
La figura di Shylock citata da Philip Roth nel suo romanzo recentemente ripubblicato da Adelphi, viene da “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare. In quest’opera teatrale, datata tra il 1594 e il 1598, Shylock rappresenta l’archetipo dell’ebreo.
Dopo aver letto il romanzo, non ho potuto che rileggere il testo, che a casa ho nella traduzione di Paola Ojetti (Newton 1997).
Di William Shakespeare abbiamo recensito anche “Macbeth”, “Otello”, “Tito Andronico”, “Molto rumore per nulla”, “Sogno di una notte di mezza estate”, “Giulio Cesare”, “Enrico VIII” e alcuni sonetti. Inoltre su William Shakespeare abbiamo recensito un saggio di Agostino Lombardi.
Trama de Il mercante di Venezia
“Tremila ducati”. È questa la prima battuta con cui Shylock entra in scena ne “Il mercante di Venezia”, e a questa Philip Roth si appoggia con energia per parlare di antisemitismo e dissociazione identitaria in “Operazione Shylock” (Adelphi 2026). E se pure Shylock non è il protagonista del testo teatrale di William Shakespeare, è il primo “uomo intero, visto da tutte le parti e in tutta la sua storia” che incontriamo nella sua produzione: ce lo dice Gabriele Baldini in “Manualetto shakespeariano” (Einaudi 1964).
Cosa succede nella commedia? Bassanio ha bisogno di soldi per poter sposare la bella Porzia e li chiede ad Antonio, un mercante veneziano. Lui però non ha altri beni che le sue navi in viaggio, perciò a sua volta si impegna in un contratto con un usuraio ebreo, Shylock. Il contratto prevede la restituzione del denaro, o in alternativa una libbra della sua carne: un vero e proprio patto col diavolo, che Shylock pretenderà venga rispettato fino in fondo.
Gabriele Baldini ci aiuta a datare l’opera: la prima stesura de “Il mercante di Venezia” è attribuita al 1594. L’indagine delle fonti rimanderebbe al “Jew of Malta” di Marlowe, che quell’anno aveva riscosso molto successo, e a una novella italiana di fine Trecento del “Pecorone” di Ser Giovanni Fiorentino. Qui troviamo il nome di Belmonte e il tema centrale de “Il mercante”, ossia il prestito di denaro per una donna.
Recensione
Il “Manualetto shakespeariano” fa notare come il personaggio intero di Shylock sia l’unico cattivo (villain) a cui Shakespeare offre una giustificazione. E’ l’odio che gli è stato sempre scaricato contro, solo perché è un ebreo.
“M’ha rovinato e poi m’ha impedito di guadagnare mezzo milione; ha riso delle mie perdite, m’ha canzonato pei miei guadagni, ha schernito la mia nazione, s’è messo di traverso nei miei affari, ha gelato i miei amici, ha riscaldato i miei nemici. E tutto questo perché? Perché sono un ebreo.”
Un altro personaggio notevole è Porzia: è una donna astuta, nuova, come molti personaggi femminili di Shakespeare. Non è soggiogata alla figura dell’uomo, anzi è battagliera e decisa. Non vuole sottoporsi al vincolo del matrimonio con chiunque, perciò inventa una sorta di enigma che riveli anche l’indole del pretendente a cui è sottoposto. Inutile dire che lo risolverà Bassanio, mentre Antonio subirà una perdita in mare. E ora come si metterà con il contratto?
“Un ebreo non ha occhi? Un ebreo non ha mani, membra, sensi, affetti, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stese armi, non va soggetto alle stesse malattie (…) d’un cristiano? Se ci pungete, non sanguiniamo? (…) E se ci offendete, non dobbiamo vendicarci?”
Nonostante gli vengano offerti, Shylock vuole i soldi solo da Antonio, e in alternativa vuole la sua libbra di carne. Sarà Porzia a sostituirsi al giudice, risolvendo l’impasse con astuzia. Durante la trattativa, però, Shylock ha modo di difendersi e di rivelare che la sua irremovibilità viene da un odio profondo, a cui la società lo ha allenato. La sua crudeltà non è demoniaca come quella di Jago nell’“Otello” di pochi anni dopo: è la “naturale e triste progenie di una mortificata amarezza che gli uomini, inconsciamente, alimentano nei propri fratelli” (sempre Baldini).
“Il mercante di Venezia” viene riconosciuto come il primo dei drammi maggiori di William Shakespeare.



