
Tra i 79 romanzi presentati al Premio Strega 2026 uno in particolare ha colpito la mia attenzione: si tratta di “Mille” di Lorenzo Pavolini, pubblicato da Marsilio a ottobre 2025.
Trama di Mille
La copertina è chiara: “Mille” è un libro che parla di Garibaldi. È stata probabilmente l’immagine sfocata ad avermi fatto pensare che il romanzo avrebbe parlato più o meno di Garibaldi e quindi ad accendere la mia curiosità.
Infatti è proprio così: avvalendosi di più voci narranti, a volte in prima, a volte in terza, ma sempre diverse, l’autore ci porta ai tempi della spedizione dei Mille e ne fa emergere, pian piano, uno. Non è Garibaldi, anche se la sua aura riverbera su tutto, come Gesù o come un dittatore. Si tratta di Fra Giovanni Pantaleo, cappellano di Garibaldi nonché avo dell’autore: fuggito dal convento per unirsi alla spedizione, Pantaleo finì per dismettere la tonaca e partecipare anche alla terza guerra di indipendenza.
Recensione
Ho letto su Goodreads che qualcuno non ha gradito i frequenti cambi di registro presenti nella prima parte del libro. L’ho letto, in realtà, per sbaglio, perché non guardo mai le recensioni prima di iniziare un libro. Questo commento mi ha spinta a verificare con i miei occhi e posso dirvi che invece è andata benissimo.
Il romanzo alterna la visione linda e surreale di una Roma invasa da preti e suore in occasione del Giubileo del 2025, agli anni polverosi dell’Unità italiana: in entrambi i casi, c’è stata una migrazione notevole di persone animate da una Fede profondissima.
La difficoltà – ampiamente superabile – che può emergere dal libro è, secondo me, la sua frammentarietà. I Mille arrivati in Sicilia sono un collettivo, una massa di voci, testimonianze, sacrifici. All’inizio del libro, questa eterogeneità è resa dalla scelta di diverse voci narranti, dalla prima singolare alla prima plurale, passando per la terza singolare del narratore onnisciente. L’autore è ben presente, nel racconto, con la sua preveggenza, per esempio rimandando ad altri testi letterari che parleranno, in futuro, di un sentimento o di un episodio avvenuto negli anni Sessanta. È una presenza rassicurante e discreta, e spesso regala alla narrazione un soffio di ironia che ne aiuta la scorrevolezza.



