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	<title>AMANTIDEILIBRI.IT</title>
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	<description>Recensioni, racconti, interviste e tanto altro!</description>
	<lastBuildDate>Tue, 13 Oct 2026 13:58:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>AMANTIDEILIBRI.IT</title>
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		<title>&#8220;La bisbetica domata&#8221; &#8211; William Shakespeare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 05:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"La bisbetica domata" di WIlliam Shakespeare è una commedia del 1590/92 che oggi definiremmo misogina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/la-bisbetica-domata-william-shakespeare/">&#8220;La bisbetica domata&#8221; &#8211; William Shakespeare</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>William Shakespeare, misogino? Leggendo il copione de “La bisbetica domata”, il dubbio verrebbe.</p>



<p>Scritta all’inizio della sua carriera, questa commedia viene fatta risalire, ma con molte incertezze, al 1590/92. Ho letto la traduzione di Francesco Franconeri del 1985, contenuta nel cofanetto &#8220;Shakespeare. Tutto il teatro&#8221; dei Grandi Tascabili Economici Newton 1997.</p>



<p>Di William Shakespeare abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/macbeth-william-shakespeare/">Macbeth</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/otello-william-shakespeare/">Otello</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/tito-andronico-william-shakespeare/">Tito Andronico</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/molto-rumore-per-nulla-william-shakespeare/">Molto rumore per nulla</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/sogno-di-una-notte-di-mezza-estate/">Sogno di una notte di mezza estate</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/giulio-cesare-william-shakespeare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giulio Cesare</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/enrico-viii-william-shakespeare/">Enrico VIII</a>”, “<a href="https://www.amantideilibri.it/il-mercante-di-venezia-william-shakespeare/">Il mercante di Venezia</a>” e alcuni <a href="https://www.amantideilibri.it/lettura-di-alcuni-sonetti-damore-di-william-shakespeare/">sonetti</a>. Inoltre su William Shakespeare abbiamo recensito un <a href="https://www.amantideilibri.it/eduardo-e-shakespeare-agostino-lombardo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">saggio di Agostino Lombardi</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>La bisbetica domata</em></h2>



<p>La commedia inizia con una cornice: l’ubriaco Christopher Sly viene raccolto per strada e messo ad assistere a una rappresentazione teatrale.</p>



<p>Al centro della trama di questa rappresentazione c’è una contesa. Siamo a Padova. Tutti sono innamorati di Bianca, ma suo padre ha messo una condizione: potrà sposarsi solo se prima si mariterà sua sorella Caterina. Il problema è che Caterina ha un caratteraccio: si pensi che la prima volta che la vediamo in scena sta frustando sua sorella.</p>



<p>Petruccio raccoglie la sfida. Come andrà a finire?</p>



<p>La genesi de “La bisbetica domata” è anche identificata in un “A shrew” (“Una bisbetica”) del 1588: come racconta Peter Ackroyd in “<a href="https://www.amantideilibri.it/shakespeare-una-biografia-peter-ackroyd/">Shakespeare. Una biografia</a>”, le due commedie si differiscono per ambientazione (Grecia invece che in Italia) e lunghezza (“A shrew” è più breve) ma hanno in comune trama e molti parallelismi verbali.</p>



<p>A differenza di altri lavori shakespeariani, per “La bisbetica domata” è un po’ più difficile rintracciare l’origine della storia. C’è chi dice Ariosto, chi cita la commedia popolare in voga quegli anni a Londra, chi individua l’ispirazione nei drammi di Marlowe, che potrebbe essere addirittura lo sconosciuto autore dell’iniziale “A shrew”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Come vada a finire lo sappiamo già dal titolo: la bisbetica viene, effettivamente, domata. Diventa servizievole, amorosa e pacificatrice, ed esce di scena a braccetto con suo marito.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Come una fonte piena di fango, è la donna arrabbiata, brutta a vedersi, torbida, senza leggiadria alcuna: finché così resterà, nessuno, per quanta sete abbia, si degnerà di accostarvi le labbra e berne anche solo una goccia”</p>
</blockquote>



<p>Il punto è che il modo in cui questo processo avviene mette a disagio il pubblico del terzo millennio – e pare non abbia risparmiato nemmeno quello del Cinquecento – perché è piuttosto non convenzionale. Anzi, tra psicologia inversa e piccole torture è abbastanza rude. Anzi, quasi da denuncia. Ed è il fatto che questi metodi funzionino, senza rispetto per la dignità della persona, della sua libertà individuale e della sua intelligenza, a contrariare soprattutto il lettore e la lettrice del ventunesimo secolo.</p>



<p>Probabilmente, al netto delle tinte misogine &#8211; che Peter Ackroyd non nomina affatto &#8211; “La bisbetica domata” va interpretata come farsa. Intanto è la prova dell’estrema sensibilità teatrale, dell’ “istintivo talento comico” del giovane William Shakespeare e del suo amore per i giochi di parole.</p>



<p>Da questa commedia, dice Ackroyd, emerge il dialogo professionale tra lui e il coetaneo Marlowe, che si stava imponendo nella drammaturgia da intellettuale: lui era laureato, mentre Shakespeare si era fermato da un pezzo, negli studi, e faceva l’attore. Questa posizione lo svantaggiava e lo esponeva a denigrazione e sottostima.</p>



<p>Alcune scene e alcune battute de “La bisbetica domata” satireggiano alcune scene e il verseggiare retorico di Marlowe, volutamente inserito in momenti apparentemente senza contesto per svuotarlo di significato e ridicolarizzarlo. Ma d’altronde, come precisa anche Ackroyd, “l’imitazione è la più sincera forma di adulazione”.</p>



