
“Loverdose” di Federica Guattieri (Epika 2025) non è una raccolta di poesie romantiche in senso classico, ma una cruda e viscerale dissezione dei legami tossici e dell’abuso emotivo.
Ringraziamo l’autrice per la copia cartacea inviata in omaggio.
Trama di Loverdose
Il testo è strutturato in un susseguirsi di ventiquattro storie in versi che affrontano il contrasto tra carnefice e vittima, mettendo a nudo le dinamiche dell’amore inteso come dipendenza e ossessione. Come siffosse ad uno specchio, la sfrontatezza del libro risiede nel contrasto tra le voci.
Ventiquattro donne raccontano la sofferenza e la violenza subita. Parallelamente, ventiquattro uomini ai margini ne evocano i ricordi o la presenza, creando un coro drammatico di voci spezzate. Con il suo fare Tagliente la Guatteri propone e propina una scrittura ove non usa filtri o eufemismi. La scelta della forma poetica serve a concentrare il dolore in immagini brevi, affilate e di forte impatto emotivo, arrivando dirette, come un pugno nello stomaco.
Nonostante la durezza dei temi (violenza, perdita, abuso), l’opera si propone come uno strumento di accettazione e liberazione del trauma attraverso la parola scritta. Ciò le dona una funzione catarchica e emblematica. Codesto libro non è adatto a chi cerca una lettura leggera o una narrazione lineare, decisamente più in linea con chi ricerca e predilige una poesia contemporanea di matrice civile e psicologica, capace di indagare il lato oscuro delle relazioni umane senza retorica.
Recensione
La caratteristica più insolita del libro è la sua struttura a contrappunto binario, il dualismo delle voci. Il testo è diviso rigorosamente in base al genere, offrendo due prospettive opposte ma speculari dello stesso inferno emotivo.
Le ventiquattro donne, rappresentano la sublimazione del trauma. Non parlano da vittime passive, ma calcano la poesia per rielaborare l’abuso, l’eccesso e la perdita. I versi diventano un atto di sopravvivenza. A ventiquattro uomini, non viene data voce al “carnefice” standard, bensì a figure maschili emarginate, esasperate, talvolta respinte dalla società o tormentate dai propri demoni. Sono loro a evocare la figura femminile, spesso in una miscellanza di colpa e ossessione.
Nel titolo si nasconde la metafora dell’Amore come Sostanza, dove gioca interamente sul concetto di overdose da amore. L’amore non è salvifico, ma è trattato alla stregua di una droga pesante. Crea dipendenza chimica, crisi di astinenza e, nei casi peggiori narrati nel testo, porta alla distruzione fisica e psicologica (la morte metaforica o reale).
La parola Loverdose unisce la purezza idealizzata dell’amore (love) alla tossicità del consumo letale (overdose). La poesia come “Lama metrica del dolore” Analizzando la tecnica del testo, si evidenzia come la Guatteri rifiuti la poesia lirica tradizionale, dolce e melodica. I suoi versi sono caratterizzati da frasi tronche e sincopate, un susseguirsi di ritmi che imitano il respiro affannato di chi vive un attacco di panico o un’ansia da relazione. Il lessico crudo, è rafforzato da termini legati al corpo, al sangue, alle ferite fisiche e alle ceneri. Le parole non vogliono consolare, ma fotografare il danno nel momento esatto in cui avviene.
La particolarità di questo volume risiede nel fatto che obbliga il lettore a entrare in empatia anche con il lato oscuro. Persino il recensore dell’opera nota spesso come sia difficile rimanere indifferenti davanti a uomini che “evocano” le donne che hanno distrutto, spingendo chi legge a interrogarsi sulle radici psicologiche della violenza di genere e della dipendenza affettiva.
Un certo grado di dipendenza dal partner è parte di ogni storia d’amore che possa dirsi tale. L’amore romantico è parte naturale e biologica della caratteristica umana rispondendo a necessarie caratteristiche fisiologiche, psicologiche, questo è il comportamentale di un amore. Non di meno, la dipendenza focalizza l’oggetto d’amore, la riorganizzazione delle priorità, un aumento di energia e sensazioni di euforia, sbalzi d’umore. Quando le caratteristiche più dipendenti diventano rigide e pervasive e assumono la connotazione di necessità assolute, il rischio è di cadere nel versante più disfunzionale del legame amoroso: quello relativo alla dipendenza affettiva patologica. Quando invece il vincolo di coppia offusca i propri bisogni e desideri e ci incatena all’altro soffocando la nostra individualità siamo di fronte alla dipendenza affettiva.



