“Aspetta primavera, Bandini” – John Fante

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Voto redazione

Data di pubblicazione

21 Lug, 2020
loro-copertina
7

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Conosco la celebrità di John Fante e di lui avevo letto solo un romanzo, ma forse troppo presto. Il gruppo di lettura EquiLibro di Pescara ha scelto come libro condiviso di maggio 2020 il primo della saga di Arturo Bandini.

Ho scoperto così “Aspetta primavera, Bandini”, di cui ho trovato un’edizione usata pubblicata da Marcos y Marcos nel 2001 nella traduzione di Carlo Corsi.


Trama di Aspetta primavera, Bandini

Il romanzo ha struttura circolare: inizia e finisce nella neve. La neve di un inverno in cui c’è poco da lavorare per un muratore come Svevo Bandini. Chi è? Un abruzzese immigrato in Colorado agli inizi del Novecento con i suoi tre figli Arturo, Augusto e Federico e la moglie Maria. Al centro delle tematiche ci sono la povertà, l’integrazione, la fame. Sono loro i veri protagonisti della storia, come in un romanzo di Zola.

A fare da pretesto c’è la trama, affatto esile: Arturo si innamora di una ragazza irraggiungibile, Svevo a un certo punto sparisce di casa, si sbanda, in casa la moglie si lascia andare, quasi impazzisce. Svevo tornerà? Arturo verrà ricambiato?

Recensione

“Aspetta primavera, Bandini” è stato scritto nel 1938 e presenta il protagonista della saga, Arturo Bandini, quando ha ancora quattordici anni. La narrazione è condotta in terza persona.

Mi hanno colpito tantissimo lo stile tendenzialmente ricorsivo, che non mi aspettavo, e il modo di delineare i personaggi. È una scrittura tagliente come una lastra di ghiaccio, un libro che desidero conservare per le atmosfere polverose e umili, sferzanti.

“Il sole era furioso, giallo d’ira nel cielo, vendicandosi di un mondo montano che aveva approfittato della sua assenza per dormire e gelare”

La sopravvivenza chiede metodi spicci, la simbiosi con gli istinti animali. Vuoi anche per la difficoltà della lingua e le origini non acculturate, i corpi parlano poco e dove non arrivano con le parole arrivano con le mani: ogni tanto parte una sberla, una spinta, uno schiaffo. Per Svevo Bandini la sessualità è un mezzo fondamentale di espressione e di gratificazione personale: diventa una lingua comune laddove è limitato dalla sua modesta conoscenza dell’americano, finendo per trasformarsi nella sua peculiarità principale.

“Ave Maria, Ave Maria. Sogni senza sonno la inghiottivano. Passioni disincarnate la cullavano. Amore senza morte, cantava la melodia della fede. Era lontana; era libera; non era più Maria, americana o italiana, povera o ricca, con o senza lavatrici o aspirapolvere; ormai era giunta nella terra dove si possiede tutto. Ave Maria, Ave Maria, senza mai smettere, migliaia, milioni di volte, preghiera dopo preghiera, il sonno del corpo, la fuga della mente, la morte della memoria, l’annientamento del dolore, la fantasticheria, profonda e silenziosa, della fede.”

All’interno del Gdl abbiamo riflettuto sul valore simbolico della stufa disegnata su questa copertina.

C’è una descrizione molto significativa, nelle prime scene del romanzo, sulla stufa di casa Bandini che sembra essere dotata di volontà propria e di scegliere come comportarsi. Sembra un animale da ammansire: pare obbedire solo alla madre di Arturo e fa scattare il paragone con il marito. Fa pensare a come lo stesso Svevo abbia bisogno dell’approvazione di Maria, che di lui è ancora disperatamente innamorata, e di annullarsi in lei, profondamente attratto dal suo corpo.

Per tutto il libro John Fante disegna dinamiche personali scarne ma profonde: reali e abbaglianti, come un paesaggio sepolto dalla neve.

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Cristina Mosca

Recensore

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moglie, mamma e lettrice bulimica. a 10 anni scrivevo i miei primi racconti. a 14 ho scelto di insegnare inglese. adesso faccio entrambe le cose. credo in quello che non si vede a occhio nudo. tra le mie pubblicazioni: "chissà se verrà alla mia festa" (schena 2005), "e donne infreddolite negli scialli" (schena 2008), "loro non mi vedono" (ianieri 2014), "con la pelle ascolto" (ianieri, 2018). mi piace scrivere in lettere minuscole.

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