“Vecchie conoscenze” – Antonio Manzini

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Voto redazione

4.5 stelle

Data di pubblicazione

7 Mar, 2022
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7

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“Vecchie conoscenze” (Sellerio 2021) è la decima indagine di Rocco Schiavone, per me il secondo incontro con lo scrittore Antonio Manzini dopo “Le ossa parlano” (Sellerio 2022). Dello stesso autore abbiamo recensito anche “Ogni riferimento è puramente casuale“.

La trama di Vecchie conoscenze

Questa volta Rocco Schiavone, vicequestore romano da poco di stanza ad Aosta, si confronta con il mondo dell’arte con cui ha scarsa familiarità malgrado i passati tentativi della moglie Marina, restauratrice, di iniziarlo ai segreti del Bello. Purtroppo Marina è scomparsa di recente.

Insieme alla sua squadra, scopre nicchie del mondo accademico dove specialisti e ricercatori di alto profilo si sfidano a colpi di pubblicazioni in grado di raggiungere, aggiungere, mantenere, affossare credibilità, potere e prestigio. Un mondo competitivo e scisso da quello del lavoro, amareggiato da gelosie e rivalità spesso incomprensibili per l’uomo comune.

La vittima, infatti, è una docente in storia dell’arte di fama internazionale tra gli addetti ai lavori. Sulle prime il caso disorienta: che nemici può avere una donna attempata, un topo di biblioteca non facoltoso? L’indagine decolla a fatica con pochi indizi e un possibile testimone tanto prezioso, quanto inutilizzabile in sede processuale.

L’inchiesta sembra bloccata come la città di Aosta sotto la neve, quando i colori del cielo decidono di mostrarsi solo all’alba. Di lì a poco una seconda vittima impegna le indagini nello scenario di un paese lombardo, vicino alla frontiera con la Svizzera. Si tratta di un ex collaboratore di giustizia che ha fatto saltare nomi eccellenti della capitale.

Non è la prima volta che la sua strada e quella di Rocco si incontrano. Di certo è l’ultima. Ora che è stato freddato, è un cadavere scomodo.

Recensione

L’aspetto più interessante di questo poliziesco è lo spazio assegnato al privato di Rocco e di alcuni suoi collaboratori , che in questo modo acquistano una completa autonomia narrativa. Un privato in crisi, perché i personaggi sono costretti a scegliere anche quando non lo fanno.

C’è chi è impegnato ad occultare la sua doppia vita e chi finalmente trova il coraggio di non farlo più. C’è chi è pronto ad esplorare il mondo in tandem per sempre o per una tratta e chi, come il protagonista, si aggrappa al passato.

Mi è piaciuta molto la piccola partecipazione di un tizio dalla favella esilarante, perché ha imparato la nostra lingua dai libretti d’opera. Un tocco brillante che ricorda Bruno Ganz di “Pane e tulipani”. Non ho potuto fare a meno di osservare che un personaggio secondario porta lo stesso cognome della vittima de “Le ossa parlano”(!).

Accanto al motivo della scelta, compare la riflessione sulla linea sottile che separa l’amicizia dall’amore, sull’amicizia e sulla paternità.

A volte i figli non sono come li desideriamo, o chi vorremmo come figli non sono tali. Oppure facciamo finta di averne uno di figlio, quando ci sentiamo figli di nessuno. Altre volte, nel caso di Rocco, rimaniamo storditi di fronte alla fine di un’ amicizia che credevamo indissolubile. Motivi, questi, presenti anche in “Le ossa parlano”.

Penso che “Vecchie conoscenze” sia una lettura piacevole, ben orchestrati l’intreccio e l’alternanza tra i due filoni investigativi, condotti da un eroe che è come uno di noi.

Isabella Fantin

Isabella Fantin

Recensore

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Laurea in Cattolica, docente alle Superiori, vivo a Milano nel tormento della movida e mi rifugio nella pace della Toscana.

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