<p>Marlowe è morto nel 1593, nel corso di una rissa: la rivalità fra lui e Shakespeare era appena cominciata. Come sarebbe stata la storia della letteratura se Shakespeare non fosse rimasto da solo sul mercato, resterà una delle sliding doors più affascinanti.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Nino. Il bambino nascosto&#8221; &#8211; Nicolino Sapio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Isabella Fantin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 13:58:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parla di infanzia negata il nuovo libro di Nicolino Sapio, fotoreporter, scrittore, impegnato in progetti internazionali sui diritti umani. Oggi, 13 ottobre 2026, è uscito il romanzo &#8220;Nino. Il bambino nascosto&#8221; (Töpffer Editore 2026, 254 p.). Una vicenda di toccante umanità da conservare nella memoria e nel cuore. Ringraziamo l’agenzia 1A comunicazione e&#160;la&#160;casa editrice per la copia digitale ricevuta in omaggio. Trama di Nino. Il bambino nascosto Il piccolo Nino vive a Macchia, un paese dell&#8217;entroterra calabrese. Tra natura, pallone, scorribande con gli amici, i rimbrotti del maestro, le luminarie della comunità in festa, le sue giornate trascorrono spensierate. Poi </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/nino-il-bambino-nascosto-nicolino-sapio/">&#8220;Nino. Il bambino nascosto&#8221; &#8211; Nicolino Sapio</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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<p>Parla di infanzia negata il nuovo libro di <a href="https://www.facebook.com/nicolino.sapio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nicolino Sapio</a>, fotoreporter, scrittore, impegnato in progetti internazionali sui diritti umani. Oggi, 13 ottobre 2026, è uscito il romanzo &#8220;Nino. Il bambino nascosto&#8221; (<a href="https://www.facebook.com/topfferedizioni/?locale=it_IT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Töpffer Editore</a> 2026, 254 p.). Una vicenda di toccante umanità da conservare nella memoria e nel cuore.</p>



<p>Ringraziamo l’agenzia 1A comunicazione e&nbsp;la&nbsp;casa editrice per la copia digitale ricevuta in omaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Nino. Il bambino nascosto</em></h2>



<p>Il piccolo Nino vive a Macchia, un paese dell&#8217;entroterra calabrese. Tra natura, pallone, scorribande con gli amici, i rimbrotti del maestro, le luminarie della comunità in festa, le sue giornate trascorrono spensierate. Poi all&#8217;improvviso lo strappo di un viaggio che da Cosenza lo porta in Svizzera, dove i genitori hanno trovato un impiego come migranti stagionali. A Zurigo, la vita di questo bambino di dieci anni prende una piega inspiegabile a suon di divieti, privazioni, mezze verità e le promesse di chi sa di non poterle mantenere.</p>



<p>Il romanzo traccia ad altezza bambino il dramma di chi deve fingere di non esistere. Di chi deve imparare a sparire al punto da dimenticare la propria voce. Una condizione più crudele della vita sotto falsa identità. In clandestinità. O in fuga.</p>



<p>Infatti viene denunciata una delle pagine più buie e dimenticate della nostra storia migratoria. Conoscete lo scandalo dei &#8220;bambini nell&#8217;armadio&#8221;? Sono i bambini italiani immigrati clandestinamente in Svizzera nel secondo Novecento e condannati all&#8217;invisibilità. A dar loro un volto e un riscatto è Nino che li rappresenta tutti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Sfruttare manodopera a basso costo senza garantirne i diritti. Accogliere forza lavoro risparmiando sui costi sociali. È il nervo scoperto della politica elvetica verso i migranti italiani che tanto hanno contribuito alla crescita del Paese ospitante. Così poco ospitale da chiamarli mangiaspaghetti e zingari, i nostri connazionali. Poiché lo statuto dei lavoratori stagionali non contemplava ricongiungimento familiare e permesso di soggiorno, migliaia di bambini entrarono clandestinamente oltreconfine. Reclusi in casa, vivevano nel terrore di essere scoperti, pena il rimpatrio.</p>



<p>È su questo sfondo che il romanzo riflette sul <strong>significato di essere bambini quando la legge te lo impedisce e sulla genitorialità dei migranti, sofferta e contraddittoria, in balìa di eventi più grandi di loro.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;<em>Questa moltitudine di umanità sradicata, obbligata dalla<br>fame – dalla deriva progressiva del mondo di creare benessere per gli esseri umani a discapito di altri – a<br>scappare di casa per non sentircisi mai più, a casa. Costretta<br>a incolonnarsi come formiche secondo regole matematiche<br>fatte di cemento, servitù, malattie e solitudine. Questa moltitudine di gente era primariamente accomunata dal requisito dell’invisibilità. Invisibili erano i figli non permessi, nascosti come Nino nell’armadio, o nelle<br>cantine. E invisibili erano i grandi, anche se portatori di autorizzazione, di permesso stagionale, o in qualunque modo si volesse<br>ammantare di ufficialità un documento che decretava la loro<br>condizione di inferiorità</em>&#8220;</p>
</blockquote>



<p>Cosa succede quando l&#8217;infanzia diventa un incubo quotidiano? Senza amici, studio, il gioco, l&#8217;aria aperta. Cosa accade a un preadolescente quando non può guardare il mondo nemmeno dalla finestra? Sono alcuni interrogativi di una vicenda che indigna, tocca le nostre corde più profonde, lascia spazio alla speranza. Un quesito delicato riguarda anche i genitori: è legittimo scegliere di far vivere il proprio figlio in condizioni estreme pur di non separarsi da lui?</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una stanza senza cielo</h3>



<p>Lo sguardo di Nino non condanna e non assolve. Non suggerisce cosa è giusto o sbagliato. Esprime l&#8217;esigenza di capire i segreti della clausura con cui, per volontà di altri, si deve confrontare. Peccato che ai suoi occhi &#8220;gli altri&#8221; siano mamma e papà. Il che genera in lui senso di colpa e confusione. Per fortuna possiede quello spirito di adattamento che, unito alla fantasia, lo aiutano a mantenere la voglia di scoprire il mondo circostante, propria della sua età. Sin dalle prime pagine, dedicate all&#8217;incursione al cimitero con gli amici, conosciamo un bambino curioso, sveglio, pronto all&#8217;avventura, ribelle il giusto.</p>



