“La versione di Eva” – Iaia Caputo

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Voto redazione

4 stelle

Data di pubblicazione

6 Ago, 2022
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7

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“La versione di Eva” è un libro di Iaia Caputo pubblicato da Mondadori nella collana Scrittori italiani e stranieri lo scorso 3 maggio. Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama di La versione di Eva

Grazie anche alla presa di coinvolgimento del grande schermo, tutti abbiamo sentito parlare  di Evita. María Eva Duarte de  Peron, moglie del generale Juan Peron nel 1946, già presidente dell’Argentina. Eva sposa non per amore ma per avere voce,  si batté, per i diritti delle donne, dei lavoratori e delle classi meno agiate. La vita di Eva è stata romanzata e decantata dai libri, dalle voci e da bobine di pellicole cinematografiche di tante persone che credettero di conoscerla avendo scarni rapporti ufficiali con quella figura autoritaria e fragile al contempo, ma paladina della giustizia nonostante ogni avversa situazione.

Ma diamo un volto e una storia ad Evita, la donna del popolo argentino, Eva Duarte è nata a Los Toldos, nella provincia di Buenos Aires, il 7 maggio 1919. Era un’attrice, si è avventurata nella radio, fino a quando non ha incontrato il generale Juan Domingo Perón e lo ha sposato. Da quel momento fu protagonista e iniziò a ricoprire un ruolo fondamentale sulla scena politica. Morì il 26 luglio 1952, a soli 33 anni.

“Ma Eva tornava, tornava sempre…”

Eva nasce dalla relazione clandestina tra il ricco Juan Duarte e la sua cuoca, Eva si trova ad essere l’ultima di cinque figli non riconosciuti, ella verrà poi riconosciuta dal padre biologico, ma ciò non le diede agi nella vita, anzi, Eva condusse una vita molto modesta, senza il minimo bene primario. La mancanza di un padre, le rendeva un disonore alla vista della gente benestante, quasi ne fosse una colpa o una vergogna.

L’incursione di María Eva Duarte de Perón nella sfera politica ha permesso di stabilire i diritti fondamentali per tutte le donne del nostro Paese. In questo saggio Iaia Caputo, ci racconta con voce tremula e insicura, fino a che punto è arrivata la sua influenza tra vari leader e figure politiche che condividono la sua eredità.

“Si, certo che è un melodramma! tutto nella vita degli umili è melodrammatico. Il dolore dei poveretti non è dolore da teatro, ma della vita, e molto amaro. Per questo è un melodramma, un melodramma di cattivo gusto, a buon mercato, e ridicolo per uomini mediocri ed egoisti. Perché i poveretti non inventano il dolore…lo sopportano”

Recensione

Alla lettura queste pagine si dipanano interessanti, profonde e con estrema ricerca della trama reale. La narrazione è a volte leggera e sbarazzina, senza troppe pretese, qual volesse essere una chiaccherata tra persone che dialogano con una amica. Quasi una sorta di veglia a memoria dopo la sua morte, proprio al capezzale di colei che fece la storia.

Questo saggio offre una visione della sua immagine, parliamo di Eva, più concreta  e meno celebrata dal pubblico patinato. Tra le righe risalta una Eva inedita, umana, fragile e forte, una Eva che porta ad accrescere ammirazione e a creare empatia e percezione.

Iaia Caputo è affascinata da quello che è divenuto il mito di Evita. Ne racconta la leggenda ma anche i sobborghi della sua vita, senza esaltazione narra le  vicende ad essa  legate. Sfiora la ragazza in cerca di fortuna, fino ad arrivare a fotografare la donna amata dall’Argentina. Ricerca dopo ricerca, descrive, pagina di  testimonianze e riflessioni personali, riflette e fa riflettere sulla breve e impegnata vita di Evita, vita che parve un palcoscenico dove indossare mille e nessuna maschera, quel palco su cui vivere una vita o morirne mille.

Uno dei suoi risultati più importanti è stata l’emanazione della legge sul suffragio femminile nel 1947. Il 9 settembre di quell’anno è stata approvata la legge n. 13.010, nota anche come “legge per evitare”, che le ha dato il diritto e ha consentito a tutte le donne in Argentina votare. Questo è stato anche il primo passo per l’inserimento formale delle donne nella sfera politica .

“La nostra voce è stata ascoltata. Grazie alla rivoluzione e al nostro leader, i diritti politici che per tanto tempo ci sono stati negati sono stati finalmente riconosciuti. Adesso possiamo votare. Donne compatriote, amiche mie, fateci sapere anche come votare!”, Eva Perón. tratto da “il mio messaggio, scritti e discorsi”.

All’inizio del 1947 ci fu una seconda tornata di inaugurazioni di centri civici promossa direttamente dall’Evita. Con quella legge, la sua leadership politica è stata proiettata a livello nazionale e ha permesso alle donne di raggiungere l’obiettivo di rieleggere Perón per un secondo mandato. A tal fine è stato creato il Partito Peronista delle Donne, fondato il 29 luglio 1949 nell’ambito della prima assemblea organizzativa del Partito Peronista, partito di integrazione sociale, che ha cercato di includere un gruppo specifico e di costituire una risposta organizzativa politica allo sviluppo della politica di massa.

La Fondazione Eva Perón , dedicata all’assistenza sociale, ottenne lo status giuridico nel luglio 1948. L’istituzione creò, a sua volta, case, scuole, ospedali, la famosa Scuola di Infermieristica e negozi di alimentari.

Iaia Caputo (Napoli, 1960) vive a Milano. Conduce corsi e workshop di scrittura creativa e autobiografica. Nell’area saggistica ha pubblicato Di cosa parlano le donne quando parlano d’amore (2001), Le donne non invecchiano mai (2009), Il silenzio degli uomini (2012). I suoi romanzi sono Dimmi ancora una parola (2006), Era mia madre (2016) e Il gusto di una vita (2020).

Note personali

Questo, sarà uno di quei libri che selezionerò personalmente come testo durante la formazione e sensibilizzazione nelle iniziative rivolte alla parità di genere delle Donne.

Daniele Cavani

Recensore

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Mi chiamarono Daniele ma in realtà sono nessuno o meno se preferite. Leggo tra le righe del romanzo, leggo le bianche lettere scritte sul bianco foglio. Non so scrivere, a malapena so leggere le bianche parole, ma so riconoscere la sensibilità e il talentuoso esprimersi. Non amo chi si verga in virtù del lettore, non amo chi lascia un romanzo a interpretazione del vacuo. Tento di parlarvi con recensioni che evadono dalle linee del pentagramma imposto dalla massa. Non vi parlerò del romanzo, ma lo leggeremo a spalle chiuse. Nei miei viaggi al centro dell'animo oltre la corteccia, non conteremo i cerchi della vita, non avrete il chiaro e lo scuro, per averlo dovrete leggere voi stessi il romanzo proposto, io vi sferzero' con la penna che d'oca fu'. Daniele Cavani

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