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Destra sinistra sinistra destra: Jenny la tennista (2)

“Jenny la tennista” (o meglio Ace o nerae) è una serie sportiva in 26 episodi risalente al 1973. Abbiamo parlato dei primi 26 episodi qui.


Jenny la tennista (seconda parte)

La vicenda prosegue dopo quindici anni. Nel 1988, infatti, realizzano un seguito. Anzi, due: Ace o nerae 2 (13 OAV) e Ace o nerae Final stage (12 OAV). Mediaset li trasmette – con le consuete mutilazioni – come fossero un’unica serie. La differenza con i 26 episodi del 1973 si nota subito: disegni e animazione sono di gran lunga superiori.

Jenny è una tennista affermata, finalmente consapevole dei propri mezzi. Vince e convince. È diventata la campionessa della categoria juniores. All’inizio, la voce narrante di Jeremy anticipa quanto accadrà nel secondo episodio. Soffre di una gravissima forma di leucemia. Non ha scampo. Prima che sia troppo tardi, chiama a sé Teddy, cui chiede di badare all’amatissima allieva, e il suo grande amico Robin Andrews, ex tennista diventato monaco buddista. Spetterà a lui seguire la ragazza quando non ci sarà più.
Naturalmente Jenny è all’oscuro di tutto. Parte insieme a Reika, Teddy e Norman per gli Stati Uniti, dove potrà fare esperienza. Se venisse a conoscenza delle condizioni di Jeremy, rinuncerebbe al viaggio. Tra i due, infatti, c’è qualcosa di simile all’amore. L’allenatore muore appena dopo il decollo dell’aereo. I compagni di Jenny vengono a saperlo mentre si trovano in America, e decidono di tacere. La bomba scoppia nel quinto episodio, al ritorno in Giappone. È Robin a dare la terribile notizia a Jenny. Ma chi è costui? Be’, lui e il defunto erano amicissimi e compagni di sport. Cinque anni prima degli avvenimenti narrati nella prima serie, durante un allenamento Jeremy stramazza a terra in preda a febbre e convulsioni. Sono le avvisaglie del male che lo ucciderà. La sua attività agonistica è finita. Dal canto suo, Robin, sconvolto per l’accaduto, abbandona il tennis e diventa un monaco.

Jenny sprofonda in una crisi nera e profonda. Decide di mollare lo sport che amava tanto. Arriva perfino a rifiutare il cibo. Poi si trasferisce al tempio dove si trova Robin Andrews. Un posto vale l’altro, pensa. Tanto, secondo lei non cambierà nulla. Il monaco inizia subito a usare il pugno di ferro, dimostrandosi inflessibile e severo. Deve ricostruire la ragazza dal punto di vista psicologico. Cerca di darle una scossa: «Devi reagire, Jenny! Non perderti dietro le debolezze! Non è questo quello che ti ha insegnato Jeremy!». La spinge a lottare per continuare a vivere: «Se la morte è reale, lo è anche la vita. È una bilancia. E noi siamo il perno. Dobbiamo cercare il giusto equilibrio. Il tennis fa parte del gioco». Però non deve dimenticare il suo allenatore, colui che ha creduto nelle sue capacità. Sarebbe sbagliato: «Non devi cancellare il ricordo di Jeremy! Al contrario: devi affrontarlo! È una realtà con la quale devi vivere! Lui continua a parlare con le tue parole e a muoversi con i tuoi gesti!»
Alla fine dell’ottavo episodio, Jenny decide di riprendere in mano la racchetta. E Robin le regala quella di Jeremy, raccontandole la storia di un ragazzo dall’infanzia difficile che ha trovato la salvezza nello sport. C’è solo un problema: bisogna ricominciare tutto da capo. La ragazza è tornata a essere quella che abbiamo conosciuto all’inizio della prima serie. È fuori forma e non crede più in se stessa. Ma il monaco non si spaventa per così poco: «La farò diventare più matura! Le rafforzerò il carattere in modo che non sia troppo fragile! Diventerà una grande giocatrice!». Grazie a lui, ritroverà la sua ragion d’essere, il sogno da realizzare: «Qualunque cosa succeda, la gente continua a vivere quando ha uno scopo, qualcosa di impegnativo a cui dedicarsi».

