“Gilead” – Marilynne Robinson


Voto: 5 stelle / 5

“Gilead” (Einaudi 2017, trad. di Eva Kampmann) è il primo romanzo di una tetralogia di Marilynne Robinson ambientata a Gilead. 

Trama di Gilead 

A Gilead l’anziano Reverendo John Ames scrive un diario, sotto forma di una lunga lettera, al figlioletto di sette anni. In queste pagine vi è una sorta di testamento spirituale, essendo l’uomo prossimo alla morte. E’ una lunga meditazione su tutti quegli aspetti che avrebbe voluto discutere se avesse potuto crescere il figlio e su tutti quei consigli che gli avrebbe dato da padre amorevole e devoto.

Sono riflessioni che scaturiscono dalle esperienze di vita passata in una famiglia che si tramanda la consacrazione religiosa da padre in figlio ed hanno, perciò, una visione e una lettura spirituali, ma di una spiritualità umana e fragilissima.

I ricordi, i micro-episodi hanno sfumature contemplative, e anche le osservazioni delle minime cose diventano rivelatrici di meraviglia: la meraviglia del creato e della vita stessa. Forse è la fede del Reverendo ad amplificare la sua stessa gratitudine verso tutto quello che ha vissuto, sebbene non siano state sempre esperienze positive. Ma il passato diventa una lente per comprendere il presente e per farlo comprendere.

Recensione

Che libro.

Che scoperta.

Ci sono arrivata del tutto casualmente. Ho chiesto all’IA dei titoli che trattassero il tema della capacità di dare il giusto valore alle realtà quotidiane o in cui c’è un personaggio chiave che spicca per la sua saggezza. 

Qui c’è tutto quello che cercavo: chi sa dare valore alle realtà quotidiane e chi incarna una forma di saggezza.

“Secondo me ci deve essere anche un coraggio preveniente che ci permette di essere impavidi, ossia di ammettere che c’è più bellezza di quanta i nostri occhi possano sopportare, che cose preziose sono state messe nelle nostre mani e non fare nulla per onorarle equivale ad arrecare un grande danno.” 

La grazia nascosta nelle cose ordinarie è il tema centrale di tutta la narrazione.

John Ames è  la voce che trasforma il quotidiano in rivelazione, e che chiaramente vede il sacro nel banale. E questa appare una forma di saggezza; tuttavia, la sua, non è saggezza spettacolare: è attenzione, lentezza, memoria. L’assennatezza di Ames non  è da confondere con la dottrina, è profondamente introiettata, è un modo di guardare la vita, i giorni, gli istanti. È la capacità, anche, di perdonare.

Gilead è un romanzo che dovrebbe rientrare nel novero della letteratura americana di spessore. Robinson riesce a mostrare che il divino si manifesta nei dettagli e lo fa con una profondità che non mi sarei aspettata, mettendo sul piatto moltissime riflessioni sulla fragilità umana e sull’amore paterno. 

La sua grandezza sta nel mostrare che la saggezza non è un tratto eroico, ma un esercizio quotidiano di attenzione e misericordia, e l’insegnamento di John Ames “che alla grazia si deve rispondere con gratitudine” è un viaggio spirituale e filosofico e Gilead dovrebbe essere più conosciuto.

Chiara Carnio

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