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“Si chiamava Anna Frank” – Miep Gies

Tutti conosciamo Anna Frank dal racconto autobiografico del suo diario, ne conosciamo la vita, le vicissitudini, i pensieri dal suo punto di vista. In Si chiamava Anna Frank, invece, Anna e la sua famiglia ci vengono raccontate da Miep Gies, una delle persone che li ha aiutati nel periodo in cui erano nascosti.


Chi è Miep Gies e come ha conosciuto la famiglia di Anna Frank

Miep è di origine austriaca e dopo la prima guerra mondiale viene mandata come tanti bambini austriaci della sua età in Olanda per sottoporsi ad una cura ricostituente. Miep finirà per rimanere sempre in Olanda nella sua famiglia adottiva, compirà i suoi studi brillantemente e si adatterà ai costumi e alle tradizioni olandesi, finendo per sentirle come proprie.

Presto, il suo bisogno di indipendenza, la spingerà  a cercare un lavoro e lo troverà in una ditta di spezie e conserve dove conoscerà il signor Otto Frank, un uomo serio, affettuoso e sensibile con il quale stringerà una solida amicizia personale oltre che una sicura collaborazione professionale. Presto Miep conoscerà tutta la famiglia Frank che dalla Germania ha dovuto trasferirsi ad Amsterdam per sfuggire alle persecuzioni contro gli ebrei. Il signor Frank ha due figlie, una delle quali Anna si fa notare da tutti per la sua vivacità, per la sua esuberanza, per il carattere aperto, curioso ed estroverso.

I signori Frank spesso ricevono a casa loro altre famiglie di ebrei il sabato pomeriggio e anche Miep con Henk, colui che diventerà poi suo marito, partecipano a questi incontri.

L’arrivo delle leggi razziali

Fino a che scoppia la seconda guerra mondiale e anche l´Olanda viene coinvolta e anche in Olanda, da sempre paese aperto e accogliente, entrano in vigore le leggi razziali e i signori Frank non sono più al sicuro.  Anna e sua sorella Margot non possono continuare a frequentare la loro scuola, ma sono costrette ad andare in scuole riservate agli ebrei e via via, giorno dopo giorno, le restrizioni nei loro confronti si fanno sempre più pesanti.

Molti di loro vengono prelevati e deportati nei campi di concentramento : ogni giorno ci sono rastrellamenti e razzie, come le chiamano loro. Il signor Frank, insieme al signor Van Daam suo amico, decidono di mettersi al sicuro con le loro famiglie, dandosi alla clandestinità in un rifugio proprio dietro all’azienda del signor Frank.

Miep, insieme a Henk, saranno coloro che si prenderanno cura delle due famiglie provvedendo con ogni mezzo al loro sostentamento , rischiando qualsiasi pericolo pur di assicurare loro cibo, medicine e soprattutto il conforto. Miep racconta le vicende della guerra che si fa sempre più aspra, le difficoltà per trovare il cibo per otto persone clandestine, il peso della responsabilità delle loro vite sulle proprie spalle e quindi la necessità di non ammalarsi, di non fare passi avventati, di stare sempre attenta e prudente per non essere scoperta, perché questo, oltre al suo arresto, avrebbe voluto dire la deportazione per le persone nascoste.

copertina si chiamava anna frankLa figura di Anna in Si chiamava Anna Frank

Miep racconta con dovizia di particolari i mesi di clandestinità delle due famiglie, alle quali si aggiunge poi successivamente anche il signor Dussel, soffermandosi sul carattere di ognuno, ma la figura che fra tutte spicca è quella di Anna, sempre cosi solare, cosi vivace nei suoi quattordici anni. Anna è curiosa, insaziabile di notizie, vuole conoscere e sapere ciò che succede fuori, vuole vivere e manifesta la sua sete di vita adolescenziale nel suo essere vanitosa anche con i pochi mezzi che dentro al rifugio possiede: una spazzola e uno scialle beige ricamato con delle rose che usa indossare per spazzolare i suoi lucidi capelli scuri. Anna capace di accorgersi di ogni foglia che spunta a primavera sull’albero di castagno, Anna che  ha programmi per il futuro, per quando uscirà dal rifugio e pensa al vestito che indosserà una volta libera, e scrive, scrive su ogni foglio di carta che Miep e gli altri riescono a procurarle.

Purtroppo la polizia tedesca arriva al nascondiglio dove le famiglie sono rifugiate e tutti i componenti vengono deportati e coloro i quali avevano contribuito alla loro clandestinità vengono arrestati: tutti tranne Miep ,che continuerà a portare avanti l’azienda e ad aiutare tutti coloro hanno bisogno di assistenza, e soprattutto riuscirà a salvare un piccolo diario a quadretti rossi e arancioni che il signor Frank aveva regalato alla figlia per il suo compleanno: sarà l’eredità di Anna, il racconto che verrà tradotto in numerose lingue, che diventerà la sceneggiatura di un film e di uno spettacolo teatrale, che sarà uno dei libri più letti nel mondo, testimonianza di un periodo atroce della storia dell’umanità.

90%
Fortemente consigliato

Si chiamava Anna Frank

Consigliato a chi ha voglia di conoscere e approfondire una storia vista da un altro punto di vista, quello di Miep Gies. Colpiscono nel suo racconto l´incredibile generosità e umanità fra i componenti del nascondiglio che nonostante le condizioni difficili cercano di donare quello che hanno e di accogliere coloro che hanno bisogno. Miep è stata una donna con un coraggio e una forza incrollabile che non si è fermata di fronte a nulla. Il suo racconto della figura di Anna ci regala l´immagine di una creatura davvero speciale, che nonostante le privazioni, il dolore e la sofferenza della guerra e delle persecuzioni riesce a trovare sempre un motivo per sorridere ed essere felice di vivere.
Ho letto questo libro per il centro del libro parlato, per cui sono donatrice di voce.

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