<p>L&#8217;autore cesella in soggettiva gli scenari e il mondo interiore del protagonista perché il romanzo abita un territorio variegato. Il paese d&#8217;origine dalla natura amica rappresentati con una scrittura concreta e viva. Zurigo, dove la reclusione in una stanza segna il perimetro della solitudine e della paura con una scrittura più stringata. Altro che <em>Lu Macrumamau</em>, l&#8217;uomo nero delle fiabe. Qui, complice la barriera linguistica, tutto sembra ostile privo com&#8217;è di elementi riconoscibili atti a lenire il dolore. Però mano a mano che lo spazio vitale si restringe e quel che possiede si avvicina al nulla, accade il miracolo. Il mondo immaginativo del piccolo Nino si dilata e le risorse interiori pure. La sua forma di resistenza diventa il disegno che lo aiuta a ravvivare i ricordi e i colori della vita. Perché Nino riuscirà sempre a volersi bene.</p>



<p>Senza stereotipi a tema, con il suo romanzo Nicolino Sapio dimostra quanto la frizione tra bisogni economici e affettivi possa condurre nel campo minato della vergogna, della discriminazione, dell&#8217;insensatezza. Ma alla fine  vince la poesia dell&#8217;età dell&#8217;innocenza.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Loverdose&#8221; &#8211; Federica Guatteri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Cavani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Loverdose" di Federica Guattieri (Epika 2025) è una cruda e viscerale dissezione dei legami tossici e dell'abuso emotivo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/loverdose-federica-guatteri/">&#8220;Loverdose&#8221; &#8211; Federica Guatteri</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;Loverdose&#8221; di Federica Guattieri (Epika 2025) non è una raccolta di poesie romantiche in senso classico, ma una cruda e viscerale dissezione dei legami tossici e dell&#8217;abuso emotivo. </p>



<p>Ringraziamo <a href="https://www.amazon.it/Loverdose-Federica-Guatteri/dp/8831929593">l&#8217;autrice </a>per la copia cartacea inviata in omaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Loverdose</em></h2>



<p>Il testo è strutturato in un susseguirsi di ventiquattro storie in versi che affrontano il contrasto tra carnefice e vittima, mettendo a nudo le dinamiche dell&#8217;amore inteso come dipendenza e ossessione. Come siffosse ad uno specchio, la sfrontatezza del libro risiede nel contrasto tra le voci. </p>



<p>Ventiquattro donne raccontano la sofferenza e la violenza subita. Parallelamente, ventiquattro uomini ai margini ne evocano i ricordi o la presenza, creando un coro drammatico di voci spezzate. Con il suo fare Tagliente la Guatteri propone e propina una scrittura ove non usa filtri o eufemismi. La scelta della forma poetica serve a concentrare il dolore in immagini brevi, affilate e di forte impatto emotivo, arrivando dirette, come un pugno nello stomaco. </p>



<p>Nonostante la durezza dei temi (violenza, perdita, abuso), l&#8217;opera si propone come uno strumento di accettazione e liberazione del trauma attraverso la parola scritta. Ciò le dona una funzione catarchica e emblematica. Codesto libro non è adatto a chi cerca una lettura leggera o una narrazione lineare, decisamente più in linea con chi ricerca e predilige una poesia contemporanea di matrice civile e psicologica, capace di indagare il lato oscuro delle relazioni umane senza retorica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>La caratteristica più insolita del libro è la sua struttura a contrappunto binario, il dualismo delle voci. Il testo è diviso rigorosamente in base al genere, offrendo due prospettive opposte ma speculari dello stesso inferno emotivo.</p>



<p>Le ventiquattro donne, rappresentano la sublimazione del trauma. Non parlano da vittime passive, ma calcano la poesia per rielaborare l&#8217;abuso, l&#8217;eccesso e la perdita. I versi diventano un atto di sopravvivenza. A ventiquattro uomini, non viene data voce al &#8220;carnefice&#8221; standard, bensì a figure maschili emarginate, esasperate, talvolta respinte dalla società o tormentate dai propri demoni. Sono loro a evocare la figura femminile, spesso in una miscellanza di colpa e ossessione.</p>



<p>Nel titolo si nasconde la metafora dell’Amore come Sostanza, dove gioca interamente sul concetto di overdose da amore. L&#8217;amore non è salvifico, ma è trattato alla stregua di una droga pesante. Crea dipendenza chimica, crisi di astinenza e, nei casi peggiori narrati nel testo, porta alla distruzione fisica e psicologica (la morte metaforica o reale). </p>



<p>La parola Loverdose unisce la purezza idealizzata dell&#8217;amore (love) alla tossicità del consumo letale (overdose). La poesia come &#8220;Lama metrica del dolore” Analizzando la tecnica del testo, si evidenzia come la Guatteri rifiuti la poesia lirica tradizionale, dolce e melodica. I suoi versi sono caratterizzati da frasi tronche e sincopate, un susseguirsi di ritmi che imitano il respiro affannato di chi vive un attacco di panico o un&#8217;ansia da relazione. Il lessico crudo, è rafforzato da termini legati al corpo, al sangue, alle ferite fisiche e alle ceneri. Le parole non vogliono consolare, ma fotografare il danno nel momento esatto in cui avviene.</p>



<p>La particolarità di questo volume risiede nel fatto che obbliga il lettore a entrare in empatia anche con il lato oscuro. Persino il recensore dell&#8217;opera nota spesso come sia difficile rimanere indifferenti davanti a uomini che &#8220;evocano&#8221; le donne che hanno distrutto, spingendo chi legge a interrogarsi sulle radici psicologiche della violenza di genere e della dipendenza affettiva. </p>



