“Cigni”- Floriana Frola


Voto: 3.5 stelle / 5

Quando diventano l’unica finestra sul mondo e misura identitaria, i social non rispondono a nessuna legge se non a reputazione, profitto, visibilità costruiti sul numero di followers e sulla menzogna di una vita perfetta e instagrammabile da condividere. Non è dall’apparenza che passa la credibilità mediatica? È il lato oscuro della mondanità digitale che emerge nel romanzo “Cigni” a firma Floriana Frola (Armando Editore 2026, 98 p.). Una storia a cavallo tra commedia, satira, noir. Una variante social sull’ipocrisia e il cinismo dell’alta società.

Ringraziamo l’agenzia 1A comunicazione e la casa editrice per la copia digitale ricevuta in omaggio.

Trama di Cigni

Milano. Oggi.

“La città è come un esteso specchio d’acqua in cui si riflette la vanità di chi lo abita. Il genere di vanità che non sopporta di essere contraddetta. Soprattutto da chi cerca di riportare a galla ciò che era stato accuratamente messo a tacere”

Moda. Vegan food. Design. Sono gli epicentri dell’attività mediatica di tre donne pronte a tutto pur di troneggiare nel Gotha delle influencers. Quando ci scappa il morto, la loro esistenza dorata, invidiata, monetizzata, devota al culto dell’immagine si tinge di giallo. Rimanendo in metafora: chi ha gettato il sasso nello stagno e perché?

Recensione

Nella finzione narrativa rivivono in versione 2.0 – nell’era social dove basta uno smartphone per soddisfare shopping compulsivo, ambizioni, rivalse sociali – alcune esponenti dell’alta società newyorkese del secolo scorso. Sono liberamente ispirate alle amiche e muse dello scrittore Truman Capote, che negli anni Sessanta le aveva ribattezzate “cigni”. La rivisitazione creativa di Floriana Frola ne prende a modello tre.

Babe Paley, fashion editor e pioniera di tendenze senza tempo, si aggiudicò il primato di donna più elegante del mondo. C.Z. Guest, l’aristocratica, ritratta da Diego Rivera, Salvador Dalì, Andy Wharhol ebbe Hemingway come testimone di nozze. Lee Radziwill, sorella di Jacqueline Kennedy a cui, pare, presentò Onassis. Irraggiungibili. Bellissime. Dallo stile leggendario. Accolsero l’autore di “Colazione da Tiffany” e “A sangue freddo” nell’inner circle mondano, ma l’idillio si spezzò a causa di un tradimento, il peggiore. Siete curiosi di conoscere l’epilogo?

Nel 1975 venne pubblicato il racconto di Capote “La Côte Basque”(dal nome del locale di Manhattan), primo capitolo al vetriolo di un romanzo sul jet-set da lui frequentato. A poco valse lo schermo dei nickname perché i “cigni” non fecero fatica a riconoscere tra le righe i loro segreti, vizi, scandali dati in pasto al pubblico senza pietà. Esiliato dall’olimpo mondano, Truman Capote imboccò il viale del tramonto completando un processo di autodistruzione da tempo iniziato.

Sotto il vestito niente

Le nuove muse nate dalla penna dell’autrice mantengono gli stessi nomi delle autentiche protagoniste del jet-set newyorkese. Forse per omaggiare Capote, che aleggia sulla vicenda come un nume tutelare, oppure la bellezza di un mondo scomparso. Ma lo scenario si sposta nel capoluogo meneghino e la storia, dal buon look, scommette sul cinismo delle protagoniste.

I “cigni” di Floriana Frola hanno un aspetto impeccabile, il culto del successo e una doppia missione. Fare in modo che sui social la loro vita, accuratamente editata, appaia glamour, vera o falsa poco importa. Mantenere il business grazie alle visualizzazioni. Nella prima parte, dedicata alla presentazione di Babe, C.Z., Lee e del loro raggio d’azione, la voce narrante è secca e tagliente come una voce fuori campo cinematografica. Nella seconda parte, incupita da una morte prematura, sono i fatti e i dialoghi a ricordare il déjà vu di quanto in nome del successo la facciata conti più della morale.

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