“La vita sempre” – Elena Varvello


Voto: 5 stelle / 5

“La vita sempre” di Elena Varvello, pubblicato da Guanda e finalista del Premio Campiello 2026, è un libro che attraversa decenni. Si misura con i perni della Storia — il fascismo, la guerra, la miseria, i campi di concentramento — per celebrare ciò che rifiuta caparbiamente di farsi distruggere: la vita.

Trama di La vita sempre

Al centro di questo affresco familiare e intimo troviamo due figure grandiose nella loro complessa umanità: Francesco e Teresa. Due opposti che non dovrebbero neppure sfiorarsi e che invece finiscono per incastrarsi in un legame viscerale, capace di resistere a ogni bufera.

Francesco è un personaggio che resta impresso nel cuore. Bello, imperfetto, segnato da un’infanzia priva d’affetto eppure dotato di un’anarchia travolgente. È un uomo dal fascino sfrontato, un giocatore d’azzardo che crede nella fortuna amica, un bugiardo seriale, un seduttore e, quando la storia chiama, un disertore e un fuggiasco. Francesco è l’incarnazione pura dell’istinto di sopravvivenza e del desiderio di essere liberi.

La sua non è una ribellione ideologica o politica; per lui le teorie rimangono astratte, quasi un’invenzione «da svizzeri», come direbbe sua madre. La sua unica e vera fede è la vita stessa: rimanere vivo, godere dell’attimo, inseguire la luce anche quando attorno c’è soltanto buio. Vive in lui un vigore quasi infantile, una fame di futuro e un’incurabile vivacità che lo spingono a rialzarsi sempre. Persino i propri sbagli e le proprie fragilità vengono trasformati in una sfacciata prova d’amore verso l’esistenza.

Se Francesco è la fiamma, Teresa è il fuoco che scalda e non si spegne mai. Nata in una «via di pezzenti», con le spalle esili, gli occhi scuri e una disciplina d’acciaio, Teresa è la sola del suo cortile a diplomarsi maestra. È una donna schiva, abituata a studiare, a misurare le parole, a contenere i propri sogni per proteggerli.

Il suo non è un ruolo secondario: l’amore che nutre per Francesco ha una statura monumentale. È un amore d’impegno, di presenza, una scelta quotidiana che non vacilla neppure di fronte ai tradimenti, alle sparizioni, ai numerosi debiti, alle guerre o alle deportazioni. Teresa non giudica Francesco: lo accoglie, lo sostiene e ne diventa la colonna vertebrale. La sua grazia risiede in una dignità ferrea e in un silenzioso coraggio che la rende, forse, il vero perno e la vera eroina di tutta la narrazione.

Recensione

Ed è proprio sul finale che la narrazione compie la sua sorpresa, regalandoci uno svelamento che cambia e arricchisce retroattivamente l’intera lettura. Solo nelle ultime battute scopriamo infatti che quanto abbiamo letto non è frutto di una pura invenzione romanzesca, bensì la scrupolosa e commossa ricostruzione che l’autrice fa della vita dei propri nonni.

Questa rivelazione trasforma il libro in una vera e propria indagine affettiva, una ricerca viscerale delle proprie radici. Sapere che Francesco e Teresa sono esistiti davvero, che la voce narrante sta ricucendo i fili della propria genealogia per restituire dignità e memoria a chi l’ha preceduta, dona al testo una densità ancora più ricca e vibrante.

A dare al romanzo il suo battito più profondo è quel titolo bellissimo e folgorante: La vita sempre. Quell’avverbio posto alla fine funziona come una promessa inscalfibile, un giuramento d’ostinazione. Ci ricorda che, nonostante le fratture dell’esistenza, i vuoti della memoria, le ingiustizie e i dolori che sembrano spezzare il cammino, la vita trova sempre un varco per ricominciare a scorrere. È la vittoria della memoria personale e della forza vitale dei singoli, capaci di non farsi schiacciare dai meccanismi ciechi della Storia.

Con una scrittura nitida e scorrevole , Elena Varvello ricuce le trame del passato e le trasforma in un inno d’amore, di radici e di speranza. La vita sempre è un romanzo denso e commovente, che ci lascia addosso un senso di profonda gratitudine verso chi ci ha preceduto e, soprattutto, una certezza spietata e bellissima: che finché c’è respiro, finché c’è qualcuno da amare e una memoria da custodire, c’è vita, sempre.

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