“Il sale del Fürher” – Paolo Santoro


Voto: 3 stelle / 5

La casa editrice Il Piroscafo ha riproposto nelle Collana Le Vele, dedicata al romanzo storico, “Il sale del Fürher. Uno chef inglese nel Berghof” di Paolo Santoro pubblicato per la prima volta nel 2017 (Il Piroscafo Editore 2025, 432 p.). Per una missione in cui si gioca il tutto per tutto, Winston Churchill recluta come spia uno chef stellato vicinissimo al Fürher. È questo il canovaccio del romanzo orientato verso atmosfere cozy, che mettono al bando volgarità, violenza, spargimenti di sangue.

Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Conoscete il maître du sel?

Diamo un’occhiata al profilo dell’autore, al suo esordio narrativo. Dopo la laurea in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università di Siena, Paolo Santoro fonda la Beep Studios con cui realizza il doppiaggio di documentari e serie TV per le principali major internazionali. Nel 2015 lascia il mondo del broadcast per dedicarsi allo studio e alla divulgazione del sale artigianale. Sommelier AIS, Cavaliere del Sassicaia e gourmand appassionato, è considerato tra i maggiori esperti di sale a livello mondiale.

Parliamo del più pregiato, il sale naturale raccolto a mano. Paolo Santoro è l’inventore del maître du sel, una figura paragonabile al sommelier, ma specializzato nella valorizzazione del sale quanto a ingrediente principe, con quel pizzico di magia che da sempre lo accompagna. E, come vedremo nella vicenda, magia significa ritualità, emozione, rappresentazione affidate a un sacerdote dei sensi.

Trama di Il sale del Fürher

Nel 1939, mentre la Germania incurante del trattato di Monaco pianifica l’occupazione di Polonia e Francia, in Islanda si verificano due fatti inspiegabili. Una flotta di pescherecci si schianta a piena velocità contro la banchina del porto. Tre bambini scompaiono nel nulla.

A stretto giro di posta il leggendario ristorante parigino La Tour d’Argent attende in fermento e preoccupazione l’arrivo del gotha del Partito Nazista. Sontuoso e sofisticato, il menu riscuote un successo tale che Hitler chiede allo chef e Maître du Sel Pierre Letoile di diventare suo cuoco personale. Sarà un’occasione d’oro o una trappola? Il Fürher è rimasto stregato dal rito del sale con cui Pierre ha un rapporto unico:

Mistico perché è grazie al sale che lo chef trasmette la propria energia al piatto. Magico perché è grazie al sale che il piatto può diventare eccellente, buono o pessimo. Per me è come la bacchetta del direttore d’orchestra, in grado di amalgamare ed esaltare tutti i sapori e i singoli componenti di ogni piatto

Ben presto la sua avventura al Berghof, la residenza alpina di Hitler vicino al Nido dell’aquila, si tinge di giallo perché Winston Churcill gli affida una missione top secret. Nome in codice “Operazione Lighthouse”. Soffiano venti di guerra, la posta in gioco è altissima.

Recensione

L’autore sceglie lo sfondo del nazismo, uno dei più saccheggiati dai romanzi storici e per questo rischioso in termini di prevedibilità e cliché. Qui i nazisti sono ambivalenti: mostri di crudeltà ed efficienza, e insieme dei sempliciotti. Il risultato è una storia di spionaggio orientata verso atmosfere cozy, che concede poco alla psicologia dei personaggi per concentrarsi sulla lotta tra Bene e Male. I buoni sono un manipolo di eroi, dal curriculum impeccabile, degni di Arnold Schwarzenegger. Specializzati in tattiche militari e nel combattimento all’arma bianca, si avventurano in imprese rocambolesche in territorio nemico. Le guardie del corpo del Fürher cadono come mosche sotto i loro attacchi. Sul fronte dei sentimenti il focus si concentra su un legame pericoloso, emblema del potere dell’amore oltre la nazionalità, gli ideali, gli schieramenti imposti dalla guerra.

“Il sale del Fürher” di Paolo Santoro è una lettura di pura evasione. I ruoli sono netti. Assenti riflessioni sulla guerra, sul potere, sui dilemmi morali. Grazie all’esposizione scorrevole, a un linguaggio pulito, a un ingranaggio narrativo dallo sguardo contemporaneo – a volte un po’ troppo – si rivolge a un pubblico ampio strizzando l’occhio all’avventura e al romance, alla finzione e alla storia.

Salvate lo chef Pierre

Per arginare il già visto, la trama si appoggia al food fiction, quel sottogenere in cui l’aspetto gastronomico svolge un ruolo centrale, perché non è più una caratteristica del protagonista come accade per esempio nei libri di Vásquez Montálban o del nostro Camilleri. Anche se l’organico, la brigata di cucina, sembra uscita da una puntata di “MasterChef”, questa filone è piuttosto interessante, perché racconta le origini delle saline di Maldon in Gran Bretagna. Svela storia, evoluzione, logistica, ricette del ristorante stellato più antico di Francia con vista sulla Senna e Notre-Dame. Attraverso il protagonista, alter ego dell’autore, il lettore viene iniziato ai misteri dell’alta cucina e del sale. Altro che semplice condimento. Dopo questa lettura il sale per voi non sarà più lo stesso. Sono certa che fosse proprio questo l’intento di Paolo Santoro: comunicarci la sua passione che è diventata un successo imprenditoriale.

Commenti