<p>Un certo grado di dipendenza dal partner è parte di ogni storia d’amore che possa dirsi tale. L’amore romantico è parte naturale e biologica della caratteristica umana rispondendo a necessarie caratteristiche fisiologiche, psicologiche, questo è il comportamentale di un amore. Non di meno, la dipendenza focalizza l’oggetto d’amore, la riorganizzazione delle priorità, un aumento di energia e sensazioni di euforia, sbalzi d’umore. Quando le caratteristiche più dipendenti diventano rigide e pervasive e assumono la connotazione di necessità assolute, il rischio è di cadere nel versante più disfunzionale del legame amoroso: quello relativo alla dipendenza affettiva patologica. Quando invece il vincolo di coppia offusca i propri bisogni e desideri e ci incatena all’altro soffocando la nostra individualità siamo di fronte alla dipendenza affettiva.</p>
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		<title>&#8220;Mille colori, un cuore&#8221; &#8211; Antonella Covelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 05:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Mille colori, un cuore" (Ilfilorosso 2026) è il primo romanzo di Antonella Covelli ed è ambientato nel mondo della scuola.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/mille-colori-un-cuore-antonella-covelli/">&#8220;Mille colori, un cuore&#8221; &#8211; Antonella Covelli</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Leggere “Mille colori, un cuore” a luglio come ho fatto io fa quasi venire voglia di tornare a scuola; ma anche ora che la scuola è cominciata, le energie positive che questo libro emana sono corroboranti e preziose. Questo esordio narrativo di <a href="https://www.amantideilibri.it/author/antonella-covelli/">Antonella Covelli</a>, preziosa collaboratrice di Amantideilibri.it e docente di lingua e letteratura italiana nella scuola secondaria di secondo grado, è stato pubblicato da <a href="https://www.facebook.com/ilfilorossoeditore/?locale=it_IT">Ilfilorosso</a> edizioni di Cosenza ad aprile 2026.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di<em> Mille colori e un cuore</em></h2>



<p>Un dolore da lasciare alle spalle, un salto nel vuoto: la protagonista di “Mille colori, un cuore”, Aurora, si trova in una scuola completamente nuova, in un posto totalmente estraneo, e sa che questa situazione sarà per lei un’opportunità. La conoscenza con le classi permetterà di far spiccare personalità, fragilità, talenti e false apparenze, nel bene e nel male. Al centro di tutto ci sono loro, il motivo per frequentare la scuola: le relazioni.</p>



<p>Il libro è corredato da illustrazioni e poesie di Rossana Cosco.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione&nbsp;</h2>



<p>“Mille colori, un cuore” è un libro scritto da una persona che tratta i suoi interlocutori con dolcezza e comprensione. Dietro la storia personale della protagonista c’è sempre uno sguardo delicato ed empatico che attraversa i singoli studenti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Non con arroganza o sfida, ma con la tenerezza di chi viene visto davvero per la prima volta, dopo una lunga attesa”</p>
</blockquote>



<p>Questa narrazione vuole tenere a mente che la bellezza di una comunità come quella scolastica è nella sua eterogeneità. Anche quando è effervescente, difficile da gestire o, al contrario, silenziosa e apparentemente impenetrabile, c&#8217;è un cuore che aspetta solo di venire scongelato.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Ci si deve scottare qualche volta per comprendere la potenza del fuoco e la sua capacità di annientare”</p>
</blockquote>



<p>Le vicende personali di Aurora si intersecano con la vita professionale, ricordando che le relazioni più belle sono quelle che si arricchiscono a vicenda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/mille-colori-un-cuore-antonella-covelli/">&#8220;Mille colori, un cuore&#8221; &#8211; Antonella Covelli</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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		<title>&#8220;La gemella silenziosa&#8221; &#8211; Lucinda Berry</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Amanti dei libri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 05:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Thriller]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La gemella silenziosa” di Lucinda Berry è un thriller Newton&#038;Compton pubblicato nel 2026, tradotto da Giulio Lupieri e Marco Machera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/la-gemella-silenziosa-lucinda-berry/">&#8220;La gemella silenziosa&#8221; &#8211; Lucinda Berry</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>“La gemella silenziosa” di Lucinda Berry è un thriller Newton&amp;Compton pubblicato nel 2026, tradotto da Giulio Lupieri e Marco Machera.</p>



<p>Ringraziamo la <a href="https://www.newtoncompton.com/libro/la-gemella-silenziosa">casa editrice</a> per la copia digitale inviata in omaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama de <em>La gemella silenziosa</em></h2>



<p>Emily ed Elizabeth sono due gemelle perfettamente identiche. Hanno vissuto i primi cinque anni della loro vita segregate in casa, maltrattate e seviziate dalla madre, subendo ogni tipo di abuso. Una volta salvate dal loro destino, vengono adottate e sembrano aver trovato un certo equilibrio. Finché Elizabeth non si sveglia in ospedale e scopre che Emily è morta. Da quel momento inizia, per lei, un percorso di ricostruzione del passato e di ricerca del suo spazio nel mondo reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Mi sarei goduta molto di più il romanzo se un piccolo indizio nelle primissime pagine non mi avesse fatto intuire il meccanismo della narrazione. Aspetto che ha avuto conferma ad un terzo del racconto. Ma da quel punto in poi la vicenda assume risvolti psicologici tutto sommato interessanti, analizzati da Berry con la conoscenza che deriva dal suo percorso professionale. Ha infatti lavorato come psicologa e ricercatrice nel campo dei traumi infantili. L’attenzione è mantenuta alta grazie all’indagine sulle ferite psicologiche ed emotive di Elizabeth, sulla ricostruzione delle vicende che l’hanno portata ad un limite -sia mentale che fisico &#8211; pericoloso.</p>



