“Non sono stato io” – Daniele Derossi

Ada

A Londra, in metropolitana, Ada doveva resistere alla tentazione di buttarsi sotto. A Serana la metro non c’è e nemmeno una ferrovia. Niente binari, zero tentazioni: vantaggi della vita in montagna.

Non sono stato io è dedicato alla mamma

“A mia madre, ringraziandola di non somigliare alle madri di questo romanzo”. Dalla dedica dell’autore, Daniele Derossi, si intuisce la deriva psicologica che spinge il suo secondo titolo in direzione dello psicothriller. Dalle atmosfere cinquecentesche del primo ci spostiamo in un decentrato e periferico presente, nell’Alta Val Susa, dove l’ambiente chiuso e l’aria fin troppo pura delle montagne influenzano il carattere e i comportamenti dei protagonisti di “Non sono stato io”, pubblicato da Marsilio a febbraio (252 pagine, 16 euro), nella collana Romanzi e Racconti.
Basta prendere Ada: anche lei è una mamma, di Giacomo, che si direbbe più maturo di lei, nonostante abbia appena otto anni. Se non altro, non è afflitto dalle piccole e grandi turbe accumulate da lei col tempo: quando da ragazza scendeva in metropolitana, a Londra, doveva resistere alla pulsione di buttarsi sotto.

Derossi è torinese

L’esigenza di presentare il primo carattere problematico di questa storia (nera il giusto), ha fatto trascurare la presentazione doverosa dello scrittore. Derossi è torinese, ma vive nella capitale inglese con la famiglia, moglie e tre figli. Laureato in biologia, con dottorato di ricerca presso l’Ecole Normale Supérieure di Parigi, vanta un talento creativo indubbiamente incentivato dallo studio delle meraviglie della vita e della natura. Oltre a scrivere (il suo primo romanzo data 2013, “Nel cuore dell’anatomista “, edizioni Bompiani) collabora dal 2009 con la coreografa Luigia Riva nell’allestimento di performance in diversi teatri e spazi espositivi in Europa.
Assolto l’onere delle indicazioni biografiche, sembra necessaria un’ulteriore precisazione sulla natura del racconto: l’inesistenza su “psico” e “thriller” non deve portare fuori strada. Sono evidenti, è vero, le defaillance psicologiche di protagonisti e comprimari, c’è pure un cattivo ragazzo per quanto giovanissimo e ad un certo punto si accenna alla vicenda di un negromante con un tenebroso passato di malefatte, ma il romanzo non si avvita affatto sulle patologie mentali. La trama è sviluppata serenamente, in bella di scrittura, scorre con grande naturalezza.

Ha rotto con Bashir

copertina non sono stato ioDopo la rottura col marito pakistano Bashir (ama un’altra, più giovane) Ada è tornata col figlioletto dalla mamma, nel paesello montano, Serana, portandosi appresso i suoi attacchi. Soffre da un paio d’anni di crisi che nonostante ricerche mediche approfondite non hanno avuto una spiegazione: perdita dell’udito, vertigini, una debolezza da non riuscire a restare in piedi. Il marito le riteneva somatizzazioni autoindotte (“una pazza”), per la madre – che da quando è in analisi ha la fissa della psicodiagnostica – sarebbero la manifestazione di un’eccessiva razionalità. Secondo Mariella, è semplicemente un’isterica, anzi, lo è sempre stata. Quasi una sorella, è l’amica col carattere di ferro con cui è cresciuta. Stavano sempre insieme, a parte le settimane in cui si tenevano il broncio per qualche incomprensione. Affinità elettive: erano figlie degli unici due laureati di Serana, il medico e il notaio.
Un altro amico d’infanzia è il parrucchiere. Ada porta i capelli corti, sono molto più pratici, ma non manca di frequentare il salone, se non altro per farseli lavare e sottoporsi al tocco rilassante delle mani di Radames. I gay hanno una sensibilità diversa nei confronti delle donne, gli eterosessuali invece sono stupidi, abboccano alle prime tette che vedono, dice Mariella, con un senso di spiccata superiorità di genere.

Antonio

Poi c’è Antonio, il maestro di tennis e, d’inverno, di sci. Non sta più con Linda, si sono lasciati. Per Ada era stato il primo bacio, il primo tutto, anche se in fondo non era innamorata di lui. Altri tempi. Allora la mamma non metteva piede in cucina, l’aveva cresciuta a merendine e coloranti, ora è la regina dei fornelli, una rompiscatole implacabile che abusa dei suoi diritti di nonna per contenderle le cure di Giacomo. “Di tuo figlio non sai occupati da sola”, una condanna in Cassazione delle sue attitudini materne.
Tra loro, manca una figura maschile. Il papà non è più al mondo. Aveva un’immaginazione spiccata, non gli bastava leggere le favole com’erano scritte, doveva inventare particolari che deviavano il racconto verso una direzione imprevedibile.
Appare un uomo. Si materializza per la prima volta sulla porta di casa, con una 24 ore in mano e l’aria provata. È Giorgio, il marito di Mariella, il più agiato del paese, sempre in giro per l’Europa, attratto-distratto dai suoi affari.
Mentre un microcosmo di ex ragazzine e ragazzini riprende i contatti a Serana, Giacomo stabilisce un rapporto di complicità con un coetaneo misterioso, Roberto, che lo spinge a fare una cosa vietatissima: entrare nei sotterranei del castello, dove agivano forze oscure e dove certamente ci saranno dei mostri, forse dei vampiri.  La gente lì sparisce, dice Roberto.
Ad Halloween, non rientra a casa dal doposcuola la piccola Jennifer. I genitori sono separati, uno la credeva con l’altro e per questo hanno denunciato tardi la scomparsa.
I Carabinieri affollano i boschi di Serana…

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