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Combattler V, robot elettromagnetico

Il robottone protagonista dei 54 episodi di Combattler V, robot elettromagnetico (vale a dire Chodenji robot Combattler V) è di tipo componibile: il suo corpo deriva dalla combinazione di ben cinque navicelle, guidate da altrettanti piloti. E detiene un primato relativo all’armamentario. Ha un numero esagerato di armi: se ne contano almeno una ventina. Come facciano a stare tutte lì dentro è un mistero. Che nessuno svelerà mai.


Un robottone componibile

Per il resto, c’è poco da segnalare. La storia non risalta per originalità. E i singoli episodi appaiono slegati gli uni dagli altri. I nemici provengono dalla stella Cambel. Li guida il biondo Malik, prototipo del cattivo bello, tormentato e vagamente malinconico (il che non dispiace per nulla al pubblico femminile). Il suo vero aspetto è quello di un rapace antropomorfo. Obbedisce agli ordini di una gigantesca statua verde che lui chiama Grande Madre Oleana. Lo aiutano tre cyborg: Condor, il creatore dei mostri, definiti Bestie Schiave (o Bestie Spaziali); Lucifer, lo stratega; la dolce Marzia, ovviamente innamorata persa di lui. Scopo dei Cambelliani è la conversione della Terra «in una sorta di magazzino capace di contenere tutta l’energia solare». In pratica, il nostro mondo deve diventare esattamente come Cambel. Senza gli esseri umani, ovvio.

L’equipaggio del Combattler V

L’inventore del robot è il Professor Stevens. Il destino – o meglio il copione – vuole che la sua presenza sia di breve durata: muore alla fine del terzo episodio. La sua eredità viene raccolta dal Dottor Mirabilius, un piccoletto dedito ai piaceri della bottiglia. Ama il nostro pianeta, ma odia gli uomini. Lottare contro l’invasore alieno è l’occasione buona per cambiare vita e riabilitarsi. E lui prende molto sul serio il suo compito, tanto che apporta diverse migliorie al Combattler.

Veniamo ai piloti. Il leader del gruppo è Roy, motocliclista provetto. Pilota il modulo n.1, che costituisce la testa del Combattler. Il colore della sua uniforme è il rosso. Segue Furio, grande esperto di armi dalla mira infallibile. Gli spetta il secondo modulo, che forma le braccia e contiene le armi da fuoco del robot. Il suo colore è il blu. Ogni tanto si becca con Roy, ma senza strafare. Poi c’è Gonghi, il classico grassone, abile disegnatore e aspirante comico. Guida il terzo modulo, un carro armato che costituisce la parte centrale, sede energetica del robottone. Il suo colore è il marrone. Maggie, la nipote di Stevens, pilota il quarto modulo, che va a formare le gambe. Lei veste fucsia. In ultimo, Jolly, l’elemento più giovane tra i cinque. A differenza di molti suoi “colleghi”, è il genio del gruppo. Non per niente porta degli occhiali con due lenti così. Il suo modulo, dividendosi, compone i piedi. L’uniforme è verde. Per pilotare navette e robot non è stato necessario preparare i cinque ragazzi, visto che le istruzioni vengono trasmesse cerebralmente dall’elmetto che indossano.

Per l’assemblaggio del robottone è essenziale la presenza di un buffo robottino rosso di nome Dingo. A lui il compito di favorire la connessione cerebrale dei cinque piloti, le cui menti devono essere sintonizzate sulla medesima lunghezza d’onda. Questo richiede una grande concentrazione. Se uno di loro sta male o è distratto, l’unione delle navicelle va a farsi benedire. Se tutto va bene, basta gridare in coro Contatto!

Alla fine d’ogni battaglia, il Combattler utilizza un attacco finale in due tempi. Prima immobilizza il mostro nemico con il Ciclone super elettromagnetico (o Raggio Elettrociclonico) un vortice viola lanciato dalle mani. Subito dopo, entra in azione la Vite Magnetica: dalle mani esce una trivella, il robottone ruota vertiginosamente su se stesso e trafigge il nemico impotente. Sa il cielo come facciano i piloti a uscire indenni da una roba del genere. A volte, comunque, la Vite è utilizzata direttamente, senza immobilizzare la Bestia Schiava.

