
“Tutto rimane in famiglia” (Newton Compton 2026, traduzione di Marta Giangreco) è il primo thriller di John Marrs che leggo. È una storia che si muove all’interno di una famiglia; le sue dinamiche sono un vero e proprio detonatore di tensione psicologica.
Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Trama di Tutto rimane in famiglia
In un’alternanza di narratori diversi, il thriller corale racconta una famiglia apparentemente ordinaria, ma in cui ogni membro custodisce una verità inconfessabile.
Finn e Mia Hunter decidono di acquistare la casa che, in realtà, era nel mirino dei genitori di Finn, Dave e Debbie. Durante i lavori di ristrutturazione, in soffitta, vengono trovate delle valige contenenti corpi mummificati. La vita che Finn e Mia sognavano viene improvvisamente sconvolta da una serie di segreti e crimini.
E quei segreti che escono dalle valigie non sono semplici espedienti narrativi, diventano un meccanismo di pressione costante, che fa emergere fragilità, ambizioni e lati oscuri con un ritmo sempre più serrato.
Il romanzo è costruito su punti di vista multipli, ogni voce aggiunge un tassello, spesso contraddicendo o complicando ciò che credevamo di aver capito, portando, comunque, ad uno svelamento lento e progressivo, spesso imprevisto ed inaspettato.
Recensione
Le tematiche sono diverse: vanno dal peso delle aspettative familiari, alla costruzione dell’identità all’interno di un nucleo chiuso, ma raccontano anche la distanza tra ciò che mostriamo e ciò che siamo, la capacità di costruire intere esistenze su castelli di bugie e tradimenti, con l’errata convinzione di fare del bene al prossimo e a chi si dice di amare.
Una domanda sorge spontanea, al termine della lettura del romanzo: la trasmissione di traumi e modelli comportamentali errati è sempre involontaria? E l’assimilazione?
Il ritmo rapido, incisivo, molto visivo, quasi da serie TV è uno dei punti di forza, il romanzo si compone di capitoli brevi, di sospensione narrativa e colpi di scena calibrati, di una tensione che cresce progressivamente con rarissime forzature narrative (forse una o due, ma perdonabili). Marrs sa come tenere avvinghiato il lettore alle pagine: mantiene sempre la sensazione che “qualcosa” stia per accadere.
Non è un thriller d’azione, è più un’indagine sulle crepe emotive che si aprono quando la verità inizia a filtrare.
Chiara Carnio



