“Molto rumore per nulla” – William Shakespeare

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Data di pubblicazione

4 Gen, 2020
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Connessione con l'aldilà

Un libro di Aversano M. Lolita

Il setting scelto da William Shakespeare per la tragicommedia “Molto rumore per nulla” è Messina, perché è lì che la storia originale viene ambientata. Il nucleo della trama è tratto da una novella di Matteo Bandello del 1554, che Shakespeare ha letto nella traduzione francese di Belleforest e ha messo in scena nel 1598.


La trama di Molto rumore per nulla

copertina molto rumore per nulla shakespeareLa storia inizia presentandoci due coppie agli antipodi: Ero e Claudio, promessi sposi, e Beatrice e Benedetto, promessi nemici. Si innescano alcune dinamiche che portano al capovolgimento della situazione. Per una vendetta contro la famiglia del principe, a Claudio viene fatto credere che Ero sia infedele, in modo da fargliela ripudiare. Per una specie di scommessa, a Beatrice e Benedetto viene fatto credere che l’uno sia segretamente innamorato dell’altra, in modo da attivare un’attrazione reciproca. Riuscirà l’amore a trionfare?

Recensione e analisi.

William Shakespeare si conferma bravo negli intrecci elaborati e nelle tipizzazioni dei personaggi. Qui vengono fusi due generi: la storia di Ero e Claudio è un tipo convenzionale nella tragicommedia, quella di Beatrice e Benedetto lo è della commedia umoristica. Il tessuto drammatico è dato dalla misintepretation, cioè l’interpretazione sbagliata, l’equivoco, a volte manipolato per errore e a volte per divertimento. In questo modo, Shakespeare propone l’esplorazione della natura umana e delle limitazioni dell’amore, proponendoci una gamma di umanità che va dal cattivo all’innocente, dal nobile d’animo all’arguta.

“Morta al momento stesso in cui veniva accusata, così si dovrà sempre dire – lei sarà pianta, compatita, scusata da chiunque lo sappia: perché così succede: non si apprezza il valore di quello che abbiamo mentre ne godiamo, ma appena lo perdiamo e ci manca lo sopravvalutiamo e gli troviamo il pregio che il possesso rendeva invisibile, fino a che era nostro.”

Interessante e moderna la figura di Beatrice, presentata come lingua lunga e inarrestabile nei suoi giudizi. Di lei sappiamo che è bella ma che non usa la sua bellezza, anzi è non sentimentale, intelligente e spiritosa, cinica a tratti. Disprezza i matrimoni di convenienza. Parla degli uomini in termini di parità ed è orgogliosa, esattamente come Benedetto, infatti a entrambi sono assegnate battute in prosa (contrariamente alla coppia Ero-Claudio, che si esprime in versi).

Eppure è proprio per questo che i due personaggi si incontrano: si lasciano domare dal pensiero dell’amore e poi dall’amore stesso. La parola che caratterizza Beatrice è wit, uno spirito brillante e arguzie concettistiche, certo a tratti artificioso, che spicca nel secolo elisabettiano delle regole.

Bibliografia: “Shakespeare – Tutto il teatro. Vol 1”. Grandi tascabili Economici Newton 1997, traduzione di Maura Del Serra”; Marina Spiazzi e Marina Tavella, “Only connect… – A History and Antology of English Literature”, seconda edizione, Zanichelli 2000.

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Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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