<p>Non ho apprezzato particolarmente il colpo di scena sul finire del romanzo, mi è sembrato un po’ forzato. Sarebbe stato comunque un thriller psicologico piacevole, che non vive di shock, ma di distorsioni affettive, di memoria che si incrina e di silenzi che diventano più pesanti delle parole.</p>



<p>Chiara Carnio</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;occhio di Gaudì&#8221; &#8211; Marta Palazzesi</title>
		<link>https://www.amantideilibri.it/locchio-di-gaudi-marta-palazzesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Cavani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 05:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"L'occhio di Gaudì" è un romanzo storico di Marta Palazzesi pubblicato da Vallecchi a maggio 2026.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;L&#8217;occhio di Gaudì&#8221; è un romanzo storico di Marta Palazzesi pubblicato da Vallecchi a maggio 2026.</p>



<p>Ringraziamo la <a href="https://www.vallecchi-firenze.it/narrativa/locchio-di-gaudi/">casa editrice</a> e l&#8217;ufficio stampa 1A comunicazione per la copia cartacea ricevuta in omaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>L&#8217;occhio di Gaudì</em></h2>



<p>Nella Barcellona modernista, quando la dittatura ha il nome di Miguel Primo de Rivera,1925-1926,l&#8217;opera di Gaudí, la Sagrada Famiglia tassello dopo tassello, tralicci su cupole, sta prendendo vita , mentre il suo visionario autore ne prende la morte. Questo sfondo che crea scenografia ed organismo necessario per attraversare la politica ristrettiva e il cambiamento sociale e culturale di quello che dovrà essere esoscheletro di questo intreccio storico e riflessivo. </p>



<p>Gabriel Fàbregas, il protagonista, è un giovane amante dell’arte  che lascia Valencia per cercare la verità sulla morte del padre. È un percorso difficile e colmo di difficoltà, riluttanza e diffidenza sociale quello che accompagna Gabriel alla ricerca della verità sul passato di suo padre, verità che coincide con la costruzione della propria identità: Gabriel cercando la verità sul padre troverà una collocazione nel mondo, una ragione per comprendere il proprio presente e per immaginare il futuro.</p>



<p>Probabilmente si è cercato di creare un romanzo di formazione, strutturato con una spiccata linea holdiniana, formativa e docenziale, rimarcatamente l&#8217;autrice opera inserendo tessere di un mosaico spezzato da&nbsp; elementi gialli investigativi, politici e storici. La ricerca della verità procede attraverso indizi, Scontati silenzi e tensioni famigliari che non ravvivano la brace&nbsp; della suspance.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Il titolo, con larga rimarcata al nome di Gaudi,  creano aspettative simportanti nell&#8217;opera , aspettative che pone centro la figura di Gaudí e del suo pensiero metafisico. Invero, la presenza del  grande architetto compare relativamente poco come personaggio, quasi non fosse contemplato. Del resto, tutti indialoghi si trovano appiattiti e senza enfasi: un omicidio pare una cosa scontata, un amore, un furto o qualsiasi altro evento che dovrebbe risvegliare un controrcersii di emozioni, si limita ad essere una fredda rivelazione senza emozione.</p>



<p>Certamente la ricerca storica è doverosa e accurata, ritrovandosi in unaBarcellona pregna di politica e dittatura, dove la fa sa padrona la differenza tra le classi sociali, dove i sobborghi somigliano a latrine a cielo aperto. Ma purtroppo se da un lato se ne percepisce il lezzo disumano, dall’altro lato non si comprende questa apatia nell’esprimere sensazioni rabbie gioie e dolori, nulla trapela nelle parole o nei sentimenti.</p>



<p>Ero incuriosito da questo romanzo e dalla vita di Gaudi, nonché dalla Barcellona gotica e modernista, avevo già viaggiato metaforicamente, le strade e i palazzi colmi di segreti con le tracce di Zafon, tanto incuriosito che per caso capitandomi per mano un libro edito nel 2016, non ho potuto non prenderlo in considerazione, durante la lettura, postuma a L&#8217;occhio di Gaudi, ho riscontrato Una bizzarra coincidenza che mi lascia perplesso e attonito, nonostante effettuate ricerche storico locali, che dessero corrispondenza non ho trovato dispiegazioni, l&#8217;arcano permane insoluto.</p>
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		<title>&#8220;Nessun luogo, da nessuna parte&#8221; &#8211; Christa Wolf</title>
		<link>https://www.amantideilibri.it/nessun-luogo-da-nessuna-parte-christa-wolf/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 05:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In "Nessun luogo, da nessuna parte" (1979) Christa Wolf immagina che due poeti del romanticismo tedesco si incontrino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/nessun-luogo-da-nessuna-parte-christa-wolf/">&#8220;Nessun luogo, da nessuna parte&#8221; &#8211; Christa Wolf</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il libro di Christa Wolf in cui mi sono cimentata per la lettura condivisa di settembre del Club del libro della <a href="https://www.facebook.com/PrimoMoroni">libreria Primo Moroni</a> è “Nessun luogo, da nessuna parte” (&#8220;Kein Ort. Nirgends&#8221;), del 1979. In Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1984 da Rizzoli. </p>



<p>Con questo libro, Christa Wolf elabora il suo distacco dalla politica culturale dominante a seguito della radiazione dall’Unione degli scrittori: nel 1976 si era unita alla protesta degli intellettuali tedeschi quando il cantautore Wolf Biermann era stato privato della cittadinanza dal governo della Repubblica Democratica Tedesca (DDR, Germania Est). Lo racconta Anita Raja nella postfazione all&#8217;edizione E/O 1997,  tradotta da Maria Grazia Cocconi e Jan-Michael.</p>



