
C’è un nuovo nato nella collana “Le strade dorate” della casa editrice Radici. “Oceani allo specchio – Voci in dialogo dalle diaspore”, curato da Valentina Di Cesare e Michela Valmori, è stato pubblicato a marzo 2026.
Delle due curatrici abbiamo recensito anche “E c’erano gerani rossi dappertutto”.
Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama di Oceani allo specchio
Ventiquattro voci, ventiquattro testimonianze di identità, nostalgia, ricostruzione. Chi ricorda ancora il suo paese di origine, chi non lo ha mai conosciuto e per questo ci va (torna) per la prima volta. Chi dall’Italia ha cercato riscatto altrove, tanti anni fa, e chi da altrove è venuto in Italia. In “Oceani allo specchio” abbiamo un rosario di riflessioni, una più profonda dell’altra, che parlano di pregiudizio, vergogna, inadeguatezza, ma anche di appartenenza, fiducia, pluralità.
“E poiché è nel Dna di ogni italiano trovare bellezza e significato nelle esperienze quotidiane, gli italiani continuarono a reinventarsi.”
I racconti sono di Venero Armanno, Antonio Casella, Ricardo Cattani, Anna Foschi Ciampolini, Gabriella Contestabile, Mario Contini Junior, Asmae Dachan, Mike Dell’Aquila, Erminia Dell’Oro, Kossi Komla Ebri, Silvia Falsaperla, Yvonne Fracassetti Brondino, Nader Ghazvinizadeh, Kamela Guza, Hanane Makhloufi, Gassid Mohammed, Sonia Lima Morais, Rahma Nur, Gianna Patriarca, Marinette Pendola, Angelica Pesarini, Rossano Rosi, Jo Sumerland, Marco Wong.
Recensione
Sono medici, scrittori, educatori, imprenditori. I ventiquattro autori e autrici italofoni di “Oceani allo specchio” testimoniano con stili diversi l’arrivo in una terra straniera, i sentimenti contrastanti, le aspettative, i momenti di sconforto.
“Sono le culture che appartengono a me e non il contrario”
Ho riempito questo libro di piegature per la ricchezza di racconti e di dinamiche messe in luce. La loro lunghezza abbastanza omogenea li rende anche compagni della quotidianità. La lettura di ogni racconto richiede in media dieci minuti: una pausa caffè o il tempo di preparazione di un pranzo.
“L’ultima gioia fu quella di riportare i miei genitori in Italia, di sentirli per la prima volta parlare la lingua che avevano seppellito mezzo secolo prima, di liberarli dalla gabbia in cui li aveva rinchiusi la volontà di totale integrazione”
Come anche in “E c’erano gerani rossi dappertutto”, ho amato la riflessione di queste persone sul ruolo della lingua, tanto del Paese di destinazione quanto di origine. Praticamente ogni racconto accenna a questa ambivalenza: la lingua è il primo, vero accesso privilegiato a una cultura e come tale può essere un elemento di discriminazione.
Non mi ero mai soffermata sulla politica del melting pot che è stata in vigore fino agli anni Sessanta soprattutto in America, con l’obiettivo di assimilare gli immigrati alla società rimuovendo le loro peculiarità culturali. Il risultato è stato che
“(…) talvolta lo vivo come una mutilazione, (…) come un’ala che non è mai cresciuta”
Le testimonianze parlano di disagio, inadeguatezza, paura, vastità. È centrale la ricerca di un’identità culturale: a volte è un’indagine dolorosa, ma sempre rivelatrice e multipla. “Oceani allo specchio” è un bellissimo scavo psicologico e sociale, in cui ritrova le proprie ferite anche chi non è dovuto partire mai.



