“Dove non avremmo guardato” – Annalisa Agostinacchio


Voto: 3,5 stelle / 5

“Dove non avremmo guardato”, di Annalisa Agostinacchio, è uscito il 5 giugno 2026, pubblicato da LES FLANEURS.
Il titolo preannuncia il contenuto: esistono vicende del passato che la memoria selettiva ha oscurato.
Si ringrazia la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama di Dove non avremmo guardato

Un pacco, con un libro, un biglietto e una frase, fatto recapitare dal padre di un uomo con cui la protagonista aveva avuto una relazione: perché questi oggetti dovevano arrivare proprio a lei, Maria Luisa, una donna che pensa di aver trovato la stabilità grazie al lavoro all’università e al matrimonio con un uomo che sa mettere ordine nelle cose? Nel pacco si accenna a una lettera che dovrebbe esserci ma non c’è più, come non c’è più Imma, l’amica scomparsa da tanto. Sono indizi, piste che riportano la protagonista alla terra dell’infanzia.
Per cercare risposta ai tanti dubbi, Maria Teresa ritorna a Trani.

Trani. Una città con un porto. Nel mio mondo immaginario di bambina il porto era il riparo, l’approdo, il rifugio dalle insidie. Il porto e il suo cuore smisurato…. Tornarci significa rinnovare un legame che mi è sempre sembrato appiccicoso.

Maria Teresa sceglie di vedere ciò che era rimasto nascosto in un silenzio di cui sembrava impossibile liberarsi. Capisce quanto quella terra le sia mancata e quanto i ricordi accumulati, condivisi con il ragazzo di allora, raffinato ma destabilizzante, siano vividi: le camicie bianche, la birra ghiacciata, la sabbia, il venerdì, trovare parcheggi facili, pensare in grande, origliare gli sconosciuti, le parolacce.
E di Imma, amica brillante, cosa ne è stato e perché nel pacco si fa riferimento a lei?
E’ arrivato il momento di portare alla luce segreti che si volevano salvaguardare e invece hanno corroso e logorato le persone.

Recensione

“Abbiamo quasi tutti una storia che ci raccontiamo in silenzio. Sta lì, in agguato, come un cane rabbioso. Compare all’improvviso negli angoli bui dei nostri percorsi. Conosce i nostri passi, gli inciampi di coscienza e ci insegue silenziosa”

Inizia con queste parole il libro, facendo percepire subito al lettore che le storie passate, ignorate, rimaste come detriti nella memoria, possono tornare e reclamare. Maria Teresa, quando crede di aver ben sistemato il suo passato, si trova all’improvviso destinataria di un pacco che racchiude affetti sospesi. Il viaggio a Trani diventa un viaggio interiore alla ricerca di complessità nascoste. Significa attraversare luoghi dell’anima, scontrarsi negli inciampi che si allacciano con un presente cui mancano dei tasselli. Le fughe non servono più: è necessario trovare e ricomporre identità che la memoria ha confuso, o cancellato.
Potente il paragone: la memoria è un organo, non un archivio. Lavora come la digestione: assimila, trattiene, espelle.
Se la memoria è così subdola, l’autrice suggerisce la responsabilità di scavare correndo il rischio che la verità possa far male ma anche che possa essere l’inizio di un nuovo percorso.
Un libro adatto soprattutto a chi ama il genere psicologico.

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