<p>Di Christa Wolf abbiamo recensito anche “<a href="https://www.amantideilibri.it/medea-christa-wolf/">Medea</a>” e “<a href="https://www.amantideilibri.it/cassandra-christa-wolf/">Cassandra</a>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Nessun luogo, da nessuna parte</em></h2>



<p>Cosa si sarebbero detti Karoline von Günderrode e Heinrich von Kleist se si fossero incontrati? Come avrebbero espresso il loro senso di inadeguatezza, il soffocamento dovuto alle convenzioni sociali, la percezione del corpo come una gabbia?</p>



<p>Christa Wolf li fa conoscere durante un tè in salotto e poi li fa passeggiare insieme. Entrambi si raccontano, mostrando le rispettive sensibilità. Commentano gli eventi politici (nel 1804 Napoleone è in piena attività), il rapporto con la vita e la morte, i propri malesseri.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Là dove un coltello ha tagliato la carne in profondità, il tocco di una piuma fa male”</p>
</blockquote>



<p>I due protagonisti sono poeti romantici realmente esistiti, anche se forse rimasti un po’ al margine del panorama letterario tedesco. Nel romanzo non lo sanno ancora, ma entrambi moriranno suicidi.</p>



<p>Su Karoline von Günderrode Christa Wolf tornerà in “L’ombra di un sogno” (1979) – al momento fuori catalogo – raccogliendo prose, poesie e lettere della poetessa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Christa Wolf è croce e delizia al cuor, ormai, per me. Non riesco ancora a conciliarmi completamente con la sua impenetrabilità. Quando inizio un suo libro mi sento il viandante sul mare di nebbia di Friederich.</p>



<p>“Nessun luogo, da nessuna parte” è un libro che ho cominciato tre volte. La terza sono riuscita a portarlo a termine solo dopo aver chiesto a Wikipedia cosa stessi leggendo. Mi sono informata meglio sui personaggi, sulla dimensione umana e letteraria di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Karoline_von_G%C3%BCnderrode">Günderrode</a> e di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Heinrich_von_Kleist">Kleist</a>, su chi fossero i personaggi di contorno, come il medico personale di Kleist <a href="https://de.wikipedia.org/wiki/Georg_von_Wedekind_(Mediziner)">Wedekind</a> o il gruppo che ruota intorno a Günderrode. Vediamo muoversi in scena i fratelli Brentano: Bettina sposata von Arnim, Clemens e Kunigunde, la quale sposa proprio nel 1804 l’avvocato <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Carl_von_Savigny">Carl von Savigny</a>. Ma devo dirvi che i rapporti tra loro non sono chiarissimi, nel libro: orientarsi tra chi è chi e cosa vuole può essere piuttosto difficile, almeno per le prime trenta pagine.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Angoscia. Se tu sapessi, caro mio: un’angoscia senza nome. Talvolta penso di essere a questo mondo per trovare a quest’angoscia un nome”</p>
</blockquote>



<p>La comprensione è ulteriormente complicata dall’utilizzo del discorso indiretto libero e dal continuo passaggio da un io narrante all’altro, rigorosamente senza virgolette.</p>



<p>Verso metà libro – che comunque è fatto di poco più di 100 pagine – i due protagonisti rimangono finalmente da soli e qui, finalmente, anche il lettore più scapestrato che ha accettato di non capirci niente finora, può cominciare a godersi il libro.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Vita invivibile. Nessun luogo, da nessuna parte”</p>
</blockquote>



<p>Ve lo dico subito: l’incontro tra queste due anime non sfocia in una storia d’amore e neanche di salvezza. I loro dialoghi hanno la pura funzione di condivisione. I loro malesseri inconfessati possono provare a prendere forma, venire pronunciati. Vivere il corpo come una gabbia, sentire sulla carne le delusioni delle mancate promesse, essere convinti che qualcosa nel cervello non vada, che occorra aprire il cranio per estirparlo&#8230; Lo scambio diventa molto intenso e infatti da qui ho potuto ricominciare ad apprezzare la sensibilità di Christa Wolf e l’incisività della sua scrittura.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Non avvicinarti troppo. Non stare troppo lontano. Nasconditi. Smàscherati. Dimentica quel che sai. Conservalo. Maschere cadono, incrostazioni, smalti. La nuda pelle. Lineamenti non contraffatti. (…) Donna. Uomo. Parole inutilizzabili. Noi, ciascuno prigioniero del suo sesso.”</p>
</blockquote>



<p>Vi consiglio “Nessun luogo, da nessuna parte” solo se siete pronti a frasi frammentate, rapporti non chiari tra i personaggi, mancanza di azione, introspezione psicologica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/nessun-luogo-da-nessuna-parte-christa-wolf/">&#8220;Nessun luogo, da nessuna parte&#8221; &#8211; Christa Wolf</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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		<title>&#8220;La vita sempre&#8221; &#8211; Elena Varvello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Danipoetessa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 05:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"La vita sempre" di Elena Varvello, pubblicato da Guanda e finalista del Premio Campiello 2026, è un libro che attraversa decenni. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;La vita sempre&#8221; di Elena Varvello, pubblicato da Guanda e finalista del Premio Campiello 2026, è un libro che attraversa decenni. Si misura con i perni della Storia — il fascismo, la guerra, la miseria, i campi di concentramento — per celebrare ciò che rifiuta caparbiamente di farsi distruggere: la vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>La vita sempre</em></h2>



<p>Al centro di questo affresco familiare e intimo troviamo due figure grandiose nella loro complessa umanità: <strong>Francesco</strong> e <strong>Teresa</strong>. Due opposti che non dovrebbero neppure sfiorarsi e che invece finiscono per incastrarsi in un legame viscerale, capace di resistere a ogni bufera.</p>



