“Casa dolce casa” – Nedra Tyre


Voto: 5 stelle / 5

Cosa accade quando qualcuno invade il nostro spazio? Se la casa nella quale abbiamo finalmente trovato identità, serenità, autonomia viene colonizzata da un intruso? Con un colpo di stato incruento a suon di sorrisi, manipolazione e buone maniere? Troverete la risposta nel romanzo “Casa dolce casa” (Death of an intruder) della statunitense Nedra Tyre.

Pubblicato nel 1953, viene riproposto al pubblico italiano nel 2026 da Edizioni Le Assassine (Collana Vintage, traduzione di Barbara Monteverdi, 181 p.). Un antesignano del domestic noir dove una zitella ostinata si intrufola come un parassita nella dimora altrui.

Ringraziamo l’agenzia 1A comunicazione e la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.

Trama di Casa dolce casa

Martha Allison è una zitella di mezza età che ha appena realizzato il sogno di vivere da sola in una villetta discreta, elegante, luminosa come lei. Ma l’entusiasmo ha vita breve. Una sera si presenta alla sua porta una sconosciuta, tal signorina Withers, che in quattro e quattr’otto si ferma in pianta stabile senza una ragione. La coabitazione forzata diventa guerra di logoramento. La padrona di casa mette in atto una serie di manovre per riappropriarsi del suo territorio, sprofondando in un incubo cui è totalmente impreparata:

Aveva cercato di vivere la propria esistenza adattandosi alle richieste che le venivano fatte. In una società competitiva aveva dovuto lavorare per guadagnarsi il pane. Aveva svolto il proprio dovere con integrità e capacità. Ora però non era in grado di fare una lucida valutazione della sua situazione. E il suo unico obiettivo era liberarsi della signorina Withers

L’intrusa sembra un muro di gomma, un essere diabolico che giorno dopo giorno rafforza la sua posizione, superati i confini metaforici e reali di uno spazio che non le appartiene. Sull’orlo di una crisi di nervi, la legittima proprietaria nella sua casa non si riconosce più.

Recensione

Casa dolce casa” è un giallo avvincente, cinico, delizioso. Una bomba a orologeria di tensione fino all’ultima riga. Scritto negli anni Cinquanta, ha mantenuto intatto il suo appeal grazie alla sensibilità introspettiva e all’ambientazione minimal tutta casa (e ufficio). Prima di virare al thriller psicologico, l’esordio svela ex abrupto le intenzioni omicide della nostra eroina con i toni della commedia:

La signorina Allison lanciò uno sguardo al di sopra della tavola da pranzo alla signorina Withers che aveva intenzione di uccidere alle venti e quarantacinque di quella stessa sera, e disse: “Vuole del sale?”

A seguire un ampio flashback ripercorre gli antefatti in ordine cronologico. Conosciamo il mondo della Allison fino all’ incontro con l’intrusa, le soluzioni per farla sloggiare in un crescendo di frustrazione repressa e angoscia che incidono sulla qualità della sua vita. L’atmosfera si fa sempre più asfissiante. Chi avrà la meglio, Come e A che prezzo sono gli interrogativi che ci tengono in pugno.

È immediato empatizzare con la signorina Allison nell’attesa che si sbarazzi della rivale forzando il suo temperamento mite e gentile. Questo è il primo piano criminoso. Però siamo divorati dalla curiosità di conoscere le cause dell’invasione della signorina Withers. Anche il suo progetto è fuorilegge.

Lineare e incisiva la scrittura. Pieni di verve, ironia, perfidia i dialoghi, nel rispetto delle regole del vivere civile. D’altronde quella tra le protagoniste è un rapporto passivo-aggressivo che evita manifestazioni dirette di rabbia, disaccordo, frustrazione. Parole e azioni obbediscono alla logica dell’ipocrisia, dell’ostilità celata sotto parole di miele, del rancore, dimenticanze ostentate e distorsione dei fatti.

La battaglia tra le due si combatte in uno scenario domestico dalle molteplici sfumature. La casa è il bottino, il premio, il pomo della discordia. È terreno di scontro tra due donne economicamente indipendenti, lontane da tante colleghe letterarie degli anni Cinquanta. È il guscio in cui cercare una felicità protetta. Da ultimo in base alle circostanze, la casa diventa specchio del loro carattere.

Il romanzo mostra quanto abitare sia un atto di identità ben prima che la psicologia dell’ambiente esplorasse l’argomento. Non solo. Anticipa in modo originale un’ossessione del cinema hollywoodiano degli anni Novanta: quella dell’invasione domestica. Sfiora il tema del doppio: la voce della signorina Withers non inizia ad assomigliare progressivamente a quella della signorina Allison?

Lo scontro avviene in un clima di calma e britannico aplomb. Alla cattiva è affidata un’interpretazione più istrionica che accentua i difetti del personaggio. Fin dalla sua comparsa, emana una determinazione e una sfacciataggine di cui avvertiamo rischi, ambiguità, mistero. Di tutt’altro registro la signorina Allison, sulla scena fin da subito con misura, senza ombre e senza inganni.

La manipolazione attuata dall’intrusa è diversa da quella generalmente proposta da narrativa e film. Non conduce l’interlocutore verso un’accettazione delle decisioni altrui che ha solo la parvenza della condivisione. Lei agisce. Prende. Non chiede il permesso. Né si giustifica. Si installa con il carisma di un leader e l’arbitrio di un tiranno. Il bello del romanzo è la lotta che la signorina Allison combatte prima di tutto con sé stessa per trovare la forza di cacciare la coinquilina passando dall’ideazione ai fatti. L’impresa è più ardua del previsto perché a suo danno non è stato commesso alcun tipo di illecito.

“Casa dolce casa” di Nedra Tyre è un giallo psicologico irresistibile.

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