“Cattedrale” – Raymond Carver

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Voto redazione

4 stelle

Data di pubblicazione

8 Ott, 2020
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7

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In biblioteca ho trovato l’edizione 2010 della raccolta di racconti “Cattedrale” di Raymond Carver. È la prima volta che leggo qualcosa di questo autore, che avevo in lista. Mi sono ritagliata l’opportunità per partecipare alla #inkbooksreadingchallenge2020 perché chiedeva, tra i vari punti, di leggere un libro presente sulla loro pagina Instagram. Insieme a Brianna Carafa, Giovanni Arpino e alcuni altri, Carver è uno dei regali più belli che mi sia arrivato da una challenge.


Trama di Cattedrale

carver-cattedrale-copertinaI dodici racconti di “Cattedrale” sono stralci di quotidianità. Solo in apparenza sono racconti inconclusi come quelli di “Gente di Dublino”, a cui ho pensato all’inizio. In Carver, quando arriviamo alla fine del racconto ci rendiamo conto che qualcosa è successo, qualcosa è passato, e i protagonisti sono pronti per andare oltre, in qualche modo.

Ecco che una coppia perde tragicamente il figlio e un’altra si pente di averlo fatto. Una coppia cerca una riappacificazione inconciliabile che sembra passare per l’intimità di un aiuto contro il mal d’orecchie, mentre un’altra sfiora un tradimento. Incontriamo donne e uomini che riescono a restare a galla grazie all’alcool e allo stesso tempo se ne devono liberare, coppie che si lasciano nonostante tre figli da accudire e coppie che restano insieme nonostante tutto.

Recensione

“Leggete ogni cosa che Carver ha scritto” è il monito di Salman Rushdie che la mia edizione Mondadori riporta in copertina. Obbedirò volentieri. Dopo aver terminato questa raccolta ne ho sentito la mancanza per diverse mattine. Avevo sempre sentito citare Carver come esempio di pulizia ed essenzialità e forse temevo di incontrare materiale scarno e insoddisfacente, che mi portasse esperienze incomplete come con Chandler e Steinbeck, il cui modo di raccontare mi ha lasciato con qualche incomprensione nei confronti delle azioni in corso.

Carver invece non mi ha lasciato dubbi mai e gli sono stata grata. Azioni e reazioni sono sempre limpidi senza essere didascalici. Sono efficaci, chiari. L’introspezione riesce a convivere con lo “show don’t tell”, la linearità con il cinismo. I dolori sono presentati con una narrazione impermeabile ma non insensibile.

Quello di Carver secondo me è un invito a guardare le cose cercando particolari e nuove angolazioni fino a stupircene. Lo leggo nel racconto che dà il nome alla raccolta, “Cattedrale”: per mostrare una cattedrale a un cieco essa viene disegnata, ma i ruoli si invertono e il disegnatore finisce per essere sorpreso lui stesso dal suo disegno, a occhi chiusi.

Leggerò ogni cosa che Carver ha scritto.

Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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