<p>Francesco è un personaggio che resta impresso nel cuore. Bello, imperfetto, segnato da un’infanzia priva d’affetto eppure dotato di un’anarchia travolgente. È un uomo dal fascino sfrontato, un giocatore d’azzardo che crede nella fortuna amica, un bugiardo seriale, un seduttore e, quando la storia chiama, un disertore e un fuggiasco. Francesco è l&#8217;incarnazione pura dell&#8217;istinto di sopravvivenza e del desiderio di essere liberi.</p>



<p>La sua non è una ribellione ideologica o politica; per lui le teorie rimangono astratte, quasi un’invenzione «da svizzeri», come direbbe sua madre. La sua unica e vera fede è la vita stessa: rimanere vivo, godere dell&#8217;attimo, inseguire la luce anche quando attorno c’è soltanto buio. Vive in lui un vigore quasi infantile, una fame di futuro e un&#8217;incurabile vivacità che lo spingono a rialzarsi sempre. Persino i propri sbagli e le proprie fragilità vengono trasformati in una sfacciata prova d&#8217;amore verso l&#8217;esistenza.</p>



<p>Se Francesco è la fiamma, Teresa è il fuoco che scalda e non si spegne mai. Nata in una «via di pezzenti», con le spalle esili, gli occhi scuri e una disciplina d&#8217;acciaio, Teresa è la sola del suo cortile a diplomarsi maestra. È una donna schiva, abituata a studiare, a misurare le parole, a contenere i propri sogni per proteggerli.</p>



<p>Il suo non è un ruolo secondario: l&#8217;amore che nutre per Francesco ha una statura monumentale. È un amore d&#8217;impegno, di presenza, una scelta quotidiana che non vacilla neppure di fronte ai tradimenti, alle sparizioni, ai numerosi debiti, alle guerre o alle deportazioni. Teresa non giudica Francesco: lo accoglie, lo sostiene e ne diventa la colonna vertebrale. La sua grazia risiede in una dignità ferrea e in un silenzioso coraggio che la rende, forse, il vero perno e la vera eroina di tutta la narrazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Ed è proprio sul finale che la narrazione compie la sua sorpresa, regalandoci uno svelamento che cambia e arricchisce retroattivamente l&#8217;intera lettura. Solo nelle ultime battute scopriamo infatti che quanto abbiamo letto non è frutto di una pura invenzione romanzesca, bensì la scrupolosa e commossa ricostruzione che l&#8217;autrice fa della vita dei propri nonni.</p>



<p>Questa rivelazione trasforma il libro in una vera e propria indagine affettiva, una ricerca viscerale delle proprie radici. Sapere che Francesco e Teresa sono esistiti davvero, che la voce narrante sta ricucendo i fili della propria genealogia per restituire dignità e memoria a chi l&#8217;ha preceduta, dona al testo una densità ancora più ricca e vibrante.</p>



<p>A dare al romanzo il suo battito più profondo è quel titolo bellissimo e folgorante: <em>La vita sempre</em>. Quell&#8217;avverbio posto alla fine funziona come una promessa inscalfibile, un giuramento d&#8217;ostinazione. Ci ricorda che, nonostante le fratture dell&#8217;esistenza, i vuoti della memoria, le ingiustizie e i dolori che sembrano spezzare il cammino, la vita trova sempre un varco per ricominciare a scorrere. È la vittoria della memoria personale e della forza vitale dei singoli, capaci di non farsi schiacciare dai meccanismi ciechi della Storia.</p>



<p>Con una scrittura nitida e scorrevole , Elena Varvello ricuce le trame del passato e le trasforma in un inno d&#8217;amore, di radici e di speranza. <em>La vita sempre</em> è un romanzo denso e commovente, che ci lascia addosso un senso di profonda gratitudine verso chi ci ha preceduto e, soprattutto, una certezza spietata e bellissima: che finché c&#8217;è respiro, finché c&#8217;è qualcuno da amare e una memoria da custodire, c&#8217;è vita, sempre.</p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Silver. L&#8217;ultimo segreto&#8221; &#8211; Kerstin Gier</title>
		<link>https://www.amantideilibri.it/silver-lultimo-segreto-kerstin-gier/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Vanessa Mele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 05:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Ragazzi e Young adult]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Silver. L’ultimo segreto” è il capitolo finale della trilogia di Kerstin Gier sui sogni pubblicato nel 2015 da Corbaccio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/silver-lultimo-segreto-kerstin-gier/">&#8220;Silver. L&#8217;ultimo segreto&#8221; &#8211; Kerstin Gier</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Tutto sommato non è male. “Silver. L’ultimo segreto” è il capitolo finale della trilogia di Kerstin Gier sui sogni scritto nel 2015, pubblicato da Corbaccio, composto da 387 pagine e appartenente al genere narrativa fantasy.</p>



<p>Della Trilogia dei Sogni abbiamo recensito anche &#8220;<a href="https://www.amantideilibri.it/silver-kerstin-gier/">Silver</a>&#8221; e &#8220;<a href="https://www.amantideilibri.it/silver-la-porta-di-liv-kerstin-gier/">Silver. La porta di Liv</a>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama di <em>Silver. L&#8217;ultimo segreto</em></h2>



<p>Anabel è uscita dall’ospedale psichiatrico e questo crea non poche preoccupazioni a Liv, dato che l’ultima volta ha provato a sgozzarla, ed è ancora convinta che esista il demone delle tenebre e che sia molto infuriato con tutti loro. </p>



<p>Anche Arthur è diventato un problema da risolvere, adesso che sa come manipolare le persone nei sogni. Liv, Henry e Grayson riusciranno a salvarsi?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>Come ultimo libro ci sta, molto carino e rispetto al precedente finalmente la storia è più movimentata e con dei bei colpi di scena, la scrittura è come sempre scorrevole e i capitoli scivolano veloci. Ma mi è rimasto l’amaro in bocca per un particolare: io sono una persona che ha bisogno di capire e sapere, ma l’autrice ha deliberatamente deciso di non spiegare la domanda che mi pongo fin dal primo libro, ovvero perché proprio loro riescono ad entrare nel corridoio dei sogni? Voglio dire, in fondo è tutto incentrato su questo benedetto corridoio e poi non mi dai una spiegazione soddisfacente?</p>



