Eccolo lì, il suo cuore aperto di fronte a me. Qualcosa di strappato che posso rammendare.”

E’ la storia di una solitudine, nella quale i vari personaggi che si alternano accanto a lei sono solo intermezzi, frammenti di una vita spesso solo sognata e idealizzata.
Figlia, sorella, amante, madre, ma anche ninfa, dea, maga, fortemente attratta dal mondo dei mortali, tesse trame lavorate con coraggio, forza e determinazione, non senza il ricordo delle umiliazioni e delle sofferenze subite.

Anche i suoi poteri hanno un significato profondo. La sua magia, l’arte di trasformare gli esseri viventi, diventa metafora del cambiamento che investe ogni uomo e ne rivela la vera natura, a cui nessuno è preparato e che tutti, proprio per questo, temono.

Passione e coinvolgimento emotivo definiscono lo stile dell’opera, che intreccia un linguaggio dal sapore epico a strutture narrative moderne. Descrizioni accurate e una sapiente caratterizzazione dei personaggi completano il quadro e conferiscono al romanzo il meritato successo.
L’epica così rinasce, rivestita di una nuova linfa vitale, conquista come sempre intere generazioni e si conferma ancora una volta immortale.

Antonella Covelli

Recensore

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Moglie e madre per amore, insegnante per vocazione. Nel (poco) tempo libero rimasto amo leggere e scrivere, passioni che coltivo sin da bambina. Sono affascinata da tutto ciò che riguarda l’arte e la cultura in genere e amo spaziare dal mondo classico agli autori contemporanei. Ho sempre la trama di un romanzo in testa…chissà quando riuscirà a prendere vita…

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