“Principianti” – Raymond Carver


Voto: 5 stelle / 5

Oggi vi parlo di “Principianti” , di Raymond Carver. Allo stesso tempo, però, vi parlo anche di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, sempre di Raymond Carver. Ve ne parlo, perché entrambi sono, in realtà, lo stesso libro. Adesso vi spiego.

Di Raymond Carver abbiamo recensito anche la raccolta “Cattedrale” e il racconto breve “Piccole cose”.

Cos’è Principianti

“Principianti” è il titolo con cui è uscito, nel 2009, il manoscritto originale di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”. Raymond Carver non avrebbe voluto non dare alle stampe questa raccolta del 1981. Lo testimoniano le lettere pubblicate nell’edizione Einaudi 2014, che gode della prefazione di Paolo Giordano.

Raymond Carver è scomparso nel 1988 per un tumore ai polmoni. Insieme alla moglie stava riuscendo a pubblicare interamente quei racconti che il suo editor Gordon Lish aveva decurtato anche del 78%, in raccolte o in riviste separate. Tess Gallagher, che tuttora detiene i suoi diritti, è riuscita a mantenere la promessa e li ha pubblicati integralmente, recuperando anche i titoli originali, che spesso erano stati cambiati.

Tra i racconti più atroci: “Una cosa piccola, ma buona”, “Di’ alle donne che usciamo”, “Dummy”.

Recensione

La scrittura di Carver è asciutta e penetrante; le storie sono stilettate. Alcuni racconti, i più corti, non sono di immediata comprensione: sono scorci così stretti che il lettore non può fare altro che adeguarsi alla luce. Altri, più lunghi, hanno un respiro abbastanza ampio da permettere l’entrata nell’azione, nei personaggi e nelle loro vicende.

Per dire: il racconto che in entrambe le versioni dà il titolo alla raccolta ha scene diverse e anche una diversa distribuzione degli spazi. La storia centrale, quella che è ambientata in un ospedale e che dimostra che forse l’amore vero esiste, si svolge in due modi diversi: in “Principianti” ci soffermiamo più a lungo sul passato dei due coniugi protagonisti, permettendo quindi al lettore di empatizzare di più e forse perfino di commuoversi.

Si ipotizza che Gordon Lish volesse rendere l’autore una sorta di capostipite del minimalismo americano; qualcun altro dice che senza Lish, Carver non sarebbe stato Carver. Nelle stesse lettere pubblicate da Einaudi, Carver è profondamente grato al suo editor per averlo reso ciò che è, ma allo stesso tempo è disorientato dalle profonde modifiche. La versione che è stata pubblicata è un compromesso fra i primi tagli e le controproposte di Carver. Io ho preferito quella non editata, seppure sia più truce: mi piace perché la trovo più armonica e penso che i personaggi siano più rotondi, pieni.

Commenti