<p>Ha solo lasciato questa frase: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“<em>non conoscevamo ancora il vero mistero: che cosa fosse questo corridoio, perché lo avessimo scoperto proprio noi, e come fosse spiegabile il fenomeno da un punto di vista scientifico. Ma perché deve esserci sempre una spiegazione scientifica per ogni cosa?</em>”. </p>
</blockquote>



<p>Unica consolazione: il libro ha un lieto fine, ma proprio in senso letterale in quanto l’ultimo capitolo è stato una piacevole sorpresa. Consigliato se si vuole mettere un punto alla storia, ma non aspettatevi che ogni segreto vi venga svelato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/silver-lultimo-segreto-kerstin-gier/">&#8220;Silver. L&#8217;ultimo segreto&#8221; &#8211; Kerstin Gier</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Il silenzio è la voce che ho scelto&#8221; &#8211; Mona Arshi</title>
		<link>https://www.amantideilibri.it/il-silenzio-e-la-voce-che-ho-scelto-mona-arshi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Cavani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 05:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 la casa editrice 8ttoedizioni ha tradotto il romanzo di Mona Arshi "Il silenzio è la voce che ho scelto".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.amantideilibri.it/il-silenzio-e-la-voce-che-ho-scelto-mona-arshi/">&#8220;Il silenzio è la voce che ho scelto&#8221; &#8211; Mona Arshi</a> proviene da <a href="https://www.amantideilibri.it">AMANTIDEILIBRI.IT</a>.</p>
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<p>Nel 2025 la casa editrice 8ttoedizioni ha tradotto il romanzo di Mona Arshi &#8220;Il silenzio è la voce che ho scelto&#8221;. La traduttrice è Cristina Cicognini. Il progetto si ripropone di perseguire, uscire dagli schemi tradizionale per aprirsi a nuove sperimentazioni surreali e avanguardiste.</p>



<p>Ringraziamo la <a href="https://8ttoedizioni.com/prodotto/il-silenzio-e-la-voce-che-ho-scelto/">casa editrice</a> e l&#8217;ufficio stampa <a href="https://www.otago.it/">Otago </a>per la gentile concessione della copia cartacea ricevuta in omaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trama de <em>Il silenzio è la voce che ho scelto</em></h2>



<p>Il Silenzio come voce: Il tema centrale è il silenzio di Ruby, che paradossalmente diventa il suo mezzo di espressione più potente. Questo silenzio le permette di osservare il mondo circostante con acuta attenzione e di scavare nelle profondità del proprio essere. Le relazioni familiari sono complesse tanto da portare il lettore ad esplorare le dinamiche familiari trovandosi a fronte di figure archetipiche e complesse. La figura materna, ovvero La madre, comunica attraverso gesti e routine quotidiana, alternando momenti di lucidità a cicliche depressioni. </p>



<p>La sorella Rania: esprime sé stessa attraverso le parole, la vivacità e soprattutto la pittura. I suoi dipinti sono per Ruby fonte di fascino e tensione emotiva, rappresentando un confronto tra il silenzio e il colore, il ritiro e l&#8217;esuberanza. La figura maschile investita dal padre, non è propriamente ciò che dovrebbe rappresentare, la sua affidabilità, invero viene percepito da Ruby come un &#8220;canarino&#8221; fragile, attento a captare i segnali di disturbo familiari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Recensione</h2>



<p>&#8220;Silenzio è la voce che ho scelto&#8221; non si configura come un romanzo tradizionale con una trama lineare, ma piuttosto come un arazzo di sensazioni, ferite emotive e frammenti di pensiero che riflettono la vita interiore della protagonista, Ruby. Attraverso brevi capitoli, l&#8217;autrice illumina il mondo interiore di Ruby, il cui mutismo diventa una barriera protettiva e un amplificatore della sua capacità di osservazione e introspezione.</p>



<p>Importanti gli argomenti che vengono trattati, tra cui l’identità culturale e il razzismo.&nbsp;L&#8217;appartenenza di Ruby alla comunità pachistana emerge come un elemento significativo, portando con sé le sfide del razzismo e dell&#8217;esclusione, come dimostra la lettera straziante dell&#8217;amica Clare.</p>



<p>Comunità e Radici:&nbsp;Figure come la Nonna Biji (legame con la tradizione indiana), la Zia Numero Uno (voce della comunità) e i vicini indiani Panesar arricchiscono il tessuto narrativo, offrendo spunti sulla vita comunitaria e sulle radici culturali.</p>



<p>Innocenza e perdita:&nbsp;L&#8217;incontro con David Girdleston, il primo bacio, e la successiva lettera di Clare segnano momenti cruciali di passaggio dall&#8217;innocenza alla consapevolezza della perdita e dell&#8217;ingiustizia.</p>



<p>Mona Arshi dimostra una notevole abilità nell&#8217;oscillare tra crudezza e grazia. Anche quando affronta temi dolorosi come la malattia mentale, il razzismo e la violenza, la sua scrittura rimane delicata e introspettiva. Ruby diventa una testimone privilegiata di un mondo che parla eccessivamente ma ascolta poco, e la sua voce interiore, ironica e attenta.</p>



<p>Nel contesto descriverei il libro come uno &#8220;specchio frantumato&#8221;, dove i frammenti riflettono pensieri e sensazioni, piuttosto che seguire una trama lineare. Questo suggerisce che la prospettiva del lettore è invitata a essere frammentata, a cogliere lampi di significato piuttosto che un percorso narrativo definito.</p>
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