“Officina poetica” – Antonietta Natalizio

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Categorie

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Voto redazione

5 stelle

Data di pubblicazione

25 Lug, 2020
7

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la ragazza della neve

Bestseller - Pam Jenoff

copertina la ragazza della neve libro

Il volume “Officina poetica” di Antonietta Natalizio (Ferrari Editore 2019) esprime la dinamicità laboratoriale dell’esistenza fatta di ricordi, ma senza rimpianti, in un’ottica di costruzione perenne degli attimi vitali in tensione verso il non ancora. Un lavoro terapeutico, pervaso da un senso di delicata maturità esperienziale che parte dai momenti di sofferenza e di solitudine ma anche dal conforto della speranza e del futuro.


Cos’è Officina poetica

Come nel “Cantico dei Cantici”, dove la marcata presenza di elementi naturali accompagna i sentimenti umani, così nelle poesie di Antonietta Natalizio il connubio ricorre frequentemente. Solo qualche esempio: “Come un fiore appena sbocciato delicato e profumato”, verso riferito alla nascita, “Pensieri sparsi”, gocce di saggezza in una poesia i cui verbi semina, ascolta, annaffia, raccoglie e dona rappresentano il dolce alternarsi tra natura e vita umana. Anche i legami affettivi sono paragonati a un giardino pieno di “frutti colorati, profumati e dolcissimi”.

Il mare, simbolo dell’inconscio, della profondità misteriosa della vita e della rinascita, porta alla mente il personaggio biblico di Giona che, dopo essere sceso negli abissi marini e aver avvertito il senso del vuoto e della morte, ritorna a galla consapevole del vero significato dell’esistenza e della salvezza. “Oceano”: cadere nell’abisso per ritrovare se stesso; “Deserto d’acqua”: la scoperta nel grande blu marino di un’intelligenza superiore che fa sperare e vivere; “Luna piena”, “Abisso”, “Profondità e superficie”: dialettica incessante tra uomo e natura.

Non ci sono pessimismo o eccessivo romanticismo, solo momenti di vita reale, con i suoi alti e bassi, le sue attese e speranze.

Rosa Anna Quindici

Amanti dei libri

Recensore

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1 commento

  1. Erminia Azzinnari

    Il volume “Officina Poetica” di Antonietta Natalizio, edito da Ferrari, è un esempio lodevole di come la poesia si configuri come crescita interiore e processo terapeutico. Questo libro nasce da un lungo e attento lavoro di ricerca e sperimentazione di terapia- poesia (poetry-therapy) e dimostra che nel momento in cui si trasferisce sulla carta o si legge un componimento che ci rappresenta, si disseppelliscono i problemi irrisolti in maniera curativa e catartica e le ferite interiori trovano una nuova voce nel sentiero scavato dalla scrittura. Il messaggio dell’autrice è che la poesia è la più spontanea e intima possibilità di narrazione e di cura dell’anima. Leggere poesie è uno dei modi più intensi per dare voce alle emozioni e superare i conflitti, ovvero migliorare la propria salute emotiva anche a livello inconsapevole. La poesia regala speranza, dona sostegno, emana energia oltre a spingere il lettore ad una maggiore introspezione-condivisione-commozione, in ultima analisi ad una maggiore fiducia in ciò che scopre in se stesso.
    Ho apprezzato ogni singolo componimento del volume e fin dalle prime fasi di lettura si è fatta largo in me l’idea di renderlo oggetto di un laboratorio di scrittura creativa con i miei alunni di una Scuola secondaria di primo grado. Nell’ottica della didattica del fare, il laboratorio è infatti una risorsa per l’insegnamento della lingua e della letteratura perché rappresenta una vera e propria officina di analisi, di interiorizzazione, di sperimentazione e confronto. I miei alunni hanno analizzato e commentato alcuni testi sulla famiglia, l’amore, l’amicizia e la natura creando successivamente componimenti e versi liberi ispirati dalle poesie stesse. L’esperienza è servita a far accostare gli alunni al genere poetico e a valorizzare gli aspetti emozionali e creativi di ciascuno di loro. Un sentito ringraziamento ad Antonietta Natalizio per averci regalato queste poesie intense, autentiche, che dimostrano la sua grande sensibilità nel cogliere, attraverso il suo lavoro e la sua scrittura, il mondo interiore dell’altro.
    Erminia Azzinnari

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