E poi…

Passo dopo passo, Jenny si riprende. Con molta fatica. S’iscrive al torneo nazionale. E subito deve affrontare una tennista fuori della sua portata: la sorella di Jeremy. Il match è a senso unico, ma viene risolto da un colpo di scena: Rosy abbandona per infortunio. Si sloga un polso, a causa del durissimo allenamento cui si era sottoposta in Australia.
L’avversaria successiva è Reika. L’incontro comincia nell’episodio numero tredici (che conclude il primo gruppo di OAV), ma non si capisce come vada a finire. All’inizio del quattordicesimo, infatti, tutto sembra essersi concluso. Dovrebbe avere vinto Madama Farfalla. Il condizionale è d’obbligo, perché l’esito della sfida non viene dichiarato in maniera esplicita. C’è una sorta di “cesura narrativa”, tra i due episodi.
Interviene un altro colpo di scena a complicare la ripresa di Jenny. Teddy è ancora innamorato di lei e glielo dice nei denti. Dopo di che, scompare. Se ne va in America, per capire quale sarà il suo futuro di tennista. La ragazza, che ha le idee sempre più confuse, non fa che pensare a lui. Con le conseguenze che possiamo facilmente immaginare. Viene iscritta alla Coppa Tokio. Perde il primo incontro. Ha l’opportunità di rientrare in gioco, grazie a un ripescaggio, ma preferisce andare in America da Teddy. Meglio non lasciare certe questioni in sospeso. Robin dapprima s’infuria, poi comprende. «Vai», le dice. «Risolvi quello che devi risolvere. Ne riparliamo quando torni». I due s’incontrano a New York, dopo essersi inseguiti a lungo.
Al suo ritorno in Giappone, Jenny chiede perdono a Robin. Intende ricominciare da zero, e guadagnarsi nuovamente la fiducia del nuovo allenatore. L’occasione per il riscatto è un prestigioso torneo internazionale: la Coppa Queen 90. La ragazza affronta la nuova sfida sfoggiando una tecnica innovativa, adatta alle sue caratteristiche. Vince le semifinali. Non va altrettanto bene a Reika, che cerca di replicare il gioco di Jenny, ma esce subito. Delusa per la sconfitta, vorrebbe lasciare il tennis. È solo un momento di debolezza: alla fine ci ripensa e va in America per diventare una professionista.
L’ultimo episodio vede finalmente il trionfo di Jenny. Durante la finale scatta il senso del dovere tipico di questi atleti. La vittoria è un obbligo morale nei confronti di chi è stato sconfitto, come Reika, ma soprattutto di chi ha creduto in lei, Jeremy in testa. Senza il loro sostegno, non avrebbe mai potuto farcela. Il successo – tutto sommato, inevitabile – è dedicato a quanti l’hanno appoggiata, ma anche ostacolata. La finale è sua di diritto. Se l’è sudata. Teddy arriva apposta dall’America per incitarla. Naturalmente i due si fidanzano, con la benedizione postuma del defunto allenatore, che lascia a entrambi una di quelle lettere che straziano sempre il cuore.

Il tennis come pretesto

In questa serie il tennis è un mero pretesto. Serve a raccontare la crescita spirituale di una ragazza la cui autostima era vicina allo zero assoluto. Conta la volontà di vincere impegnandosi fino in fondo: «Quando uno in campo dà il massimo, è matematico: non può fare altro che vincere». E l’incredibile spirito combattivo di ogni personaggio. Rosy dichiara: «Preferisco cadere ogni volta e poi rialzarmi che non essere mai caduta». La volontà porta a risollevarsi dopo ogni momento difficile. In questo, Jenny è ammirevole. Stringe i denti, si sacrifica, subisce ogni sorta di umiliazione, eppure è sempre lì. Non si arrende mai. Lei, che inizialmente ha «cominciato a giocare a tennis solo per divertimento. Non voglio diventare una professionista». E quando sembra avere scaricato del tutto le batterie, stupisce le avversarie – quasi sempre odiose e supponenti – attingendo a chissà quale miracolosa fonte. Perché «tutti abbiamo nascosta una riserva di energia. Basta solo trovarla». Ha un solo difetto: la sua insicurezza la porta a vivere ogni problema come un’autentica tragedia.
Per fortuna non è sola. C’è la sua amica Mary. Ci sono i genitori (che nei primi 26 episodi non si vedono mai). C’è il buon Teddy. A loro si aggiunge Reika. Negli OAV, la ragazza si avvicina molto a Jenny, pur mantenendo una certa distanza. La verità è che la campionessa del liceo Nishi indossa come una maschera, perché si vergogna di mostrare i propri sentimenti. Anche lei crescerà molto, soprattutto quando Robin le spiega perché Jeremy le ha preferito la protagonista: «tu sei troppo perfettina e poco flessibile mentre Jenny è una lavagna pulita su cui scrivere». Ma la ragazza è molto più di una lavagna. È l’occasione che il monaco ha per rendere immortale il suo migliore amico, realizzandone il sogno. Gliel’aveva promesso. Se Jeremy – che sapeva di dover morire – avesse trovato una giocatrice di talento, ne avrebbe proseguito l’opera. Se non è amicizia questa…
Lo sport, insomma, insegna a sfruttare al massimo le proprie capacità. Corpo e spirito debbono diventare una cosa sola. La perfezione del primo è la base su cui costruire lo sviluppo del secondo. Gli atleti lo sanno: «Quando colpisci la palla non ti sembra che il tuo tiro e il tuo pensiero siano una cosa sola?»
Lo dicevano in un vecchio spot: la potenza è niente, senza controllo.

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