“8,6 gradi di separazione” – Giulia Scomazzon


Voto: 5 stelle / 5

Nella provincia veneta la protagonista, Alice, protagonista del romanzo più recente di Giulia Scomazzon8,6 gradi di separazione“ (Nottetempo 2025), nella terna finalista del premio Letterario Val D´Aosta, racconta con lucida schiettezza la sua realtà.

Trama di 8,6 gradi di separazione

Alice si descrive come una “bevitrice funzionale” che vive tra alcol, ansiolitici e una quotidianità segnata da relazioni complesse;  la sua esistenza  naviga tra le pieghe di una vita “funzionale” solo in apparenza, scandita da lattine di birra doppio malto e dal peso soffocante del giudizio altrui.

Alice non chiede pietà; osserva la fine della sua relazione con Giacomo e il legame simbiotico con l’amica Giulia con un’ironia tagliente e disarmante. La narrazione trasforma l’autodistruzione in una forma di resistenza, quasi un tentativo di autoconservazione in un mondo che pretende perfezione e responsabilità a ogni costo.

E´come se avessimo due versioni della protagonista : quella che appare agli altri e quella intima, che racconta come si sente dentro: Alice come un´equilibrista continua a lavorare, mantenere relazioni e abitare spazi sociali mentre, sotto la superficie, sta lentamente andando in pezzi.

Recensione

L’ambientazione nella provincia veneta aggiunge uno strato di claustrofobia e realismo. È un paesaggio fatto di zone industriali, bar di periferia e silenzi domestici che amplifica il senso di isolamento di Alice e rende il suo desiderio di ‘evasione’ attraverso le sostanze ancora più comprensibile.

Il titolo stesso, richiamando la gradazione alcolica della birra (la 8.6), suggerisce quanto sia sottile il confine tra la realtà e lo stato di alterazione necessario ad Alice per affrontarla, ridefinendo il concetto di ‘distanza’ dagli altri.”

“Credo che il problema sia sempre stato che non ho la piu´pallida idea di chi sono e questo  mi terrorizza”

La  sincerità nell’ammettere le proprie dipendenze e fragilità rende il personaggio di Alice estremamente umano e autentico.  Questo smarrimento identitario non è però un segno di resa.

Al contrario, la confessione  della protagonista diventa il punto di partenza per una narrazione che non cerca redenzione, ma verità.

Il ‘vuoto’ che cerca di colmare o allargare con le sostanze è lo stesso spazio bianco in cui l’autrice scrive una storia di resistenza invisibile, dove ammettere di essere persi è l’unico modo per iniziare a trovarsi.

In definitiva, ‘8.6 gradi di separazione’ è un racconto potente che invita alla riflessione senza mai alzare la voce. Giulia Scomazzon ci consegna una storia  che trasforma il disagio in letteratura e ci ricorda che, a volte, per salvarsi bisogna avere il coraggio di guardare i propri pezzi che cadono.

Una lettura che resta addosso, un personaggio quello di Alice che viene voglia istintivamente di abbracciare pagina dopo pagina.

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