
“Digressione” è il romanzo con cui Gian Marco Griffi, autore del fortunato “Ferrovie del Messico” (Laurana 2022), è approdato a Einaudi nel 2025.
Trama di Digressione
Non è necessario aver letto il precedente lavoro-rivelazione di Griffi per seguire la trama (trama?) di Digressione.
Ho scritto “trama” tra parentesi col punto di domanda perché nei romanzi in odore di post modernismo è difficile tracciare una costruzione canonica di cosa succede tra la prima e l’ultima pagina; poi qui lo dice il titolo stesso: il romanzo è una digressione continua.
Sono le immagini, i concetti, gli spostamenti di prospettiva e di narrazione, il racconto frammentato ad esserne il fulcro, non la consequenzialità logica di fatti, almeno nella prima metà. Quindi, ovviamente, se amate le storie lineari, che permettono di capire all’istante perché lo scrittore racconta un determinato episodio in quel capitolo… Beh, allora potreste trovare un libro come questo assurdo e caotico, forse, al limite, inconcludente.
Recensione
Al termine della lettura mi viene solo da dire: grazie, Gian Marco. Grazie per farmi credere che anche la nostra letteratura contemporanea può raggiungere livelli altissimi.
Continua a scrivere per il bene dell’umanità.
“… così come ogni parola del romanzo che sta sfogliando e ogni parola che sta leggendo, disgrega il tempo in una trama fatta di tempi che possono incrociarsi qua e là, ma giammai riunirsi; […] – ed ecco che cos’è, o cosa può essere, la nostra versione del mondo: la paradossale creazione di un creatore creato dalle sue creazioni.”
Più proseguivo con la lettura (lenta perché sono pagine fitte fitte) più mi rendevo conto che è un autore che non ha nulla da invidiare agli autori postmodernisti stranieri.
Io sono un po’ di parte perché amo il genere, ma trovo che la costruzione di questo romanzo abbia della meraviglia che, tra i nostri scrittori, non è facile da trovare.
Nonostante sia labirintico, è un libro magnetico ed ipnotico.
Non credevo fosse possibile, ma aveva ragione Giuseppe, è anche meglio di Ferrovie del Messico.
Potrebbe essere un suo spin-off – come si dice nel gergo cinematografico – più che un seguito. Di solito gli spin-off, come sappiamo, nascono e si sviluppano attorno ad un personaggio secondario di un film o di una serie “madre”. In questo caso specifico, però, il personaggio non è un personaggio umano. E’ il libro che Cesco Magetti doveva trovare per tracciare la mappa delle ferrovie del Messico, proprio in “Ferrovie del Messico”. E’ la Historia poética y pintoresca de los ferrocarriles en México di Gustavo Adolfo Baz.
“Digressione” è un romanzo che, attraverso un libro stampato male e conservato peggio, pieno delle tracce lasciateci sopra dai vari proprietari. Ti porta a spasso nel mondo e tra le persone che l’hanno avuto tra le mani. Senza risparmiarsi assurdità, che però, nel bilancio complessivo, non sono mai assurdità: sono più simili ai pezzi di un mosaico che va componendosi nell’interezza del racconto.
“Splendide, torrenziali, folli digressioni, inserite apparentemente nel momento più inopportuno della narrazione, giusto all’apice della tensione, per questo inopinatamente sublimi.”
La digressione, poi, altro non è che la vita vissuta tra la nascita e la morte, ed è un labirinto, un percorso tortuoso con bivi, decisioni da prendere, vicoli ciechi, ideato in un modo tale da rendere difficile trovare l’uscita. Forse anche questo libro è un dedalo. Traccia gli spostamenti della copia numero trentatré de la Historia poética y pintoresca spostandosi per il mondo come se si camminasse sulla superficie di un mappamondo Vercingetorige (fabbrica di mappamondi astigiana) modello Scala 1:1. Perché qui dentro, tra centinaia di migliaia di parole in varie lingue, niente viene nominato a caso.
Qualcuno potrebbe obiettare che in un libro del genere (che può ricordare un Pynchon, un Borges – molto Borges -, un DFW) l’autore ci ha infilato dentro tutto quello che gli passava per la testa nel momento in cui gli passava per la testa (molto DFW). Magari è anche vero, ma Griffi è stato arguto: lo ha intitolato Digressione, mica Pic-Nic. E poi, scusate, siamo sempre tutti perfettamente lineari, o spesso digrediamo, volenti o nolenti?
La seconda parte
La seconda metà cambia prospettiva, diventa una narrazione più lineare, in una coralità, però, che mostra e racconta il mondo di Arturo Saragat da più punti di vista: da quello viziato dello stesso Saragat a quello più (o meno, dipende) lucido dei suoi amici e di coloro che incrociano la sua vita. In una realtà tra virgolette, che odora di realismo magico. Di nuovo una realtà tra virgolette fatta di svolte, vicoli ciechi, bivi, biforcazioni – o anche triforcazioni -, cerchi e circoli che attraversano dei varchi spazio – temporali.
Potrei stare qui ad elencarvi le numerose tematiche affrontate, ma non lo voglio fare, perché ce ne sono tante, tantissime.
Ci ho messo un po’ a leggerlo, un po’ per la lunghezza, un po’ per la complessità, un po’ perché avevo bisogno di fermarmi a riflettere su quanto avevo appena letto. Anche se secondo Griffi ho giocato poco a Abschweifung – Digressione. Ma ci ho giocato questi paio di mesi soprattutto perché non volevo lasciar andare Arturo Saragat, non potevo mica abbandonarlo sul davanzale di un qualsiasi bagno pubblico come la copia trentatré, no?
Lo consiglierei? No. Non in termini assoluti, almeno. Lo regalerei (a differenza di Ferrovie del Messico) solo, credo, a pochissimi lettori che conosco, forse due o tre. Perché è un genere che deve piacere. Perché il lettore non deve temere la difficoltà e, talvolta, la noia; non deve aver paura di non trovare l’uscita, una volta entrato nel labirinto.
Chiara Carnio