Nel venticinquesimo episodio, Malik racconta la propria storia. Un giorno, la madre Oleana, la più grande scienziata del suo pianeta, decide di «ripiantare la sua mente, la sua saggezza e le sue teorie di incredibile valore in un computer […] perfetto, destinato a rivoluzionare l’universo». Nel suo girovagare per il cosmo alla ricerca di un’altra stella Cambel, arriva sulla Terra. Si stabilisce sul fondo del mare e dopo molti anni riceve dalla madrepatria l’incarico di sfruttare il nostro mondo.

La cosa più curiosa è che Malik, per sua stessa ammissione, non ha alcun ricordo della propria infanzia. E ti credo: in realtà, lui è un robot creato dalla madre, che l’ha ingannato per anni. La scoperta lo mette in crisi. Però si ripiglia subito. Al punto di fare due cose: fare a pezzi Oleana e morire combattendo contro il Combattler, che nel frattempo ha individuato la loro base segreta. I cattivi muoiono in blocco.

Il nuovo nemico del Combattler

Tutto a posto? Magari. Entra in scena l’Imperatrice – o Regina: la denominazione è alquanto instabile – Janera, accompagnata dai generali Workimer e Dunkel. Il primo, alto e magro, è lo scienziato-stratega che di volta in volta elabora i piani finalizzati alla distruzione del Combattler. Il secondo, basso e robusto, è quello che pilota i vari mostri. Anche se non sembra, ha un suo codice d’onore: «Meglio una battaglia perduta che una vittoria senza gloria». Tra i due è scontro continuo, perché la pensano in maniera opposta: uno preferisce usare il cervello, el’altro la forza bruta. In teoria, questo terzetto proviene da Cambel. C’è solo una cosa che lascia leggermente perplessi: quando parlano del loro mondo, lo chiamano Pianeta Magma. Limitiamoci a prenderne atto.

Nuovi arrivi anche tra i “buoni”: Ragù, il nuovo cuoco della Base Stevens (è questo, infatti, il nome del quartier generale dei Combattler). Con sé porta la moglie Bonnie e i due pestiferi figli Cindy e Jimmy, i quali costringono Jolly a costruire loro Ranoc, un buffo robot arancione a forma di ranocchio.

Gli avvenimenti degni di nota terminano qui. Sentiamo qualche frase interessante, tipo «Ci sono momenti in cui un uomo deve sapersi anche sacrificare, se questo è necessario». Ma non accade niente di particolarmente drammatico.

Il casino vero scoppia negli ultimi tre episodi. Dunkel muore e Janera decide di prendere in mano la situazione. Giusto per gradire, distrugge la base di Mirabilius, che aveva però preso le adeguate contromisure. Il Grande Magma le ordina di lasciar perdere la Terra, ma lei rifiuta e lancia un attacco in grande stile: quattro mostri. I cinque piloti riescono a cavarsela. L’Imperatrice (o Regina) estrae il coniglio dal cilindro: un bel missile perforante diretto verso il nucleo terrestre, dove esploderà con le conseguenze facilmente immaginabili. Tenta di scappare, ma viene uccisa da Workimer, trasformato in automa.

Ai paladini non resta che attendere la Fine Di Tutto. Sorpresa: non succede nulla. A parte una cosa tra le più assurde e inverosimili che siano mai state viste in una serie robotica. I proverbiali capra e cavoli sono stati salvati da un certo Wotan (nome sassone del Dio Odino) che si qualifica come «protettore della Terra, mandato dal cielo per diffondere tra gli esseri umani di buona volontà la grande novella che state per ascoltare. D’ora in poi potrete riporre le armi e sul vostra pianeta regnerà soltanto la pace. È stato scritto che non dobbiate più subire nessuna invasione dallo spazio».

Per la serie: siccome non sapevamo come concludere la serie… Ma lasciamo perdere. L’importante è che la squadra del Combattler si scioglie: Furio se ne va in Australia come guardacaccia, per preservare le specie in via d’estinzione; Jolly viene chiamato da un’università americana presso la quale compie studi utili al genere umano; Gonghi parte per l’Africa, dove aiuta la popolazioni più colpite dalla guerra con gli alieni.

Restano solo Roy e Maggie. E da come si guardano è lecito presumere che si fidanzeranno o roba del genere. Un evento assolutamente anomalo per i cartoni animati robotici, dove di solito le donne amano i piloti in silenzio, senza mai dichiararsi. Ma ormai nulla più dovrebbe stupirci, nell’animazione nipponica. Anche se poi ci stupisce lo stesso.

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