“Sporca estate” – Niccolò Zancan


Voto: 3.5 stelle / 5

Per lanciare la nuova collana Capricorno in Noir, che esplora inquietudini e oscurità dell’Italia di ieri, di oggi, di domani, la casa editrice torinese punta su Niccolò Zancan, pluripremiato giornalista e scrittore. Parliamo del romanzo “Sporca estate”. Un noir cupo dalla vocazione distopica che sembra metterci in guardia sulle derive del presente (Edizioni del Capricorno 2025, 192 p.).

Ringraziamo l’agenzia 1A comunicazione e la casa editrice per la copia digitale ricevuta in omaggio.

Trama di Sporca estate

Futuro imprecisato. Torino. La città soffoca sotto le ondate di calore di una Natura corrotta dall’umanità. Inquinamento e riscaldamento climatico sono diventati i nemici pubblici numero uno. Anche la temperatura emotiva degli abitanti sfiora i livelli di allerta. I Servizi di Sicurezza, infatti, controllano la minaccia di etnie non caucasiche e alimentano l’odio razziale. La regina del dark web dalla pelle scura, Salima, potrebbe essere in pericolo:

“Tu la guardavi, la sognavi, la volevi, impazzivi di desiderio, pagavi l’accesso, ti collegavi e lei si esibiva. Materializzava fantasie a distanza. Per chi preferiva il simulacro alla vita, lei stava come una dea, luminosa e intoccabile”

Quando incrocia quella dell’investigatore privato Ruben Riccardo Rivolta, la sua traiettoria si tinge di giallo. Un viavai di pedinamenti, contropedinamenti, morti, sospetti e sospettati costella la vicenda, mentre il ruolo di Salima resta un enigma. Chi è la preda e il predatore? Perché la ragazza lascia dietro di sé una scia di sangue?

Recensione

Il titolo “Sporca estate” è preso in prestito da un brano di Piero Ciampi, un outsider nel nostro cantautorato, lucido e disilluso e dal carattere ruvido, per certi versi affine al protagonista. Un passato doloroso tormenta Ruben. In ostaggio del senso di colpa, odia il mondo, vorrebbe prenderlo a pugni. Invece a prenderli è lui. Un cinico e romantico antieroe. Prendiamo il flash sul vicequestore:

“Mi spaccava il cuore l’idea di un uomo di 54 anni senza fiato e con le emorroidi perenni, di ritorno a casa dalla vecchia madre. Non reggevo quegli occhi liquidi e temevo di lasciarmi andare allo sconforto”

Eppure, dietro la maschera del disincanto, l’investigatore continua ad aggrapparsi alla vita tanto che il primo dialogo con la sua assistente converge sulla natura della felicità, l’altra faccia del senso di colpa.

La figura di Salima convoglia le ambiguità della dark lady, con quella nota indisponente da Lolita. Gli occhiali dalla montatura a forma di cuore non sono gli stessi?

Distopia, hard boiled e pulp

Il romanzo si ispira a grandi linee al genere distopico totalitario che ibrida con atmosfere hard boiled e pulp.

Da un lato vengono riproposti spunti a tema, quali la violenza generata da situazioni estreme, l’inquinamento, la forbice sociale e le dinamiche di controllo statale. Dall’altro il pessimismo di fondo, proprio della distopia, viene addomesticato.

Imminente e non alternativo, il futuro immaginato dall’autore ricorda il nostro, perché risponde all’esigenza di riflettere su ciò che la società rischia di diventare. Non a caso la spiegazione a sostegno delle circostanze, che questo futuro l’hanno prodotto, qui non c’è. Quasi l’involuzione fosse in atto, di imminente realizzazione.

Pertanto dimenticate location avveniristiche e una quotidianità ipertecnologica tutta da inventare. Non troverete alcun indizio che la vita materiale sia diversa dall’oggi. C’è il sapore retro della Settimana Enigmistica, il profumo della macchia mediterranea, del mare e della focaccia ligure. Alcuni edifici simbolo del capoluogo piemontese sembrano intatti. Così come Mc Donald: il totem del consumismo globalizzato è duro a morire.

Ma subito si profila uno scenario inquietante e drammaticamente verosimile. Il Paese è precipitato nel caos di attentati e violenza. Infuriano guerriglia urbana e rivolte sociali. Un governo autoritario ricorre alle armi chimiche per soffocare il dissenso. Tecniche pervasive di sorveglianza controllano i residenti. Gli individui vivono nel terrore di uno stato d’assedio permanente. Su questo sfondo asfittico si rincorrono i destini dell’investigatore, la sua assistente, Salima e figure dai contorni pulp.

Il punto di forza di “Sporca estate” di Niccolò Zancan è la prosa. Le battute di Ruben sono veloci, graffianti e dissacranti, da vero duro. La scrittura diventa sempre più sincopata e franta in sintonia con la tensione narrativa. Efficace il ruolo affidato all’olfatto, il più antico e potente dei nostri sensi, per ricucire attraverso il ricordo un’ipotesi di felicità.

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